La rivelazione del pentito Salvatore Sciacca
«Angelo Lombardo in un summit coi Santapaola»

Dario De Luca

Cronaca – L'ex parlamentare, accusato di concorso esterno, si sarebbe recato in una villa, messa a disposizione dal pentito. A organizzare l'incontro il boss Rosario Tripoto. Intanto spunta un nuovo testimone: un operaio della Multiservizi che sarebbe a conoscenza della bastonatura ai danni del fratello dell'ex governatore

Una villetta ben isolata nei pressi Mascalucia che nel 2008 sarebbe stata trasformata nella sede di un summit da Rosario Tripoto, boss della famiglia mafiosa dei Santapaola e responsabile nel quartiere cittadino di Picanello. Il mafioso, arrestato poi nel 2009 insieme al gotha di Cosa nostra nelle campagne di Belpasso, avrebbe scelto quei locali per incontrare Angelo Lombardo e altre tre persone. Un luogo dove già nel 2002 si sarebbe svolto un faccia a faccia tra santapaoliani e politici, in questo secondo caso, alla presenza «di un assessore di Umberto Scapagnini». A fare per la prima volta queste rivelazioni è Salvatore Sciacca. Padrone di quella casa, ma anche collaboratore di giustizia dal 2010. Un passato da venditore ambulante affiliato al gruppo mafioso di Picanello che durante la sua carriera criminale si è occupato di rapine, estorsioni e droga.

Sciacca ha deciso di essere sentito su questa vicenda scrivendo, tramite il suo legale, una lettera alla magistrata Agata Santonicito nell'aprile 2014. «Fatti e reati» che, secondo l'ex soldato di mafia, riguarderebbero i fratelli Angelo e Raffaele Lombardo. «Angelo - racconta in aula - arrivò insieme al suo autista a bordo di una Audi. L'ho fatto accomodare e poi io mi spostai sopra, ma facendo comunque sali e scendi». A presenziare a questo vertice, oltre al politico autonomista, ci sarebbe stato il boss Tripoto, «un certo Carmelo dei Santapaola», e altre due persone «che non conoscevo». Una tavolata in cui presto a farla da padrone sarebbe stato il nervosismo. «Scappò qualche parola - racconta Sciacca - Lombardo poi era arrossato in volto e, quando si sono alzati i toni, è partito qualche schiaffo». Un ammonito violento a cui Sciacca non assistette direttamente, ma sui cui non ci sarebbero dubbi. Nemmeno quando uno degli avvocati di Lombardo domanda: «Può essere che era stato Lombardo a dare lo schiaffo e quindi per lo sforzo era rosso in viso?». «Può essere - risponde ironico il collaboratore - che gli hanno fatto l'applauso». 

Di questioni riguardanti la politica e il Mpa l'ex venditore ambulante si sarebbe occupato anche prima del presunto vertice. Nel 2007 «Tripoto mi disse di dare una mano ai Lombardo perché se vincevano ci facevano lavorare». In quell'occasione Sciacca racconta di una consegna di una lista che sarebbe stata fatta nel piazzale antistante le Ciminiere, in viale Africa, «a un portaborse dell'onorevole detto Calimero, un tipo di strada con dei precedenti». Uno o più fogli in cui c'erano «quelli del quartiere che potevano dare i voti, circa 400 persone». Il collaboratore ammette di non conoscere l'autore che stilò quella lista, entrando più volte in confusione quando gli si chiede di indicare cosa ci fosse realmente scritto, se nomi o numeri, ma indica la persona a cui l'avrebbe consegnata. «Si chiama Vincenzo, capo decina di Picanello, ma il suo cognome l'ho appreso dopo l'operazione antimafia Fiori bianchi». Ma non Vincenzo Aiello, dato recentemente per collaboratore da alcune notizie di stampa smentite categoricamente in aula dalla sua legale Laura Biondo. 

Nella precedente udienza era stato il collaboratore Eugenio Sturiale a raccontare un altro episodio di violenza che avrebbe riguardato Angelo Lombardo «per le mancanze del fratello». Una bastonatura che gli sarebbe stata riferita dal pregiudicato Carmelo Santocono, ex sorvegliato speciale con diverse condanne per associazione mafiosa. «Nessun incontro con Sturiale - è la replica di Santocono, sentito come testimone - dice bugie e io non conoscevo nemmeno l'esistenza di Lombardo perché non amo la politica». Una versione che tuttavia contrasterebbe anche con quella della pentita Palma Maria Biondi moglie di Sturiale che per l'occasione tira fuori dal cassetto dei ricordi un particolare del tutto inedito. «Lui - dice riferendosi a Santocono - era una delle braccia di Aldo Ercolano e mio maritò mi riferì questo aneddoto delle botte, ma non è stato il solo». Il particolare sarebbe stato svelato anche da un nuovo testimone che la Procura ha deciso di convocare immediatamente, un operaio della Multiservizi con la passione per la politica che avrebbe parlato di quella calda estate del 2008.