Lo chef di Calatabiano che prepara la norma in Cina
«Spero di tornare, ma senza co.co.pro. e partite Iva»

Giorgia Lodato

Formazione e lavoro – Sante Torre ha 38 anni, ha studiato all'istituto tecnico di Giarre e ha cominciato a Taormina. Ma la crisi lo ha spinto a lasciare l'Italia: da tre anni gira l'Oriente insegnando le ricette del bel Paese e costruendo forni artigianali. Guarda le foto

Salsiccia, lasagne, norma, vongole, caponata di verdure con tonno, risotti ai funghi e ai frutti di mare, tagliatelle all’uovo, gnocchi e prodotti da forno come pizze, biscotti, dolci. Sono solo alcuni dei piatti che lo chef di Calatabiano Sante Torre prepara dall’altra parte del mondo «per portare alto l'orgoglio siculo e italiano». In questo momento si trova a Tongling (in Cina), ma negli ultimi tre anni il 38enne siciliano – che ha studiato all’istituto tecnico per geometri di Giarre ma ha scelto di fare il cuoco - ha girato tra Huainan, Chongqing, Wuxi, Hefei, Shaolin. «Tramite il cibo esporto la nostra Sicilia in Oriente – dice a MeridioNews – e racconto la storia, la cultura e le tradizioni delle nostre parti». Ma non solo. Torre si occupa anche della costruzione di forni artigianali – il primo è nato a Hefei, dove lo chef assicura «non ne avevano mai visto uno» - e ha avviato quattro ristoranti italiani in diverse città.

«I miei forni sono molto richiesti e ho intenzione di aprire una ditta tutta mia – dice Sante, che in Cina insegna cucina italiana e si occupa del design dei ristoranti italiani di proprietari cinesi. «Sto anche avviando un ristorante a Tongling, ho comprato tutte le attrezzature per cucina e sala, ho scelto lo stile e formato il personale. Una grossa responsabilità». Come lo è esportare le ricette italiane all’estero. «I miei piatti sono quelli della tradizione siciliana e si basano sulla semplicità». Caponata, carne, pesce e verdure in agrodolce e sapori mediterranei, pochi ingredienti di qualità che portano il palato in viaggio. Gusti differenti da quelli apprezzati dal popolo cinese, anche se il cuoco non ha avuto problemi ad adattarsi alla cucina locale, andando alla ricerca delle combinazioni più particolari. «Conoscere il cibo di un Paese è un modo per conoscere la cultura e le abitudini di un popolo, per questo assaggio tutte le specialità possibili». Tra le più bizzarre il tofu invecchiato, l’uovo centenario, l’uovo con l’embrione.

«La cucina italiana qui non esprime tutto il potenziale che la tradizione gastronomica del nostro Paese e la ricchezza del patrimonio agroalimentare potrebbero garantire. È difficile educare il pubblico, i nostri clienti non hanno viaggiato molto e non conoscono la cultura e la cucina italiana». Se, per esempio, si trovano nel piatto una bistecca di manzo alla griglia condita con olio, sale e pepe preferiscono ricoprirla con salse speziate. «Molti cinesi si ricorderanno di me solo per aver assaggiato la panna per la prima volta nella loro vita», scherza Torre mentre ripercorre le tappe del suo percorso professionale. «Ho iniziato a 15 anni da autodidatta, lavorando nel periodo estivo come pizzaiolo o cuoco. Poi sono stato a Taormina, ma la crisi mi ha costretto a emigrare in un Paese lontano e molto diverso da quello a cui ero abituato».

In cui è arrivato pensando a una breve esperienza e su cui invece ha deciso di puntare per realizzare i suoi obiettivi. Diventare famoso, come ha promesso alla mamma prima di fare le valigie, creare uno show-room di forni pizza ed essere un punto di riferimento per i cinesi che vogliono avviare ristoranti italiani. «Gradualmente mi sono lasciato rapire dall’energia e dal senso di fiducia che si avverte di fronte all’entusiasmo della gente in un Paese che guarda al futuro mantenendo il rispetto per le proprie tradizioni», svela il cuoco, che ammette di soffrire per la lontananza dalla famiglia, dal cane e dalla terra d’origine, anche se con Skype è più facile mantenersi in contatto.

Il prossimo passo? Conquistare Shanghai, città dinamica e in costante evoluzione dove si possono cogliere nuove opportunità. Anche se Torre non esclude di rientrare in Italia. «Spero di poter tornare e trovare una nazione dove l’impegno nel lavoro e nello studio siano premiati, dove i contratti a progetto e le false partite Iva siano un lontano ricordo e dove meritocrazia e stipendi siano proporzionali alla preparazione. So che la strada è ancora in salita, ma voglio arrivare in alto».