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Mailgate, una registrazione inchioda Recca
L'ex rettore: «Ficimu sta minchiata...»

Formazione e lavoro – È in via di definizione il processo che coinvolge Antonino Recca e due dipendenti dell'università di Catania per il caso delle mail elettorali inviate a studenti e docenti dell'ateneo, violando la loro privacy. Ma intanto un file audio, registrato nello studio dell'ex rettore alla presenza di Di Maria padre e figlio e del direttore amministrativo Lucio Maggio, svela la strategia dietro allo scandalo, disegnata dallo stesso ex Magnifico. Leggi la trascrizione

L'aveva definita pubblicamente «una ragazzata». Ma nel segreto delle sue stanze, non sapendo di essere registrato, l'ex rettore dell'ateneo di Catania Antonino Recca chiamava lo scandalo di Unict ribattezzato come Mailgate «una minchiata». Di cui si assume la responsabilità, dice. Una lunga conversazione con gli altri protagonisti del caso - oggi quasi tutti a processo - nella quale Recca studia la strategia da diffondere alla stampa: «Facemu un minimu di sceneggiata», spiega. E che puntualmente mette in pratica nei mesi successivi. Dalle scuse - studiate a tavolino - del giovane Daniele Di Maria alle dimissioni e alla successiva candidatura con l'Udc dello stesso Recca. Uno stratagemma per uscire dall'occhio del ciclone, registrato sul proprio cellulare da Di Maria jr che, evidentemente, non si fidava troppo dell'ex Magnifico.

Tutto comincia a settembre 2012, nel corso della campagna per le elezioni regionali, quando studenti e docenti dell'università di Catania ricevono una mail elettorale in favore della candidata Udc Maria Elena Grassi. Madre di Daniele Di Maria, firmatario della mail, e moglie di Antonio Di Maria, membro dello staff del rettore Recca, allora coordinatore regionale dello stesso partito. Una violazione della privacy possibile grazie alla disponibilità dell'indirizzario d'ateneo, materialmente fornito da Enrico Commis, direttore della rete informatica di Unict, ma su richiesta dell'ex Magnifico che non avrebbe aggiunto spiegazioni sul suo utilizzo, racconta il dipendente ai magistrati.

La storia continua in un botta e risposta tra social network e comunicati stampa e, a dicembre 2013, arriva in tribunale. In un'udienza in cui la posizione di Recca viene stralciata da quella di Di Maria padre e di Commis per procedere al giudizio immediato. Il primo appuntamento in tribunale, lo scorso 14 marzo, si è concluso con un rinvio a fine giugno e il ripensamento dei legali di Recca che preferirebbero riunire i due procedimenti a fine maggio. In ogni caso un processo, quello all'ex rettore, che si preannuncia interessante sopratutto per la presenza della registrazione di cui CTzen riporta di seguito la trascrizione.

Antonino Recca: Ieri giustamente abbiamo parlato lungamente con il penalista... il quale ci ha rasserenato, pirchì..., minchia, u diritturi a mia mi fa moriri su sta cosa, no?!

Antonio Di Maria: Ho visto ieri che era preoccupato, semu tutti preoccupati...

Recca: Eh! Ci ha rasserenato..., ci ha rasserenato che non c'è...

A. Di Maria: Meno male.

Recca: ... che non c'è alcun tipo di problema penale. E quindi già ci siamo risolti questa cosa...

A. Di Maria: Spetta un minutu chi i telefoni i mettu 'dda banna.

Daniele Di Maria: Sì, va beh!

A. Di Maria: No, va beh, pirchì non...

Recca: E..., ci ha rasserenato che non c'è alcun tipo di problema penale. E su questa cosa sono io in prima battuta a dare garanzie di qualunque tipo, quindi sgombrare il campo da qualunque problema di questo tipo. Se tu..., se vuoi ti ci faccio parlare personalmente, ma tu..., non è chi nun si u tipu ca nun hai l'amici, ca pò parrari cu n'autru...

A. Di Maria: Sì, certo! Ho detto: cinque minuti fatemi pensare, perché è una cosa nuova... Ma perché che mi succede ci voglio pensare?

Recca: Carmelù, ora però..., prima fammi (parole sovrapposte e incomprensibili)...

A. Di Maria: Sì, non ti voglio interrompere.

Recca: Il problema a questo punto è solo politico.

A. Di Maria: Sì.

Recca: Qui o..., una cosa che si può fare è ca idda chiaramente non si candida, pirchì? E..., c'è burdellu supra sta cosa! Cumincianu a fari burdellu l'autri pirchì hanu caputu ca nuatri ci stama cuminciannu a livari i voti, no? Cioè, quello che io ti avevo detto sta succedendo, purtroppo questo errore l'abbiamo fatto, ma l'ho fatto io...

