In mostra i progetti di Carmelo e Salvo Sciuto-Patti
L'architettura del Catanese tra passato e presente

Claudia Campese

Cultura e spettacoli – Ingegneri, padre e figlio, i loro lavori vanno dal campanile del Duomo etneo al teatro Bellini di Acireale. Passando per una rara carta geologica a colori e il rapporto con l'archeologo Paolo Orsi. Un'esposizione nata dalla collaborazione tra la Sorpintendenza e l'accademia degli Zelanti

Dalla Cattedrale di Catania al teatro Bellini di Acireale. Beni con una storia ormai secolare, ma sempre d'attualità nelle pagine di cronaca dei giornali. La prima per una colata di asfalto all'ingresso - rinfrescata di recente e tra le polemiche -, il secondo per la sua storica inagibilità. Solo due esempi di legami tra ieri e oggi rintracciabili nella mostra dei disegni di Carmelo e Salvatore Sciuto-Patti, Archivi di architettura tra '800 e '900. Alcuni dei lavori più noti degli ingegneri catanesi, padre e figlio, che mostrano un'eredità non solo familiare - e meritocratica - ma di tutta la città e parte della sua provincia. Ad accompagnare MeridioNews nella visita è stato Vittorio Percolla, architetto della Soprintendenza ai Beni culturali di Catania tra i curatori dell'esposizione, in collaborazione con l'accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale. La mostra è visitabile nella chiesa di San Francesco Borgia, in via Crociferi, fino all'8 marzo. Domani, come prima domenica del mese, l'ingresso è gratuito.

Il percorso che ha portato all'esposizione nasce nel 2005. Quando gli eredi indiretti dei due ingegneri Sciuto-Patti stipulano un comodato per affidare la custodia e la valorizzazione dell'archivio all'accademia acese. Gli Zelanti si trovano così in possesso di un nutrito fondo - 1554 disegni dal 1850 al 1925 - dall'eccezionale valore per la storia architettonica del Catanese. E collaborano con la Soprintendenza per ordinarlo e renderlo fruibile. Dal lavoro - concluso a dicembre 2010 - viene fuori una prima mostra ad Acireale e, oggi, a Catania. Divisa in due corridoi, con i disegni esposti in ordine cronologico: a destra quelli di Carmelo Sciuto-Patti, a sinistra quelli del figlio Salvatore. Quattro delle teche centrali sono invece tematiche e dedicate al Monastero dei Benedettini, alla Cattedrale di Catania e due alla tutela dei monumenti, attività svolta dai due ingegneri come ispettori. A questo si aggiungono foto e ricordi personali di una brillante famiglia etnea.

Tra i lavori esposti di Carmelo Sciuto-Patti - archeologo, architetto, geologo e cultore storia patria - si trova persino un embrione di polemica di quello che oggi è il tanto discusso raddoppio ferroviario di Catania. Nel 1865, una commissione incaricata dal Comune, di cui fa parte anche l'ingegnere etneo, stila il progetto di quella che oggi è la linea ferrata della città, in alternativa a un piano che avrebbe sventrato l'area intorno al Castello Ursino. Ancora prima, nel 1858, Carmelo Sciuto-Patti firma il suo primo progetto noto: il campanile del Duomo di Catania. È così che scopriamo come, nella bozza originale, le cariatidi poi realizzate - e oggi esposte dalla Curia -  avrebbero dovuto essere invece degli angeli. E dalla Cattedrale si passa al progetto del teatro Bellini di Acireale, accompagnato dalla copia di un disegno del noto architetto Stefano Ittar. Sempre nell'Acese, Sciuto-Patti si è occupato del progetto di completamento della Cattedrale e di diversi studi sul collegio Pennisi dove, in una bozza originaria, aveva pensato a delle corti interne. Ma nella mostra non c'è solo l'architettura. Tra i lavori esposti figura anche una carta geologica del 1873 per datare le colate dell'Etna. Una rara stampa a colori - commissionata a Palermo -, portata da Sciuto-Patti all'Expo di Vienna, dove viene premiato. Senza però raccogliere alcuna eco sulla stampa locale dell'epoca.

Tornando a Catania, una delle teche centrali è dedicata al monastero dei Benedettini di piazza Dante e alla chiesa di San Nicolò l'Arena. Tra i reperti esposti, la fa da padrone il modellino degli armadi di fine '700 che adornavano la sacrestia. «C'è voluto un bel po' per capire di cosa si trattasse», sorride l'architetto Percolla. Che ha anche ricostruito come dev'essere finito nella mani di Sciuto-Patti.  «Siamo alla vigilia della confisca da parte dello Stato dei beni della Chiesa - racconta - Carmelo Sciuto-Patti frequentava spesso la biblioteca ed era vicino al cardinale Giuseppe Dusmet. Abbiamo trovato una lettera del padre che diceva al figlio di aver conservato delle cose antiche, inviategli dal monastero, nel suo magazzino. Un luogo che però era frequentato da diverse persone e, per questo, gli raccomandava di venirle a prendere presto». Una saga familiare che arriva fino a Salvatore Sciuto-Patti, figlio di Carmelo, e ai suoi lavori. 

Tra cui l'aggiornamento di una delle opere del padre: il progetto per l'altare della Cattedrale di Catania, con alla spalle l'organo, che toccherà invece a Salvatore spostare dal lato opposto, sul fondo della chiesa. Sempre al figlio si devono i progetti per la chiesa di Aci Catena - realizzata a metà e poi reinterpretata - e a Zafferana. E, sempre a Catania, il villino Maiorana, in corso Italia, esempio di stile liberty etneo. Tra i lavori di maggior importanza, si trova anche il progetto per l'ampliamento del museo archeologico di Siracusa, chiesto a Salvatore Sciuto-Patti dal noto archeologo Paolo Orsi che, in periodo di scavi, aveva bisogno di maggiore spazio per l'esposizione dei ritrovamenti. L'ultima parte della mostra dedicata ai lavori di Sciuto-Patti junior racconta un pezzo di storia dell'ordine dei Salesiani, di cui fu progettista in tutta la Sicilia, compresa l'idea di ampliamento a tre piani dell'oratorio San Filippo Neri di Catania.