Foto di: Polizia di Stato

Mafia Capitale, il business migranti tra Sicilia e Roma
Il sistema Odevaine. «Oriento i flussi che arrivano a Mineo»

Salvo Catalano

Cronaca – «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno». L'operazione Mondo di Mezzo sulla nuova mafia romana ha svelato gli affari milionari sulla pelle dei richiedenti asilo. Un intreccio con al centro Luca Odevaine, che dal Tavolo al Ministero dell'Interno assegnava appalti agli imprenditori amici. Lo stesso che è protagonista nel Cara in provincia di Catania

«Quest’anno abbiamo chiuso con 40 milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili, li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero». E ancora: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno». 

L'operazione Mondo di Mezzo che ieri ha fatto luce sulla nova mafia romana e sui suoi intrecci con imprenditoria ed estrema destra apre un ulteriore squarcio inquietante sulla gestione dell'immigrazione. A parlare del business in un'intercettazione è Salvatore Buzzi, tra gli arrestati nel blitz, numero uno del Consorzio Eriches 29 giugno e braccio imprenditoriale dell’organizzazione che fa capo a Massimo Carminati, ex terrorista nero ed esponente della Banda della Magliana. Ma l'uomo che avrebbe permesso di far funzionare un giro d'affari di milioni di euro sulla pelle degli immigrati si chiama Luca Odevaine. Lo stesso che sedeva nella commissione che ha assegnato all'associazione di imprese Casa della Solidarietà l'appalto triennale da 100 milioni per la gestione del Cara di Mineo, e che è esperto del presidente (attualmente il sindaco di Mineo Anna Aloisi) del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza, ente che soprintende alla gestione del centro per richiedenti asilo. Il gip del Tribunale di Roma Flavia Costantini, nell'ordinanza di applicazione delle misure cautelari, ha dedicato a lui un intero capitolo, intitolato proprio Sistema Odevaine. «Sono in grado di orientare i flussi che arrivano da giù - confidava in un'altra intercettazione - anche perché spesso passano per Mineo, e poi da Mineo vengono smistati in giro per l'Italia, per cui un po’ a Roma, un po’ nel resto d'Italia... se loro c'hanno strutture che possono essere adibite a centri per l'accoglienza da attivare subito in emergenza, senza gara, le strutture disponibili vengono occupate e io insomma gli faccio avere parecchio lavoro». Ecco perché nel Cara più grande d'Italia si segue con particolare apprensione questa vicenda.

Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno.

Odevaine è un uomo molto noto della politica romana, ex vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni ed ex capo della polizia provinciale di Roma, presidente della fondazione IntegrAzione, ma soprattutto appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, al Ministero dell'Interno, in rappresentanza dell'Unione delle Province Italiane, il cui numero uno proprio in quegli anni è Giuseppe Castiglione, ex presidente della provincia di Catania e soggetto attuatore del Cara di Mineo. Ed è proprio da questa posizione istituzionale, secondo il Gip che ha ordinato il suo arresto, che Odevaine «vendeva la sua funzione per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione». 

Il suo operato consisteva tra l'altro «nell'orientare le scelte del Tavolo per creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dagli imprenditori» amici; «nel comunicare i contenuti delle riunioni del Tavolo e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni»; «nell’effettuare pressioni per consentire l’apertura di centri in luoghi graditi al gruppo Buzzi». Un servizio che si faceva pagare a caro prezzo: 5mila euro al mese per se stesso e 1.500 per il suo braccio destro Mario Schina, che svolgeva la funzione di intermediario tra il gruppo Buzzi e Odevaine. 

E' lo stesso Buzzi, in diverse conversazioni intercettate dal Reparto operativo speciale dei carabinieri di Roma a parlare della retribuzione di Odevaine: «Piglia 5mila euro al mese da tre anni! - spiega l'imprenditore il 28 marzo del 2014 nel suo ufficio alla presenza di altre quattro persone, indagate nella stessa indagine - E glieli abbiamo dati in tempi di pace e in tempi di guerra, cioè quando non c’avevamo più un cazzo! Costavano, va be’ facciamo un investimento e l’investimento ha pagato perché arrivano (gli immigrati, ndr). Scusa, perché se tu sei stipendiato dal Comune e pigli 3mila euro al mese come fai ad averci un impero in Venezuela?». Ma alla retribuzione mensile si devono aggiungere anche pagamenti indiretti, attraverso il pagamento di affitti nell’interesse di Odevaine e attraverso versamenti in denaro - pari a 117mila euro - sui conti correnti della moglie e del figlio, che li riversavano all’indagato. «La gravità della sua condotta si evince - scrive il Gip - dalla sistematicità con la quale commette i reati, pertanto, non ritenuti episodici o occasionali, ma una sorta di attività lavorativa illecita».

