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Etna, tra presunti rischi e continui divieti
Le regole della protezione civile per le visite

Dopo la revoca da parte del prefetto di Catania Maria Guia Federico dell'ordinanza di chiusura della parte sommitale del vulcano e della valle del Bove, arrivano nuove restrizioni. Il tutto secondo le norme di un documento del 2013, poco conosciuto e ancor meno condiviso dagli operatori, ma ancora centrale per la fruizione della montagna

Claudia Campese

«L’attività del vulcano Etna, il più alto e tra i più attivi in Europa, comporta significative condizioni di rischio che, alle quote sommitali, persistono anche in assenza di manifesti fenomeni eruttivi e con livelli di criticità ordinaria». Poche righe di premessa, diventate pesanti come macigni nella fruizione di uno dei principali punti di interesse turistico di Catania, nominato dall'Unesco patrimonio dell'umanità.

Era il febbraio 2013 quando la protezione civile regionale - insieme alla prefettura etnea, all'Ingv e all'ente parco dell'Etna - adottava un documento dal titolo Procedure di allertamento rischio vulcanico e modalità di fruizione della zona sommitale del vulcano etnea. Rimasto il punto di riferimento, nonostante la contrarietà di numerose associazioni, anche recente revoca del prefetto etneo Maria Guia Federico dell'ordinanza di chiusura di febbraio 2014. Seguita però ieri da una nuova restrizione a seguito del bollettino della protezione civile sull'attività del vulcano: accesso interdetto dopo i 2650 metri sul versante sud e dopo i 2850 sul versante nord, a partire dall'osservatorio vulcanologico Pizzi Deneri.

Nel documento, la presenza della protezione civile come organo centrale nella gestione dei flussi di visitatori sull'Etna si regge su due parole chiave: attività intensa e imprevedibilità del vulcano. In sintesi, i rischi maggiori secondo chi ha stilato le norme e che giustificherebbero un controllo restrittivo dell'area. Nonostante, si ammette nello stesso documento, «il perdurare dell’interdizione della fruizione della zona sommitale ha dato luogo alle negative refluenze d’immagine ed economiche ripetutamente lamentate dai Comuni interessati oltre che dai soggetti economici che operano alle pendici dell’Etna».

Tutto comincia nel 2010 quando per la prima volta viene emessa un'ordinanza prefettizia che vieta l'accesso alle zone sommitali del vulcano. Da allora il divieto, spesso aggiornato, va e viene, oscillando tra la chiusura totale e la possibilità di accedere solo con le guide autorizzate. In ogni caso, la protezione civile - e tutti gli altri enti coinvolti a cascata - si riservano il diritto di interdire del tutto l'accesso in qualunque momento. L'ultima volta, la più lunga, per sei mesi: da febbraio ad agosto.

[caption id="attachment_130163" align="alignleft" width="300"] Guarda la mappa diffusa nel 2013 dalla Protezione civile regionale[/caption]

L'area sommitale oggetto della discordia, si spiega nel documento, è quella zona dell'Etna sopra i 2500 metri circa, contraddistinta nelle mappe della protezione civile dal colore giallo. Lì, oggi, sorgono quattro crateri: il cratere centrale - con i crateri Voragine e Bocca nuova -, il cratere di nord-est, il cratere di sud-est e il cosiddetto nuovo cratere di sud-est, comparso nel 2009. Al suo interno ricadono posti noti come l'alta valle del Bove e la Torre del Filosofo.

Per tutta l'area sommitale, a prescindere dall'attività del vulcano, la protezione civile ha stabilito il livello di criticità ordinaria. Un gradino più su del livello di criticità assente indicato invece in condizioni normali per le altre aree in cui è stata suddivisa l'Etna. La zona del medio versante, sotto i 2500 metri di quota e a monte dei centri abitati; l'area pedemontana che comprende i paesi della montagna; e infine la zona urbana, cioè «i centri abitati della provincia di Catania, con possibile coinvolgimento anche di altre zone nelle province di Messina, Enna, Ragusa, Siracusa, Reggio Calabria». Nel caso in cui il vulcano aumentasse la propria attività, il livello passerebbe rapidamente attraverso i gradi crescenti di criticità assente, ordinaria, moderata ed elevata, attraverso un avviso elaborato dalla protezione civile e poi diffuso agli altri enti.

Ma il documento dedica uno spazio anche al settore informazione e comunicazione. Una pagina su 41, dove sono indicati degli strumenti di cui gli enti locali «è opportuno» che si dotino - senza obblighi -  per far conoscere «i rischi a cui vanno incontro i turisti/escursionisti e le norme comportamentali che gli stessi devono tenere durante le loro escursioni». Nello specifico: volantini e pieghevoli disponibili a Rifugio Sapienza e Piano Provenzana, così come negli uffici competenti; cartellonistica lungo le strade principali e siti web aggiornati. Tre cose che, a differenza delle regole per la fruizione dell'Etna, non sembrano ancora essere state avvistate.

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