Foto di: Leandro Perrotta

Il grande business del randagismo a Catania
Per il triennio 2015-2017 gara da 3 milioni di euro

Salvo Catalano

Cronaca – Assegnazioni dirette, servizi erogati in regime di monopolio e rendicontazioni generiche. Attorno ai cani nella città etnea ruota un giro d'affari da milioni di euro. «Con canile pubblico e sterilizzazioni massive, problema risolto in due anni, ma c'è chi non vuole», denuncia l'avvocato de L'altra zampa

Assegnazioni dirette, servizi erogati in regime di monopolio e rendicontazioni generiche. Attorno ai cani randagi a Catania ruota un giro d'affari da milioni di euro. Negli ultimi tre anni il Comune ne ha spesi circa 2 milioni e 700mila euro per la cattura, il ricovero, il mantenimento e le cure sanitarie di 600 animali. A ricevere la fetta più sostanziosa di questo enorme flusso di denaro è stata l'associazione Nova Entra, che gestisce il canile comunale dopo aver vinto - da unica candidata - la gara d'appalto per il triennio 2012-2014, del valore di quasi due milioni e mezzo di euro. Ma lo scorso aprile il canile è stato sequestrato (e poi riaperto a regime ridotto) a seguito dell'ispezione di una task force del Ministero della Sanità. Che ha riscontrato «denutrizione, patologie, sovraffollamento e pessime condizioni igienico sanitarie». 

Anche a seguito di quest'episodio, nel corso dell'ultimo anno il Comune ha dovuto far fronte all'ennesima emergenza, reperendo altri luoghi idonei al ricovero e alla cura dei randagi. I soggetti da pagare mensilmente sono diventati tre: a Nova Entra si è aggiunto il centro cinofilo La Porziuncola (per il semplice ricovero e mantenimento a 3 euro a cane) e l'Oasi Cisternazza (canile sanitario, unica idonea in tutto il comprensorio). Entrambe con affidamento diretto. Per il primo nel 2014 è stato previsto un impegno di spesa di 51mila euro (di cui 33mila già liquidati), per la seconda di 140mila euro (liquidati 28mila). 

Un fiume di denaro che però non ha gettato le basi per migliorare l'organizzazione di un servizio che il Comune deve garantire per legge, né per abbattere in futuro i costi. Anzi. La direzione all'Ecologia ha recentemente emenato una delibera in cui si prevede di impegnare per il triennio 2015-2017, 2 milioni e 724mila euro, cioè 908mila euro all'anno. Tanto sarà il valore della prossima gara d'appalto. In attesa che venga bandita ufficialmente, Nova Entra continuerà a gestire il canile in proroga fino a marzo. Per i primi tre mesi del 2015, il differimento costerà 170mila euro.

Titolare dell'associazione Nova Entra è il dottore veterinario Mario Bongiorno. A seguito dell'ispezione della task force del ministero ad aprile e al sequestro della struttura, è scattata un'indagine della Procura della Repubblica di Catania, che è tuttora in corso. Nella relazione dei Nas di Catania depositata in Procura dopo il sopralluogo si legge: «Nella struttura non sono pienamente assicurati i bisogni esenziali e alcuni cani versano in condizioni incompatibili con la loro natura, tali da essere produttive di gravi sofferenze di tipo psicologico oltre che fisico. Tale situazione - continua la relazione - è comprovata dalla presenza di animali con lesioni macroscopicamente evidenti, manifesti problemi di tipo comportamentale ed episodi di aggressione intraspecifica». E ancora: «Si ritiene che gli animali sono in stato di abbandono e per molti si ravvisa anche il reato di maltrattamento, perché senza necessità sono state cagionate lesioni e sono stati sottoposti a comportamenti e deprivazioni insopportabili». 

Prima dell'arrivo degli ispettori del ministero, era stata la dirigente di polizia Adriana Muliere a indagare e a presentare un'informativa sulla situazione del canile. A cui però la magistratura non diede seguito. Muliere fu poi rimossa dal commissariato di Nesima ufficialmente per una storia che riguardava proprio la gestione di alcuni cani randagi.

