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Pogliese: «Crocetta nostro miglior alleato»
E Gibiino propone una Casa delle libertà-bis

Luisa Santangelo

Politica – All'interno di Forza Italia c'è qualcuno che festeggia: è il neo-eletto eurodeputato etneo, più votato della sua lista. Ed è attorno alla sua vittoria che si stringe il partito: «In Sicilia siamo irraggiungibili - dice l'onorevole Basilio Catanoso - La cultura di questa terra è di centrodestra». E da qui parte anche il rinnovamento del movimento che fa capo a Berlusconi: «Faremo i congressi e poi mi dimetterò», annuncia il senatore forzista

C'è aria di festa al comitato elettorale di Salvo Pogliese in via Francesco Crispi, a Catania. Perché lui, nel corso delle elezioni europee 2014, il risultato l'ha portato a casa: con le sue 61.264 preferenze ottenute, il politico etneo è il primo dei due eletti di Forza Italia nella circoscrizione Isole. Il secondo seggio va a Salvatore Cicu, cagliaritano nato a Palermo. Terzo in ordine di preferenze e primo dei non eletti Gianfranco Micciché, che non consegna alla trinacria il bis di poltrone per neanche un migliaio di voti. «Intanto sottolineiamo un dato importante: in Sicilia Forza Italia ha ottenuto la percentuale più alta d'Italia, facendo segnalare un 4,5 per cento in più rispetto alla media nazionale», afferma il neo-eletto eurodeputato. Che volerà a Bruxelles dopo aver lasciato la poltrona palermitana che occupava all'Ars. E sono proprio per il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Rosario Crocetta, le considerazioni più dure: «È il grande sconfitto di queste elezioni», sostiene.

Ad aver perso, secondo Pogliese, non è stato certo il centrodestra. «Se sommiamo le preferenze del Nuovo centrodestra, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia ricomponiamo la formazione del fu Popolo della libertà – dice – Il numero che si raggiunge è comunque sostanzioso, in termini di voti ottenuti». Del resto, interviene Vincenzo Gibiino, senatore forzista e coordinatore del partito in Sicilia, «Berlusconi lo ha sempre detto: uniti si vince, divisi si perde». «Noi siamo riusciti a presentare una lista forte sul territorio, rappresentativa del nostro radicamento tra la gente, ed è per questo che siamo stati premiati», prosegue Salvo Pogliese.

E se «il vincitore è indubbiamente Matteo Renzi», in Sicilia un'ombra sulla vittoria del Partito democratico sarebbe gettata dalle quasi 92mila preferenze ottenute da Michela Giuffrida, ex direttore del tg di Antenna Sicilia: «Il Pd qui ha chiuso con quasi sei punti percentuali in meno rispetto al resto d'Italia, se a questi ne togliamo un quattro per cento, che a spanne sono i voti della Giuffrida, fanno il 10 per cento in meno». Giacché la giornalista etnea era sì in quota al Pd, ma indipendente e legata ad Articolo 4, il progetto politico di Lino Leanza. «La colpa di questa diaspora di voti è certamente da individuarsi nella gestione Crocetta: si può dire che in queste elezioni lui sia stato il nostro migliore alleato», ironizza il deputato.

Con i diecimila voti di scarto rispetto al secondo eletto, Salvo Pogliese incassa il risultato (non senza vantarsi, con un gran sorriso in volto, di «aver iniziato la campagna elettorale solo l'1 marzo, mentre le europee di solito si preparano in un anno») e promette: «Il nostro percorso non finisce qui, anzi, da qui riparte». Con tutte le intenzioni di parlare anche a quel quasi 58 per cento dei siciliani che alle urne non ci sono andati: «Gli astenuti sono il nostro naturale interlocutore, dobbiamo riconvincerli ad andare a votare». Come? La risposta la propone Basilio Catanoso, uomo di spicco del partito alla Camera dei deputati: «Dobbiamo riformare la classe dirigente di Forza Italia, bisogna costruirla su basi poste da generazioni diverse rispetto a quelle che comandano adesso e speriamo che a Roma lo capiscano». Il risultato siciliano, con il quarantaduenne Pogliese che sbanca, dovrebbe fare da segnale. E la Sicilia dovrebbe essere apripista del rinnovamento: «Qui siamo irraggiungibili, la cultura di questa terra è quella del centrodestra».

«Io l'avevo detto a Silvio Berlusconi – Gibiino fa eco a Catanoso – dalla Sicilia arriveranno grandi cose, ma non ci aspettavamo così tanto». Mentre «Crocetta è immobile», prosegue Gibiino, il centrodestra pensa alle riforme e agli investimenti: «Strade, autostrade, porti e aeroporti: lo sviluppo passa da lì, e quelli passano dall'Europa». E con Forza Italia al parlamento europeo, a suo dire, dal Belgio alla Sicilia il passo sarà brevissimo. E permetterà di pensare al futuro «con occhi nuovi». Che guardano al vecchio. «L'ideale per ricostruire il centrodestra è ricomporre un percorso federale: voglio rifare la Casa delle libertà – annuncia – Voglio camminare insieme a quei gruppi politici che adesso stanno per conto loro e che invece potrebbero stare tutti sotto l'albero portante di Forza Italia». Si riferisce, lo dice chiaramente, ai movimenti che partono da «Raffaele Lombardo e Nello Musumeci, coi quali possiamo immaginare percorsi condivisi». Nel frattempo, però, c'è da costruire la struttura di FI in Sicilia: «Avvieremo il tesseramento, faremo i congressi e partiremo dai piccoli Comuni – conclude il senatore – Al termine di questo percorso, che verosimilmente durerà un anno e mezzo, mi dimetterò».