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Lo spettacolo di Eva contro Eva

Stefania Oliveri

– In scena a San Gregorio (Catania) una riduzione teatrale di All about Eve, un classico della cinematografia degli anni ’50. Una riflessione sul conflitto generazionale eternamente attuale, tra chi è giovane e chi no, tra chi detiene il potere e chi lo desidera

La compagnia teatrale “Nuovo Teatro Stabile” di Mascalucia - che spazia dal genere comico, al drammatico, dal musical all'operetta, dal giallo alla pièce teatrale - ha messo in scena un classico della cinematografia anni '50: “Eva contro Eva”, dove è eternamente attuale il conflitto generazionale tra persone che, in ambito lavorativo – soprattutto teatro e cinema -, non vorrebbero mai scendere da quel piedistallo su cui sentono di dover rimanere (anche se consapevoli che il loro tempo è passato) e altre che vorrebbero accaparrarsi il successo il prima possibile e a tutti i costi.

 

‹‹E' la vita di tutti i giorni - ci spiega il regista, nonché direttore artistico, Mario Re - in cui i giovani cercano di soppiantare quelli più avanti negli anni; e quelli più grandi non accettano di dover andare in pensione. Ma questa non accettazione del classico tour-nover di lavoro, che dovrebbe anche arrivare al momento giusto, non è un problema solo del mondo dello spettacolo, ché ormai tocca tutti i settori››.

 

 “Eva contro Eva” - titolo originale “All about Eve” - fu un film del 1950 di Joseph Mankiewics, poi trasformato in commedia teatrale da Mary Orr e Reginald Denham con traduzione italiana di Guido Nahum. Con un successo da Oscar, il ruolo di Margo Channing fu di una splendida Bette Davis: Margo era un'attrice di Broadway all'apice del successo che, per via dell'età, vedeva la sua carriera prossima al tramonto. Nel ruolo di Eva Harrington c'era invece una bellissima e bravissima Anne Baxter poco più che ventenne.

A metà ‘900 il regista del film delineò un ritratto elegante del teatro, inteso anche come “covo di serpi”, i cui i dialoghi erano - ma continuano ad esserlo - brillanti e taglienti.

Ora al teatro “Don Bosco”, di San Gregorio, nei panni di “Margo” c'è Anna Finocchiaro e quelli di “Eva” li indossa Rita Re. Non reggono il confronto, ma almeno ci provano.

Chiediamo al regista teatrale in che chiave ha affrontato il tema del conflitto generazionale. ‹‹E' raccontato in stile classico, amaro ma di inevitabile realtà. Sono rimasto fedele alla storia. Da una parte c'è questa grande attrice all'apice del successo, e dall'altra una ragazzina umile e pulitina all'apparenza, che si presenta come una fan desiderosa di incontrare e magari di lavorare con la grande attrice, a cui poi con una serie di astuzie riuscirà a togliere le luci della ribalta. Ciò che vediamo accadere all'ordine del giorno e su cui si dovrebbe riflettere un po' di più››.

Re, lei quando ha iniziato a fare teatro? ‹‹A quindici anni avevo già la mia compagnia, composta da me e da tanti altri giovani. Sono favorevole quindi che si inizi a fare teatro fin da piccoli, a patto che non si trascuri la consapevolezza di quanto impegno ci voglia, cercando di perfezionarsi al meglio. Perché l'andare in scena senza abbastanza preparazione allontana il pubblico. E il pubblico non va ingannato››.

Ma ha notato forte competizione anche nelle compagnie di teatro amatoriale? ‹‹I miei ragazzi, per esempio, sono molto affiatati tra loro e poi ognuno ha il suo lavoro fuori dal teatro. Ma la competizione, a volte anche un po' di invidia, c'è sempre. Credo sia umano››.