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Protocollo Farfalla, il Copasir interroga Tinebra
Sul ruolo del magistrato nei contatti tra 007 e boss

Dario De Luca

Cronaca – È oscuro, secondo i membri del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ieri a Catania, il ruolo dell'ex procuratore aggiunto etneo da direttore delle carceri italiane. Personaggio noto e spesso protagonista delle cronache, dopo la carica sfumata di procuratore capo è stato nominato dal governo Crocetta a capo dell'Urega provinciale

Regista, spettatore oppure organizzatore. È tutto da decifrare, per i membri del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) arrivati ieri pomeriggio a Catania nei locali della prefettura, il ruolo che l'ormai ex magistrato catanese Giovanni Tinebra ha ricoperto da direttore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria fino al novembre del 2006. Al centro dell'indagine conoscitiva ci sono due operazioni denominate rispettivamente con i nomi in codice Farfalla e Rientro, siglate a partire da maggio 2004 tra il Dap e il Sisde, l'ex servizio segreto civile guidato dal generale Mario Mori. Presunti tentativi di avvicinamento da parte degli 007 italiani di boss mafiosi ristretti al carcere duro, in uno scambio di denaro e informazioni riservate.

L'audizione di Tinebra, durata più di un'ora, è arrivata dopo la convocazione del 29 ottobre scorso, a cui però il magistrato non ha potuto presenziare a causa delle condizioni di salute. In pensione da poco più di una settimana, Tinebra non è stato l'unico ad essere sentito da parlamentari e senatori che compongono il comitato. Insieme a lui c'era anche Sergio Lari che attualmente ricopre il ruolo di procuratore capo a Caltanissetta. Accompagnato da un notevole apparato di sicurezza, Lari ha lasciato i locali di palazzo dei Minoriti per ultimo, intorno alle 18.40. A emergere a margine dell'audizione dei due magistrati è un nome nuovo, sulla cui identità al momento permane il più stretto riserbo, ma che il Copasir ha deciso di iscrivere nella lista testi

(Nella foto Sergio Lari, procuratore capo di Caltanissetta)

In questi anni Tinebra, oltre al ruolo direttivo nelle carceri italiane, ha anche ricoperto la carica di procuratore generale a Catania e procuratore capo a Caltanissetta dal 1992 al 2001. Periodo in cui il picciotto Vincenzo Scarantino si autoaccusa, mentendo spudoratamente, di aver commesso la strage di via d'Amelio. All'epoca Tinebra considerò le sue rivelazioni «autentiche» oggi però il processo è da rifare perché il finto pentito era controllato da Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo a libro paga del Sisde. Nel 2010 il noto magistrato viene convocato come testimone nel processo Mori, audizione che però salta dopo la presentazione di un certificato medico in cui si dichiara l'affezione da «sindrome parkinsoniana», salvo poi concorrere nell'ottobre 2011 alla poltrona di procuratore capo a Catania. Una candidatura con tanto di pressioni su un membro del Csm che gli sono costate un processo disciplinare. I problemi di salute sembrano essere rimasti ma intanto, con la pensione alle porte, il governo regionale del presidente Rosario Crocetta lo ha nominato a capo dell'Urega della provincia di Catania, l'ente che gestisce gli appalti pubblici di valore superiore ai due milioni di euro.

Sul cosiddetto protocollo farfalla è già in corso un'indagine parallela condotta dalla procura di Palermo. Agli atti dell'inchiesta sono finiti pure i verbali del pentito bagherese di Cosa nostra Sergio Flamia. Secondo l'ipotesi investigativa, il boss potrebbe essere stato avvicinato dai servizi segreti nel 2013. Prima di rendere dichiarazioni, che in parte hanno alleggerito il ruolo di Luigi Ilardo - l'infiltrato che aveva portato nel 1995 i Ros fin dentro il covo dell'allora latitante Bernardo Provenzano - senza sapere di essere intercettato, Flamia avrebbe ripercorso proprio un presunto avvicinamento degli 007. L'ipotesi è quindi quella del contatto con l'obiettivo finale di veicolarne le dichiarazioni. Un avvicinamento avvenuto già dopo la scelta di collaborare. 

In due appunti allegati al protocollo, è stata trovata anche una lista di nomi di detenuti ristretti al 41bis, che sarebbero stati individuati per rendere delle informazioni in cambio di somme di denaro da fornire a familiari o a soggetti esterni indicati dagli stessi. Scorrendo i nomi, oltre a Rosario Pio Cattafi, avvocato e boss di Barcellona Pozzo di Gotto, c'è anche Alfio Maria Di Giacomo, killer ed ex reggente del clan mafioso dei Laudani, storico alleato della famiglia mafiosa dei Santapaola di Catania.