Meningite, psicosi dopo il caso al Vittorio Emanuele
Pulvirenti (Emergency): «Limitare epidemia di paura»

Carmen Valisano

Cronaca – Da quando una 40enne, cassiera alle Porte di Catania, è stata ricoverata, messaggi e post sui social diffondono un allarme giudicato infondato dagli esperti. L'infettivologo catanese, guarito un anno fa dall'ebola, spiega le modalità di contagio e tranquillizza: «Non c'è motivo di reagire così»

Catene di messaggi sui cellulari e post sui social network. La psicosi di un contagio da meningite, dopo il caso di una donna di 40 anni alla quale è stata diagnostica la malattia, viaggia online e crea effetti reali. «Ho fatto il possibile per limitarla, ma ormai siamo alla follia pura», sospira Carmelo Iacobello, responsabile dell'unità operativa di Malattie infettive all'ospedale Vittorio Emanuele, struttura dov'è in cura la paziente. La 40enne adesso è in coma farmacologico. Il pronto soccorso, come previsto dalle procedure di sicurezza in casi di questo genere, è stato chiuso per alcune ore e poi è tornato regolarmente operativo. Nessun rischio di epidemia e, a diversi giorni dal ricovero della donna, il suo resta l'unico caso registrato. 

La 40enne lavora come cassiera all'Auchan del centro commerciale Porte di Catania e il timore di essere venuti a contatto con il batterio tra i reparti del supermercato ha scatenato avvertimenti e allarmismi. «Non andarci, dillo a tutti quelli che conosci», è il tenore di uno dei messaggi che circola online e offline. Un'ansia incontrollata che si riversa anche sulla pagina Facebook della struttura. «Che pericolo c'è?», chiede una donna. «È vero che c'è rischio contagio?», chiede un'altra. «Siamo in contatto continuo con gli organi sanitari, con l'ufficio epidemiologico dell'Asp - assicurano dalla direzione dell'ipermercato - Siamo regolarmente aperti al pubblico». «Mi giungono notizie di ambulatori intasati di persone che vogliono fare la profilassi perché hanno comprato un televisore», conclude scoraggiato Iacobello. Che smentisce categoricamente la notizia - diffusa in Rete - di un secondo caso di meningite.

«Quello che bisogna fare è limitare l'epidemia di paura, peggiore della malattia in sé». Lo dice Fabrizio Pulvirentimedico infettivologo di origini catanesi guarito dal virus ebola contratto in Sierra Leone, dove prestava servizio come volontario di Emergency. «È un batterio piuttosto comune -  spiega l'esperto a MeridioNews - Le persone maggiormente esposte sono i conviventi, il marito o i figli di questa donna, per esempio. Di certo non l'amico del marito». Pulvirenti elenca i casi in cui si deve iniziare una cura per la meningite. «Devono effettuare la profilassi solo i soggetti ad alto rischio - afferma - I familiari e coloro che hanno contatti stretti, quotidiani con il caso indice. I bambini e la maestra, nel caso di un asilo. I medici che hanno effettuato una manovra di intubazione. E comunque tutti coloro che hanno avuto contatti prolungati in ambienti comuni». Il passaggio da una cassa, il tempo di registrare i prodotti e pagare, può considerarsi un periodo sufficiente? «Neanche per sogno», risponde Pulvirenti. Per essere considerati a rischio serve «il contatto con secrezioni orali: uno starnuto o un colpo di tosse diretto, oppure un bacio profondo». 

Una psicosi simile a quella vissuta da vicino dal medico che, lo scorso 2 gennaio, è stato dichiarato ufficialmente guarito dall'ebola, virus che ha causato oltre undicimila vittime in Africa. Per mesi il timore di una sua diffusione ha scosso l'opinione pubblica, con innumerevoli segnalazioni di casi potenziali che poi si sono rivelate del tutto false. Una scena - in scala - vissuta pure a Catania e provincia. «Anche in questo caso non bisogna cedere a timori del genere, sono del tutto infondati - tranquillizza Fabrizio Pulvirenti - Non c'è alcun motivo di reagire in questa maniera».