Dopo un mese di sequestro, il tribunale del Riesame diede ragione a Bongiorno - considerandolo vittima di un sistema in cui il Comune gli avrebbe imposto continui nuovi ingressi diventati causa del sovraffollamento - e decise per la riapertura della struttura. Senza, però, la possibilità di accogliere nuovi cani. Negli ultimi mesi, nuovamente sotto la gestione Nova Entra, il numero di randagi è sceso a 550 circa. In più sarebbero stati fatti importanti interventi alla struttura, per adeguarsi al lungo elenco di prescrizioni che erano state ordinate. «Abbiamo adempiuto a tutto quello che ci è stato imposto dall'Asp - spiega Bongiorno - è stato rifatto l'intonaco nelle parti in cui era danneggiato, abbiamo sistemato i corridoi di collegamento tra i vari box, e lo smaltimento dei rifiuti avviene a norma». Il veterinario precisa di aver ricevuto numerose visite di controllo da parte dell'Asp e del Comune. «Il canile adesso è una bomboniera», precisa. Le inadempienze registrate? «Hanno scritto quello che hanno scritto, ma si trattava di 40 cani su mille», risponde Bongiorno che, in merito alla nuova imminente gara d'appalto precisa: «Avrei tutte le carte in regola per partecipare, ma non credo che lo farò». 

Confrontando la relazione dei Nas con il capitolato tecnico alla base dell'appalto del triennio 2012-2014 vinto da Nova Entra, emergono punti non rispettati, sia in termini di requisiti della struttura, sia come obblighi dell'affidatario, sia infine per quanto riguarda i controlli degli enti competenti, Comune e Asp che, fino allo scorso aprile, hanno chiuso tutti e due gli occhi sulla situazione. «Al di là di come andrà a finire la questione penale, dal punto di vista civilistico c'è stato un inadempimento contrattuale - commenta Tania Cipolla, avvocato dell'associazione L'altra zampa, dalla cui denuncia è scattata l'ispezione del ministero della sanità - come può un'amministrazione prolungare un contratto o farne uno nuovo con chi è stato inadempiente? La situazione si è incancrenita perché continua a essere gestita dalle stesse persone che sono indagate. La politica del Comune in tal senso è vergognosa». 

Negli ultimi mesi, grazie anche alla spinta della consulente del sindaco Enzo Bianco per il randagismo, Gabriella Barchitta, è stato avviato un confronto più serrato con le associazioni animaliste nell'ottica di spartire il monitoraggio dei randagi sul territorio. E' anche partita una campagna di microchippatura nelle piazze cittadine. Ma tutti quelli che lavorano o svolgono volontariato in questo settore sanno che si tratta di una goccia nell'oceano. «Per non ritrovarci tra due anni ancora con 700 cani da mantenere - ammette Barchitta - servirebbe una campagna di sterilizzazioni a tappeto, oasi canine lontane dai palazzi, un piano serio di adozioni. Invece gli altri enti, Regione e Asp, non collaborano. Il sito per le adozioni è poco chiaro. L'obiettivo massimo, poi, sarebbe il canile pubblico». 

Lo scrivono anche i Nas nella relazione depositata alla Procura: «La legge quadro del '91 prevede la costruzione di canili sanitari allo scopo di accogliere gli animali vaganti con l'obiettivo di trovargli una famiglia e non di mantenerli con esborsi di denaro pubblico all'interno di canili o rifugi privati». L'associazione L'altra zampa ha provato a passare dalle parole ai fatti. «Abbiamo parlato con il dirigente responsabile, Rosario Puglisi - racconta l'avvocato Cipolla - spiegandogli come con 400mila euro, la metà dei soldi che si spendono in un solo anno, si può realizzare una struttura pubblica. Le aree sono già state individuate nella zona industriale. La ditta Laika, una delle società leader nel settore, realizza queste strutture anche in modo graduale con prefabbricati. Il Comune di Misterbianco, ad esempio, dove fino a ora il servizio è stato appaltato ai privati, ha deciso di seguire questa strada». Secondo la legale, una scelta simile, «accompagnata a una campagna di sterilizzazione massiva risolverebbe definitivamente in due, tre anni il problema. Ma - conclude - non c'è la volontà politica, il randagismo a Catania è un business e qualcuno vuole che continui a essere tale».