A. Di Maria: Non sei stato tu, io a Commis gliel'ho detto in tutte le salse!

Recca: E..., l'abbiamo fatto! Allora, dobbiamo vedere come uscircene. E..., come ce ne usciamo? Ce ne usciamo ca ora idda nun si candida e mi candidu iu e..., mi dimetto e a stu puntu ni emu a cuntari veramente. Oppure ce ne dobbiamo uscire così, perché è l'unico modo per cui tu fai..., poi ti facemu l'ammonizione, iddu..., ora lo..., lo faccio io, ci ho pronto..., anzi se..., un articolo che mando alla stampa in cui dicu di finiraccilla cu stu burdellu, che abbiamo portato un ragazzino con le lacrime agli occhi pirchì non havi i soddi per fare i manifesti e quindi ha pensato di fare sta cosa per aiutare la mamma. Facemu un minimu di sceneggiata e sta cosa ni ni niscemu e probabilmente ce la giriamo a sfa..., a nostro favore. Perché lui appena arriva a casa questa lettera la mette su Facebook e dice: "Ho sbagliato, come al solito per fare un minimo di... - però sul suo Facebook - ...fare un minimo di pubblicità a costo zero è penalizzante, pirchì pi fari pubblicità s'hana aviri i soddi, e quindi...". Senza grandi commenti, in maniera tale che lui esce su sta cosa. E... , non abbiamo molto tempo, tu u sai ca quannu...

A. Di Maria: Mezzora.

Recca: ...io non è che non ci ho riflettuto...

A. Di Maria: Mezzora.

Recca: ...tri 'gghionna, quattru ionna. Va bene, ok!

A. Di Maria: Cioè, tu sai che io voglio garantire tutti. Cettu, io ca sugnu unu ca non ha mai avutu una cosa, macari ca è na cosa pi finta, n'ammonimentu, mi dà fastidio!

Recca: Che posso fare? Ficimu sta minchiata! L'alternativa è...

D. Di Maria: (parole sovrapposte e incomprensibili)? Boh!

Lucio Maggio: Un momento, ah! Il procedimento si apre!

Recca: Ah?

Maggio: Si apre.

Recca: Poi si viri.

Maggio: Esatto! Il procedimento si apre, non è che (parole sovrapposte e incomprensibili).

Recca: Pirchì si si fa u cartellinu giallu chi fa, ci a sucunu? Ma non lo decidiamo stamattina...

A. Di Maria: Nun è cosa di oggi!

Recca: ...scusa la volgarità.

D. Di Maria: No, ma non...

A. Di Maria: No, va beh, chiddu è carusu, quindi...

Recca: Parramu di cosi seri. L'alternativa invece è ca..., ca iu esco forte e dico: "Ccà nun si pò 'cchiu campari pirchì c'è una prevaricazione a questo punto continua, etc... . Lei ha fatto st'errore, bla bla..., abbiamo fatto st'errore, se mi..., mi dimetto, però mi candido". Non... , non possiamo gestirla in altra maniera, politicamente. Pirchì, u vidisti? Chiddu vuleva..., voli fatta sutta..., vuleva fatta (parola non comprensibile) su sta cosa, no?

A. Di Maria: Sì.

Recca: E iu ci dissi: "Non mi rompere i coglioni, dammi appunto il tempo di pensare". Ora ci hamma pinzatu, hamma parratu cu l'avvocatu..., voi parrari cu n'autru? Davanti a tia... .

A. Di Maria: Sì, sì. Ma non per qualche cosa, per vedere... Perché..., sti ragazzi si riuniscono oggi a Matematica...

Recca: Chi?

A. Di Maria: Questo gruppo del Movimento studentesco, alla Cittadella.

Recca: E pi chissu ti rissi "niscemu subitu"!

A. Di Maria: E probabilmente...

D. Di Maria: No, va beh, c'è tempo, pomeriggio.

A. Di Maria: ...hanno richiesto l'intervento delle (parola incomprensibile). Quindi io, in teoria, mia moglie che deve dire e iu c'haja diri?

Recca: Perché ti dico..., Nino, perché ti dico "non mi fare incazzare", nun ci l'haj menzura, ci haj cincu minuti!

A. Di Maria: Cincu minuti, cincu minuti!

Recca: Avà, forza! Perché poi..., cioè, non è che non ci abbiamo riflettuto su comu stamu facennu i cosi, purtroppu ficimu sta minchiata, e mi assumo io sta cosa. Chi pozzu fari? Va beh, e...

A. Di Maria: Va bene?

Recca: La macchina è nell'altra stanza...

A. Di Maria: Sì.

Recca: La macchina da (parola incomprensibile).

A. Di Maria: Sì.

Recca: Giustamente chiddi 'ddà ragionano...

A. Di Maria: Eh?

Recca: Ragionano..., è politico (più parole incomprensibili)

[Si allontanano, continuando a parlare]