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Lunadigàs, il film sulla scelta di non essere madre
Registe: «Resta un tabù, fondamentale parlarne»

Giorgia Lodato

Cultura e spettacoli – La prima proiezione in Sicilia si terrà lunedì prossimo, alle 20, al cinema King. La pellicola mette insieme 350 storie di donne che hanno deciso, per ragioni diverse, di rinunciare alla maternità. Conversazione con le autrici Marilisa Piga e Nicolette Nesler

«Le ragioni per cui si sceglie di non avere figli sono le più disparate, una diversa per ogni donna che abbiamo sentito, come le impronte digitali». Sono 80 le protagoniste di Lunàdigas (dal dialetto sardo: pecore che non si riproducono), lungometraggio di Marilisa Piga e Nicoletta Nesler che esplora le ragioni della scelta di sottrarsi al destino femminile, che le vuole moglie e madri a tutti i costi. Alcune testimonianze durano anche meno di un minuto, ma ci sono circa 350 storie dietro la telecamera. A cominciare da quelle delle due registe, che lunedì 20 marzo, alle 20, approderanno per la prima volta in Sicilia, al cinema King di Catania, per condividere con il pubblico i frutti di un lavoro che va avanti da dieci anni.

«Abbiamo scelto di non procreare come segno di ribellione e critica all'idea tradizionale di famiglia - raccontano a MeridioNews a pochi giorni dal debutto catanese - per il desiderio di non riprodurre quel tipo di cliché ed essere libere». Senza essersi mai pentite, ma ritenendosi fortunate per aver potuto provare tante esperienze, maternità a parte, nella propria vita. «È chiaro che esistono dei macro argomenti che si ripresentano - osserva Piga - come il rapporto con i genitori, la madre in primis, o un disagio vissuto nell'infanzia». Le prime cavie a cui le autrici – che dal 1992 lavorano insieme su argomenti poco frequentati come i disabili, la sessualità e il linguaggio pietistico dei media – si sono rivolte sono state le amiche, molte delle quali si sono tirate indietro. «È difficile parlarne immaginando che un pubblico, prima o poi, potrà sentire queste storie – continua la regista sarda - È un argomento intimo, perché viene raccontata una parte di sé che non capita di esternare così serenamente».

Per questo le autrici sono grate a quelle donne che, colpite in un primo momento dalla richiesta, si sono concesse alla telecamera. «Anche se in dieci anni le cose sono molto cambiate - dice Nesler - il tema resta ancora un tabù ed è fondamentale parlarne insieme per liberarsi e aprirsi». «In certi ambienti trovi ancora riprovazione per questo tipo di scelta - le fa eco la collega - non esplicitamente, ma attraverso silenzi imbarazzati che fanno rima con negazione e disapprovazione».

Alcune lo sapevano fin da bambine, altre hanno raccontato di come questa decisione sia maturata nel tempo, altre ancora non la ritengono una decisione, semplicemente è andata così. «La costante sta nelle donne che ci hanno detto “Non ci avevo mai pensato”, perché non è mai capitato di dover dare la propria testimonianza», aggiungono, chiarendo come il film parli con tutte le donne. 

Non abbiamo cercato chi la pensa come noi - continua Nesler - il presupposto era sentire tante campane e abbiamo allargato il più possibile il ventaglio delle motivazioni. Ci sono le mamme, le donne che lo avrebbero voluto e non hanno potuto, chi la vive in modo difficile e chi serenamente». «Molte donne, le giovanissime soprattutto, sono grate a Lunàdigas perché finalmente possono parlare non nell’intimo, nel privato o con la cara amica, ma apertamente», sostiene Nesler, che sottolinea come il loro sia un progetto sempre in evoluzione. «La nostra ricerca non finisce qui, siamo sempre pronte ad ascoltare nuove testimonianze», conclude.