Inquinamento alla zona industriale
Ambiente, parte il processo Ofelia

Carmen Valisano

Cronaca – Lo smaltimento - considerato non corretto - di circa «123mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non» in un terreno che la Regione avrebbe affidato a un'azienda zootecnica. Materiale interrato che secondo i carabinieri del Noe avrebbe portato al superamento delle soglie-limite consentite. Da lunedì in 12 sono chiamati a rispondere delle accuse di traffico e gestione clandestina di rifiuti, discarica non autorizzata e danno ambientale

Una piccola terra dei fuochi alle porte della città di Catania, in un terreno della zona industriale di proprietà dell'Esa, l'Ente di sviluppo agricolo della Regione Sicilia. Lunedì - quasi un anno dopo il rinvio a giudizio - prenderà il via il processo Ofelia contro l'omonima azienda di smaltimento dei rifiuti. Le accuse a vario titolo per i dodici imputati sono pesanti: false attestazioni, traffico e gestione clandestina di rifiuti, discarica non autorizzata e danno ambientale.

Al centro dell'inchiesta c'è l'impianto di compostaggio gestito dalla Ofelia ambiente srl in contrada Passo Martino, località Palma-Torrazze. Un appezzamento che la Regione dichiara di aver affidato già nel 1997 alla Siciliana Zootecnica spa a condizioni molto rigide: l'utilizzo per sola attività zootecnica, con «assoluto divieto di sub-locazione totale o parziale e di diversa utilizzazione». Da Palermo, dunque, si nega qualsiasi legame con la vicenda. Eppure quelle che sono più note come le ex Fattorie Sole sono state affidate all'azienda ambientale.

Secondo quanto denuncia il Movimento 5 stelle catanese riportando dati della Procura, tra il 2007 e il 2009 sarebbero stati smaltite circa «123mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non», provenienti anche dalla Campania. «Fanghi di depurazione e di perforazione, ceneri di pirite, rifiuti di industrie agrumarie contenenti alte concentrazioni di idrocarburi, arsenico, antimonio, rame». Dalle indagini condotte dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri emerge un quadro preoccupante: «L'area oggetto di indagine è stata interessata da interramento di un ingente quantitativo di rifiuti speciali, i cui campioni prelevati hanno rilevato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione di numerosi parametri», scrivono i tecnici nella relazione. I quali avanzano l'ipotesi che si tratti di un sito contaminato, riscontrando «anomalie analitiche» nella matrice suolo, oltre alla presenza di una falda idrica che avrebbe potuto trasportare gli eventuali «elementi inquinanti» nel vicino fiume Gornalunga.

Tra i dodici che da lunedì dovranno affrontare le accuse del pubblico ministero Giuseppe Sturiale (lo stesso che ha ereditato il caso Farmacia) figurano l'amministratore della Ofelia, Giuseppe Monaco, uno dei suoi consulenti, e poi gli amministratori di altre ditte di smaltimento rifiuti e il titolare di un centro analisi. Il Comune etneo - che nel 2009 ha diffidato la Ofelia «a proseguire l’attività di recupero in maniera non conforme alle norme» e successivamente disposto «la sospensione dell’attività di recupero esercitata dalla ditta in questione» - si schiererà con la Provincia come parte civile.

 

[Foto di ardelfin]