Aci Catena, Maesano torna a casa ma resta ai domiciliari
L'avvocato: «Decisione non è legata a problemi di salute»

Simone Olivelli

Cronaca – Il legale Enzo Mellia commenta la decisione della gip Anna Maggiore di concedere all'ex primo cittadino di lasciare la casa di Riposto per tornare nel paese natale. Smentite le voci di una concessione per via dello stato fisico dell'indagato. «Non c'è alcun ammorbidimento, la sua posizione nelle indagini rimane la stessa» 

«Non c'è alcun ammorbidimento della misura cautelare, Maesano rimane ai domiciliari». Il chiarimento arriva dall'avvocato Enzo Mellia, uno dei difensori dell'ex primo cittadino di Aci Catena, arrestato a inizio ottobre, perché coinvolto in un giro di tangenti insieme all'ex consigliere comunale Orazio Barbagallo. Maesano, che dopo alcune settimane trascorse in carcere, aveva ottenuto i domiciliari a patto di vivere fuori dal Comune dell'Acese, adesso potrà tornare a vivere in quell'Aci Catena di cui è stato sindaco per tre volte. 

L'avvocato commenta la decisione di chiedere l'avvicinamento a casa, dopo oltre due mesi vissuti a Carruba, frazione del Comune di Riposto. «La richiesta è stata fatta alcuni giorni fa, ma non ha nulla a che vedere con le indagini. In tal senso la posizione del mio assistito rimane identica a prima». Mellia esclude che la concessione da parte della giudice per le indagini preliminari Anna Maggiore sia arrivata dopo alcuni presunti disturbi di salute che Maesano avrebbe patito nell'ultimo periodo. «Non c'entra, semplicemente non è più sindaco di Aci Catena, ora lì c'è un commissario (l'ex capo della procura di Catania Vincenzo D'Agata, ndr)», chiosa il legale.

La richiesta di fare ritorno a casa non è stata contrastata da Pasquale Pacifico e Barbara Laudani, i due pubblici ministeri titolari dell'inchiesta, nata per fare luce sui presunti affari illeciti intercorsi tra il Comune catenoto e l'Halley consulting, la società di assistenza e fornitura informatica, che ad Aci Catena avrebbe per anni avuto la possibilità di operare con affidamenti diretti. Rapporti di lavoro che sarebbero sconfinati anche nel pagamento di una tangente da 15mila euro, per l'ottenimento di un appalto su un progetto di tele-assistenza. Sull'ammontare complessivo delle tangenti, tuttavia, rimangono ancora dei dubbi, con la Procura che negli scorsi mesi ha confermato che le indagini sono ancora in corso.