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Wind Jet, mercoledì sit-in dei dipendenti
«Abbandonati al nostro destino»

Agata Pasqualino

Cronaca, Formazione e lavoro – Da quasi due anni in cassa integrazione per la chiusura della low cost etnea, il personale annuncia di voler tornare a far sentire la sua voce con un sit-in in piazza Università il 23 mattina, per chiedere al sindaco di istituire un tavolo di concertazione sulla ricollocazione. L'iniziativa è organizzata da un comitato di otto persone, per la maggior parte personale di terra, finora rimasto in silenzio. Ma l'adesione non si preannuncia numerosa

«Su Catania sono approdate molte compagnie aeree e nessun passo è stato fatto per indirizzarle verso il bacino di professionisti lasciati a terra dalla Wind Jet e lo stesso discorso si può fare sull'apertura dell'aeroporto di Comiso». È da queste premesse, spiega Valentina Barbagallo Caruso, amministrativa della low cost etnea ormai in concordato preventivo, che parte la volontà di «attirare l'attenzione del sindaco per chiedere di costituire un tavolo di concertazione sulla ricollocazione». Per farlo, il comitato che ha costituito insieme ad altri sette colleghi ha organizzato un sit-in in piazza Università dalle 9 alle 13 di mercoledì 23 aprile.

«I sindacati ci hanno un po' abbandonato al nostro destino. Per questo abbiamo costituito un comitato interno con lo scopo di far muovere qualcosa», spiega Barbagallo, che è la dipendente con più anzianità lavorativa della compagnia di Antonino Pulvirenti. Con il concordato preventivo anche lei ha perso tanti dei suoi guadagni. «Ma ormai non si tratta più dell'azienda e il sit-in non è una contestazione all'azienda», aggiunge. «All'interno del comitato - dice - sono rappresentate tutte le categorie di lavoratori Wind Jet tranne quella dei piloti, che si sono ricollocati quasi tutti con facilità». La maggior parte, però, sono amministrativi che all'inizio della vicenda e delle proteste erano rimasti in silenzio.

Al momento hanno aderito alla manifestazione una ventina di colleghi. Un numero non sostanzioso, se si considera che a rimanere senza lavoro sono stati in circa 400. «Il 90 per cento di noi ha abbandonato il sogno di riavere la nostra compagnia - afferma la dipendente in cassa integrazione - Poi ci dividiamo tra quelli che pensano che si possa ancora fare qualcosa per il nostro futuro e quelli che credono che sia come lottare con i mulini a vento».

Tra questi ultimi c'è chi dichiara, preferendo l'anonimato: «Non credo che qualcuno verrà mai ricollocato e un sit-in di quattro ore in piazza Università è come fare l'aperitivo». Secondo il collega della Barbagallo, «un presidio o si fa bene, restando anche la notte e con segni distintivi come divise e bandiere o è inutile». Ma sottolinea: «Non siamo divisi in fazioni, semplicemente io non andrò alla manifestazione, perché è utile farsi sentire ma sul discorso ricollocazioni si devono fare delle distinzioni - dice - A un comandante che guadagnava ottomila euro al mese cosa gliene frega che il Comune lo ricollochi? Dove? Ovviamente - aggiunge - per gli amministrativi essere, per esempio, ricollocati in un albergo va bene».

Prima di pensare al sit-in un paio di dipendenti sono andati al Comune per riattivare l'attenzione sulla situazione e chiedere di discutere sulle possibili ricollocazioni. «È stato un incontro informale», dichiara Barbagallo. «Gira voce che ci potrebbero essere possibilità di ricollocazione all'interno del progetto sulla playa, il Pua», aggiunge sull'argomento il dipendente che vuole rimanere anonimo. «Ma su questo progetto - spiega - si discute da molto tempo e non credo che lo realizzeranno entro cinque anni, cioè entro la fine della nostra mobilità, a meno che non vogliano ricollocarci come muratori. Inoltre - aggiunge - è della Stella polare di Renzo Bissoli, lo stesso che l'anno scorso doveva mettere su la compagnia aerea Etna Air, di cui non si è saputo più nulla, quindi non so quanto ci sia da fare affidamento».

«Non ci fermeremo a questo sit-in se non troveremo concretezza, perché le parole sono facili», annuncia, però, Barbagallo. Oggi, di concreto, c'è solo il decreto per la cassa integrazione che, con i soliti ritardi denunciati più volte dai dipendenti, è stato rinnovato a marzo e il fatto che in questi giorni i lavoratori percepiranno i pagamenti dei mesi di dicembre, gennaio e febbraio.