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Zia Favola. Una storia siculish di Cono Cinquemani
«Racconto sogno americano che non si concretizza»

Ornella Balsamo

Cultura e spettacoli – Il libro è scritto in un linguaggio ibrido tra il dialetto siciliano e l'inglese, il siculish, e racconta la storia dei migranti dell'Isola negli Stati Uniti d'America, attraverso le loro testimonianze

«Mi chiamo Favola Cinquemani, chista è la mia storia. Una storia siculish. Dicuno chi parru siculish, halfu miricanu e halfu sicilianu». Questo l'incipit del romanzo Zia Favola. Una storia siculish di Cono Cinquemani, appena dato alle stampe dalla neonata casa editrice Aut Aut Edizioni. Protagonista del libro e voce narrante è Zia Favola, un personaggio che s'ispira a figure realmente esistite e documentate di cui si trova traccia negli archivi di Ellis Island: Favola Cinquemani, una migrante corleonese omonima dell'autore, e Josephine Garzieri Calloway, una donna di Comiso rimasta bloccata a Ellis Island negli Usa per quasi un anno per motivi di salute. Attraverso la sintassi semplice e i termini in siculish di Favola, si raccontano il lungo viaggio in nave dalla Sicilia a New York, l'incontro con i migranti di tutta Europa, la permanenza obbligata a Ellis Island, l'inserimento in un tessuto sociale nuovo, la nostalgia per la patria e il riscatto sociale di una donna forte e indipendente.

A spiegare cosa sia il siculish e come sia nata l'idea di un romanzo interamente scritto in questo linguaggio ibrido è l'autore, Cono Cinquemani, originario del paese di San Cono e diviso tra il suo lavoro di assistente di volo che lo porta spesso a viaggiare e la sua passione per la dialettologia, il teatro e le tradizioni siciliane. «Per raccontare il mio percorso di scoperta di questo linguaggio mi basta tornare indietro a quando ero io stesso a non avere idea di cosa fosse il siculish: non conoscevo granché nemmeno il mondo degli italo-americani», confessa Cono. «Sono sempre stato attratto dai dialetti, dalle parlate locali e dalla storia. Si può dire che tutto è iniziato quando ho scoperto l'esistenza dello spanglish», continua. Quest'ultimo, nello specifico, è un fenomeno d'interazione linguistica tra lo spagnolo e l'inglese originatosi tra coloro che parlano spagnolo e vivono negli Stati Uniti. «Mi sono detto: perché non effettuare la stessa ricerca linguistica fatta per lo spanglish e rimodularla sul linguaggio dei migranti siculo-americani che lo scorso secolo sono andati a vivere in America e hanno creato un ponte tra il siciliano e l'americano? Così - aggiunge - mi sono avventurato in una ricerca quasi feticistica sul siculish, inseguendone le tracce ovunque: qualche termine spuntava già in un racconto di Leonardo Sciascia, La zia d'America, e anche su Wikipedia c'è una voce dedicata». 

Da qui, la decisione di applicare al siculish lo stesso modello d'indagine utilizzato per lo spanglish attraverso delle interviste agli ormai anziani migranti italo-americani. «Ho raccolto, intervistando via Skype, o registrando, filmando, prendendo appunti o ancora leggendo vecchie lettere, tutta una serie di termini, utilizzando come criterio base quello della ricorrenza: nel momento in cui la stessa parola veniva utilizzata da almeno otto persone, poteva partire l'indagine su di essa», spiega il metodo di lavoro Cono. «Dopo aver compilato un dizionario siculish e messo in scena degli spettacoli teatrali in cui già faceva capolino il personaggio di Zia Favola che ho poi reso protagonista del libro, sono arrivate le prime grandi soddisfazioni: sei tesi di laurea, compilate da studenti di varie città d'Italia, sul siculish. Lavori che hanno trasformato la mia intuizione in ricerca vera e propria, dando in qualche modo legittimità e fondamento scientifico ai miei studi», sottolinea.

Al di là della veste linguistica del romanzo, in cui ogni termine in siculish è evidenziato e poi tradotto nel dizionario in appendice, Zia Favola è per Cono una testimonianza su un aspetto del passato che rischia di andare perduto con la scomparsa dei suoi protagonisti. «Indagando sui migranti siciliani in America, ho scoperto una storia per me inedita: la loro vita nel nuovo continente era totalmente diversa rispetto al sogno d'arrivo - racconta - Molti di loro quell'America che cercavano non l'hanno trovata mai. E allora hanno tentato di ricostruire lì la loro Sicilia, basandosi sull'immagine congelata che avevano portato con sé in valigia, e della quale oggi rimane ben poco». Perché «i siculo-americani di terza o quarta generazione si sono americanizzati, hanno perso quel legame con le loro radici, fanno parte del tessuto istituzionale statunitense e non hanno nulla a che vedere con i vecchi frequentanti di Little Italy, che negli anni Sessanta si è a sua volta trasformata da centro di aggregazione per gli italiani a mera piazza turistica».

«Quello di Zia Favola è un linguaggio apparentemente leggero, talvolta buffo, che fa sorridere ma che riesce a raccontare il dolore di chi si mette in viaggio in cerca di fortuna, la speranza di una vita migliore che viene bloccata alle frontiere: succedeva ieri ma succede anche oggi con i muri di Donald Trump, con l'esodo dei siriani, con la storia di una donna africana che partorisce in un barcone, in condizioni estreme», interviene Francesca Calà di Aut Aut Edizioni. «Questo romanzo è una testimonianza, non una codifica ufficiale del siculish, che avviene con il dizionario e con gli altri testi scientifici. A noi di Aut Aut interessa raccontare le migrazioni con dettagli nuovi, da una prospettiva diversa - aggiunge Calà - L'idea è di portare il romanzo di Favola fuori dalla Sicilia: la distribuzione avverrà appoggiandoci alle tante piccole librerie indipendenti italiane che in questo momento fungono da mediatori culturali importantissimi e sono il nostro punto di riferimento».

«Ho voluto raccontare una storia siculish - precisa Cono Cinquemani - perché, da una parte, mi sono sentito in dovere di denunciare una realtà diversa a quella che siamo abituati a vedere, quella del sogno americano che poi tanto sogno non è». «Ciò che mi ha spinto a iniziare prima con gli spettacoli in siculish e poi a scrivere un libro è stato un vuoto di conoscenza su questo linguaggio, che ancora in pochissimi si erano occupati di colmare. Il romanzo - conclude l'autore - vuole essere un punto di partenza per la restituzione del siculish, evitandone la morte come succede ad altre lingue minoritarie che non fanno in tempo a essere registrate. Gli ultimi parlanti reali del siculish moriranno presto: mi piace pensare che forse con questo libro abbiamo fatto in tempo a raccontarne la storia». Venerdì 24 marzo, alle ore 19.30, il libro verrà presentato alla Libreria Vicolo Stretto di Catania.