Ucraina, un filo conduttore fino a Niscemi
«Anche i No Muos sono anti-imperialisti»

Luisa Santangelo

Costume e società – «Milizie di estrema destra massacrano le popolazioni ucraine, negando loro il diritto ad autodeterminarsi». Ad affermarlo è il Comitato etneo di solidarietà con gli antifascisti di quella parte d'Europa che ieri ha organizzato a Catania un incontro piuttosto chiacchierato. Il fil rouge che lega ucraini e niscemesi sarebbe la lotta, che passa anche dai No Tav della Val di Susa e che è stata raccontata in un docu-film dal giornalista Fulvio Grimaldi

Un filo conduttore che dall'Ucraina porta ai No Muos di Niscemi, passando per i No Tav della Val di Susa. Ad averlo cercato sono le associazioni e le persone che a Catania animano il Comitato di solidarietà con l'Ucraina antifascista e che hanno organizzato l'evento dal titolo Nuovi partigiani contro l'imperialismo. Scatenando una polemica con l'amministrazione comunale. Oggetto del contendere era un'autorizzazione all'occupazione del suolo pubblico, prima negata e successivamente accordata, dopo una battaglia a suon di comunicati stampa tra il collettivo del centro popolare Experia – parte del comitato – e l'assessore alla Cultura del Comune etneo Orazio Licandro. «Eppure il Partito dei comunisti italiani, il partito di Licandro, è il solo che in Italia stia facendo una reale campagna d'informazione su quello che sta accadendo in Ucraina», spiega Silvio Indice, uno dei promotori della manifestazione.

«I fatti che agitano quel Paese sono scandalosi», continua Indice. «Milizie di estrema destra massacrano sistematicamente le popolazioni russofone. Non c'è solo la Crimea, che si è messa sotto l'ombrello della Russia, ci sono anche altre popolazioni che resistono a un golpe fascista che si è consumato a Kiev e che i media raccontano senza approfondire». Secondo i membri del comitato organizzatore, quello che sta succedendo in questi mesi nell'Europa orientale non è altro che un modo «finanziato dalla Nato, per destabilizzare gli Stati e togliere alle popolazioni il diritto di autodeterminarsi». Il riferimento è ai referendum di Crimea (16 marzo) e di Donetsk e Luhansk (11 maggio) tramite i quali le popolazioni ucraine di quei territori hanno votato la secessione dal governo di Kiev. Ma quest'ultimo ha dichiarato illegali entrambe le votazioni, con l'appoggio dell'Unione europea e degli Stati Uniti d'America. «Tramite la stampa ci hanno raccontato molte menzogne – interviene Giacomo Cacia, anche lui del comitato di solidarietà con l'Ucraina antifascista – Ci hanno fatto credere che nella città di Odessa ci siano stati degli scontri fra i terroristi separatisti e i nazionalisti. Ma non è così: a Odessa si è verificato un massacro, perpetrato da una formazione neonazista ai danni dei cittadini ucraini. Stiamo assistendo a un attacco imperialista in piena regola».

«La connessione con l'Ucraina antifascista è l'anti-imperialismo, che in Italia ha due grosse espressioni nei movimenti No Tav e No Muos», ribatte ancora Indice. I primi lottano, in Val di Susa e non solo, contro la costruzione di una rete ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione (la Tav, appunto), i secondi combattono affinché il sistema di antenne militari statunitensi – che sorge nell'area del Comune di Niscemi – venga smantellato. A raccontare entrambe le realtà è  il docu-film di 90 minuti Fronte Italia - Partigiani del 2000, realizzato dal giornalista Fulvio Grimaldi.

«È il primo documentario che giro in Italia», racconta l'autore, giornalista Rai e inviato di guerra. «Il nostro Paese sta affrontando continui attacchi – sostiene – Aggressioni sociali, economiche e militari nei confronti delle popolazioni locali». L'alta velocità da una parte, le antenne Muos dall'altra, in mezzo un «disegno comune di trasferimento delle ricchezze dal basso verso l'alto, a vantaggio esclusivo di pochi imprenditori e di una cricca di politici». «C'è gente che combatte dal Piemonte alla Sicilia – conclude Fulvio Grimaldi – L'Italia è tutta un fronte, e ci sono questi nuovi partigiani che resistono a imprese funeste, sprecone e mafiose».

[Foto di Sasha Maksymenko]