Foto di Stevie Rocco

Etna, è allarme per la cenere nei campi coltivati
«Le arance sono salve, problemi per gli ortaggi»

Salvatore Caruso

Cronaca – La polvere lavica emessa durante l'eruzione dei giorni scorsi è caduta anche nel versante sud-occidentale del vulcano. Ossia il perimetro che comprende i Comuni di Paternò, Biancavilla, Adrano, Belpasso, Ramacca e Motta Sant'Anastasia, i cui territori si estendono fino alla piana di Catania

La caduta nelle scorse ore della cenere vulcanica dall’Etna, proveniente dal nuovo cratere di Sud-Est, sta suscitando forti preoccupazioni tra i maggiori produttori agricoli della zona, soprattutto in quei Comuni dove ancora esistono fondi agricoli coltivati ad agrumi, le cui piante sono ricche di arance. L’area che è stata maggiormente interessata dal fenomeno è la fascia sud-occidentale dell’Etna, ossia il perimetro che comprende i Comuni di Paternò, Biancavilla, Adrano, Belpasso, Ramacca e Motta Sant'Anastasia. Si tratta di aree i cui territori si estendono fino alla Piana di Catania. «La situazione è monitorata costantemente - afferma l'agronomo Salvatore Fallica - la stragrande maggioranza dei frutti è stata raccolta e, nelle prossime ore, faremo dei sopralluoghi nei fondi per verificare i danni alle arance che ancora pendono sugli alberi». La cenere «non ha effetti negativi sulle foglie o l'albero in generale - aggiunge lo specialista - ma in realtà sui frutti.  La polvere lavica è molto sottile e provoca delle micro ferite alla buccia, creando seri problemi nel momento della commercializzazione dei prodotti». 

Un problema, quindi, che per il momento, va affrontato con molta attenzione, ma senza fare eccessivi allarmismi, come sottolinea lo stesso Fallica: «Fortunatamente il tarocco, la qualità di arancia coltivata nelle nostre zone, nella maggior parte dei casi è già stato raccolto e quindi già venduto - continua l'agronomo - il timore, però, rimane, per un altra qualità di agrumi, il cosiddetto Valencia, che sta maturando in queste settimane e che tra non molto ci si dovrebbe attivare per la raccolta. Ci auguriamo che il frutto non abbia subito danni irreparabili». Sulla stessa lunghezza d’onda Giosuè Arcoria, produttore agrumicolo, che ha evidenziato come nella sua azienda «i danni agli agrumi sono stati limitati visto che il grosso è stato raccolto già da qualche settimana. Per quanto riguarda i frutti rimasti sugli alberi in attesa di essere raccolti, invece, potrebbero non aver subito danni eccessivi». 

Merito del vento che ha cominciato a soffiare nella zona nelle ore successive alla caduta di cenere e che avrebbe, anche se in modo approssimativo, ripulito gli agrumeti. «Nell’immediato, comunque, abbiamo provveduto a raccogliere le arance più colpite dalla cenere e a lavarle con i macchinari di cui siamo dotati. Tuttavia - conclude Arcoria - i danni maggiori li hanno subito i produttori di ortaggi. Nei carciofi, broccoli e cavoli è rimasta la sottilissima polvere vulcanica». La Coldiretti di Catania, attraverso una nota stampa, aveva lanciato l’allarme. Precisando comunque che la situazione «è sotto controllo, ma siamo preoccupati per i danni che la cenere lavica provoca. Stiamo costantemente monitorando i paesi etnei dove è caduta la cenere. Quest'anno gli agricoltori hanno già subito pesanti danni a causa del maltempo»