Foto di: Karma Communication

Castello Ursino, passeggiate nel fossato tra i reperti
Progetto sullo sfondo delle misteriose lave del 1669

Claudia Campese

Cultura e spettacoli – L'idea, inserita nel piano triennale delle opere comunali, è spostare alcuni beni oggi esposti nel cortile del maniero federiciano ed esporli nello scavo che cinge la struttura, rendendolo fruibile. E restituendo così la meritata notorietà anche alle rocce laviche più importanti di Catania

Un «percorso romantico nel fossato del museo civico del castello Ursino». È la descrizione, provvisoria, di uno dei progetti inseriti nel programma triennale delle opere pubbliche approvato in settimana dal Consiglio comunale di Catania. Niente passeggiate al chiaro di luna - come si potrebbe pensare dal nome - ma un tour di rimando Ottocentesco con alcuni reperti archeologici spostati dal cortile della fortezza al fossato, sullo sfondo delle lave più importanti e misteriose della città. Almeno nelle intenzioni del responsabile del progetto, Elio Cumitini, architetto palermitano che lavora da anni al Comune etneo per il quale ha realizzato nel 2016 la discussa pagina pubblicitaria della città sul Corriere della Sera. Valore del nuovo progetto: 300mila euro da un finanziamento regionale. Che serviranno soprattutto per dotare il fossato di misure di sicurezza anti-intrusione e di un valido sistema di videosorveglianza. Il tutto «quando e se arriveranno i soldi - mette le mani avanti Cumitini - E comunque dopo aver deciso con la Soprintendenza quali pezzi esporre». Un'occasione per dare la meritata attenzione ad alcuni reperti che oggi sembrano fare tappezzeria nel cortile del castello e anche per aiutare cittadini e turisti a conoscere le lave del 1669 che tanto hanno influito sullo sviluppo della città.

«L'idea mi è venuta in Spagna, mentre attraversavo il paseo de Orson Welles, la passeggiata che ispirava il celebre attore», racconta Cumitini. Perché non riproporre lo stesso «percorso emozionale» nel fossato del maniero cittadino? Oggi visibile solo dall'alto e recintato con barriere ormai arrugginite. Così l'architetto ha preparato un progetto, che ha già superato la prima fase per ottenere una linea di finanziamento regionale. «Il piano è prendere alcuni reperti che già oggi si trovano all'aperto, nel cortile del castello, e spostarli nel fossato in quattro o cinque gruppi, con un ordine ragionato». Ancora da stabilire, ma con alcune certezze: «Non esporremo pezzi piccoli, che possono essere facilmente trafugati, né reperti troppo fragili, come le giare di terracotta che possono rompersi anche solo lanciando una pietra». In ogni caso, per scongiurare atti vandalici e furti, il progetto prevede «un piano anti-intrusione con allarmi e un sistema di videosorveglianza». Oltre, ovviamente, «a un adeguato impianto di illuminazione e a pannelli informativi accanto ai reperti esposti», tra i quali sarà possibile passeggiare. Il nome del progetto indicato nel piano triennale delle opere comunali - «percorso romantico» - sembra avere ingannato diverse persone. Per questo Cumitini specifica: «Sarà un tour che rimanda ai viaggi di Goethe in Sicilia. Quindi romantico in senso Ottocentesco».

A fare risaltare «per contrapposizione» i beni archeologici da esporre saranno le lave che cingono il castello Ursino, protagoniste troppo spesso ignorate del fascino del maniero e della sua importanza storica. Testimoni della colata lavica del 1669, racchiudono ancora oggi diversi misteri. «Fuoriuscite dai Monti rossi, hanno percorso circa 16 chilometri per raggiungere il castello, circondarlo e poi arrivare a mare - spiega Carmelo Ferlito, vulcanologo e docente di Unict - Eppure in alto presentano delle morfologie fluide come se fossero uscite da una bocca a cento metri dal castello». Considerata la distanza che hanno percorso, le lave avrebbero dovuto «rapprendesi, rompersi e diventare quelle che comunemente sono conosciute come sciare». Non solo: «Non ci sono molte grotte laviche e sono invece presenti spessori enormi». Di cui è facile accorgersi misurando l'altezza delle lave con quella delle mure Cinquecentesche che cingevano la città: interamente sepolte e scavalcate dal fiume bollente dell'Etna. «Si tratta di circa otto metri, quasi due piani di un palazzo, mentre sul vulcano lo spessore medio è di uno o due metri», spiega Ferlito.

Proprio per svelare il segreto di queste lave su cui è stata costruita la parte orientale di Catania, il docente sta conducendo un'indagine scientifica. In attesa di conoscere gli sviluppi dello studio, restano i rimandi storici della lave, che raccontano la trasformazione di una Catania costretta a fare i conti con lo stravolgimento del suo assetto viario e la cancellazione di molti terreni agricoli sotto la lava bollente. Ma queste rocce accompagnano anche i cittadini e i turisti dal Romanticismo immaginato dal Comune di Catania al Verismo di cui la Sicilia è protagonista: «Le cave di ghiara rossa descritte da Giovanni Verga in Rosso Malpelo esistono solo sotto le lave del 1669 - conclude Carmelo Ferlito - Dei labirinti di cunicoli dai quali ogni tanto si staccavano dei blocchi, inghiottendo i passaggi e le vite di chi si trovava sotto. Con il materiale estratto da queste cave sono state intonacate molte delle case di Catania».