Se noi gli facciamo aprire i centri... insomma ci coinvolgono nell’operazione

Il riferimento agli affari in Venezuela è uno dei motivi per cui il Gip ha giustificato la necessità della misura cautelare in carcere. «Esiste il pericolo di reiterazione di reati e quelle connesse al pericolo di fuga - scrive il Gip - Quanto al primo, va considerata la gravità e il numero dei reati commessi, estesi per un periodo superiore ai tre anni e fino alla data della richiesta. I suoi precedenti, la sua capacità di penetrazione delle istituzioni, la sua pervicacia a piegare le funzioni che svolge all’interesse suo personale e a quello dei suoi corruttori, sono elementi che depongono per un’intensissima pericolosità sociale. Similmente esiste il pericolo di fuga. Egli ha interessi in Venezuela, paese in cui si reca spesso, la capacità economica per recarvisi, il movente alla fuga, dato dalla pena assai grave che in concreto è ragionevole verrà irrogata». Tra i precedenti anche una vecchia condanna a due anni nel 1989 per stupefacenti. Pena per la quale gli è stato concesso l'indulto nel 1991 e la riabilitazione nel 2003. Per non compromettere le sue possibilità istituzionali, Odevaine decide di cambiare cognome. «Circostanza - precisa il Gip - di cui nessuna delle amministrazioni interessate si accorge, a differenza dell’amministrazione degli stati Uniti, che gli nega il visto d'ingresso ad aprile del 2014 per i suoi precedenti penali».

L'intreccio tra Odevaine e la Sicilia non riguarda solo il Cara di Mineo. Una conversazione con una sua collaboratrice negli uffici della Fondazione IntegrAzione l’11 marzo 2014 consente di certificare l'uso dei suoi contatti istituzionali per suggerire soluzioni ed indirizzare le autorità ad assecondare le indicazioni suggerite per agevolare gli interessi degli imprenditori che lo tenevano a libro paga. C'è da preparare un appunto con la disponibilità delle strutture ricettive, da consegnare al prefetto Rosetta Scotto Lavina, direttore centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo.

«Vorrei farle un appunto riassuntivo, che questa è un’imbecille - spiega Odevaine alla sua dipendente - lei è in difficoltà perché continuano gli sbarchi e non sa dove mettere le persone, lei è un’idiota... poverina... non capisce un cazzo, però per me va bene, perché in questo momento che non c’ha neanche il capo sopra di lei, si affida molto a me perché non sa dove sbattere le corna. Allora... a parte tutte le questioni di Mineo su cui non c’è molto da dirgli, perché sta procedendo... Mi sono offerto di segnalarle delle strutture pronte, immediatamente disponibili, di cui alcune sono di Eriches (il consorzio Eriches 29 - Cooperativa 29 giugno di Buzzi ndr). Fammi una cortesia mettigli per prima quella di 400 posti a Castelnuovo di Porto; poi sotto Catania, puoi metterci struttura capienza 4-500 posti letto... struttura alberghiera a Catania, poi ci dovresti mettere Melilli, provincia di Siracusa per 200 posti, tra parentesi mettici, per cortesia RSA, ex RSA; poi Piazza Armerina, ci metti struttura alberghiera già utilizzata per 150 posti, ampliabile fino a 500 e credo basta... fa ‘na cosa, questa qua ex RSA mettila in fondo, le altre due Piazza Armerina e Catania le metti una vicina all’altra. Sia queste di Roma che queste di Piazza Armerina e di Catania... loro che sono gestori diversi... però se noi gli facciamo aprire i centri... insomma ci coinvolgono nell’operazione». 

Migranti usati come merce, spediti a pacchetti per un business milionario. Odevaine, secondo il gip, non solo avrebbe ricevuto 5mila euro al mese dall'associazione criminale, ma l'accordo avrebbe avuto un'ulteriore evoluzione: un vero e proprio tariffario, una quota fissa per ogni singolo migrante che sarebbe potuta aumentare proporzionalmente con l'incremento dei soggetti ospitati. Adesso è in carcere, indagato per corruzione. Per lui, a differenza di Buzzi e di altri indagati, non è contestata l'aggravante mafiosa. «Non è emerso alcun elemento indiziario, dal quale poter ragionevolmente ritenere che fosse a conoscenza del contesto nel quale Buzzi operava». 

Sulla vicenda è intervenuto il deputato nazionale di Sinistra ecologia e libertà, Erasmo Palazzotto che chiesto la chiusura del Cara di Mineo. «Da tempo denunciamo ombre sulla gestione finanziaria del Cara, il coinvolgimento di Luca Odevaine nell'inchiesta Mondo di Mezzo ci conferma i dubbi e ci spinge a chiedere che sia fatta immediata luce sulla gestione del Centro per richiedenti asilo più grande d'Europa. Ad oggi - continua - Odevaine continua a percepire lauti compensi dalla struttura di Mineo, di cui è sia dipendente part time che consulente, indennità di diverse migliaia di euro che stonano con le condizioni, anche queste più volte denunciate, della struttura fortemente voluta dall'attuale sottosegretario Castiglione. La revoca degli incarichi a Odevaine ci appare quindi un atto di indispensabile trasparenza»