Foto di Gerry Labjin

Toponomastica, Consiglio approva modifica al regolamento
«Pari opportunità nell'intitolazione di strade e piazze»

Cassandra Di Giacomo

Cronaca – È stata votata all'unanimità la modifica nata dall'analisi del gruppo Toponomastica femminile che ha evidenziato come in città siano solo 75 gli spazi pubblici intitolati alle donne. Nella stessa seduta, si è discusso anche degli uffici antiracket e della realizzazione di 176 alloggi di edilizia convenzionata

L’assemblea consiliare del Comune di Catania approva all’unanimità la modifica al regolamento sulla toponomastica cittadina proposta dai consiglieri Sebastiano Arcidiacono e Maria Ausilia Mastrandrea. E tra un intervento sul servizio degli uffici antiracket e l’approvazione di un ordine del giorno per dedicare un luogo etneo alle donne siciliane vittime del rogo in una fabbrica statunitense nel 1911, i capogruppo decidono di rinviare i lavori dell’aula per ricevere maggiori delucidazioni da parte dell’amministrazione su un programma costruttivo. «Siamo soddisfatti. Il regolamento sulla toponomastica della città da oggi terrà in considerazione il principio delle pari opportunità tra uomo e donna», commentano i primi firmatari dell’emendamento. Votato da 28 consiglieri su altrettanti presenti e accolto da un applauso. 

La proposta è partita dal lavoro svolto dal gruppo Toponomastica femminile. Dall'analisi relativa all’intitolazione di strade e piazze a persone che hanno lasciato un segno nella storia è emerso che in città sono state omaggiate solo 75 donne, «delle quali solo dieci sono quelle che si sono distinte per meriti artistici o scientifici», spiega Arcidiacono. Che aggiunge: «È una delibera importante, che però non vuole concedere qualcosa alle donne nel senso riduttivo del termine, ma vuole riconoscere il  loro contributo dato alla storia». Sempre sulla scia delle pari opportunità si inserisce un ordine del giorno proposto dalla consigliera in forza al Megafono Ersilia Saverino e anch'esso approvato all’unanimità. L’interpellanza chiede di dedicare un luogo del capoluogo etneo alle 24 donne di origine siciliana vittime dell'incendio all’interno della fabbrica di camicie Triangle Waist Company di New York, nel lontano 25 marzo del 1911. Tragedia a cui spesso si fa riferimento in occasione dell'8 marzo, giornata internazionale della donna.

Non viene votata invece, su decisione unanime dei capogruppo di palazzo degli Elefanti, la non adozione del programma costruttivo relativo alla realizzazione di 176 alloggi di edilizia convenzionata per la società Fin.co.ge.ro spa. Sulla quale anche l’amministrazione, dietro parere dell’ufficio patrimoniale, ha delle riserve «in merito principalmente alla velocità dei tempi proposti dalla società», precisa l’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando. Sulla questione interviene il capogruppo di Area popolare Manlio Messina: «Vorrei cogliere l’occasione per chiedere all’amministrazione, oltre che di fornire una maggiore documentazione all’aula, anche di affidare finalmente la competenza di casi del genere all’ufficio urbanistica senza dover fare passare gli atti costruttivi dall’ufficio patrimoniale». Non è d’accordo sul rinvio della discussione il consigliere del Partito democratico Niccolò Notabartolo per il quale i capogruppo, debitamente informati degli ordini del giorno del consiglio, avrebbero potuto richiedere la documentazione del caso preventivamente. 

Ampio spazio, invece, nella fase delle comunicazioni al presidente del consiglio Francesca Raciti, viene preso dall’intervento del consigliere di Grande Catania Sebastiano Arcidiacono che attacca l’amministrazione sull’eccessivo finanziamento accordato agli uffici antiracket. «Ci sono sei uffici che si occupano di lotta al racket finanziati con ben 150mila euro. È una vergogna gravissima in un periodo di crisi e di tagli ai servizi sociali. Questi uffici svolgono un lavoro di norma e, negli altri Comuni in cui sono stati aperti, è ormai nota la loro inutilità», spiega Arcidiacono. Che conclude: «Mi auguro che vengano chiusi perché i servizi sociali, oggetto di molti tagli, tra dieci anni potrebbero scomparire e gli antiracket sono uno spreco».