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Anfiteatro romano: scritta caduta, volontario la riattacca
Ibam: «Alternativa virtuosa a sistema che non funziona»

Francesco Vasta

Cultura e spettacoli – Il signor Michele si è volontariamente occupato della rimozione delle erbacce dal bene di piazza Stesicoro e di riattaccare le lettere C e T scovate dagli archeologi e lasciate in disparte. «Basta piagnistei, spazio a chi ha voglia di fare», dice il direttore dell'Istituto per i Beni archeologici e museali. Guarda le foto

Ct. Le due lettere della sigla della provincia di Catania ci servono per raccontare non solo quello che non funziona nella gestione del patrimonio culturale siciliano ma anche per capire, secondo gli addetti ai lavori, come uscire dal circolo vizioso di poche risorse e zero strategie di cui il settore sembra essere prigioniero. C e t sono le due lettere che da oltre dieci anni mancavano dalla frase che, secondo la tradizione, ha pronunciato la martire Agata: «Per me Civitas catanensium sublimatur a Cristo», scritta che occupa il muro intorno l’Anfiteatro romano di Catania, in piazza Stesicoro. Da qualche giorno però la frase ha riacquistato un senso grazie all’intervento del signor Michele, operaio che si è volontariamente occupato anche del taglio delle erbacce cresciute durante l’inverno. È stato Michele a riattaccare la C e T al loro posto, dopo che gli uomini dell’Ibam – l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr – le avevano scovate e lasciate in disparte, nel deposito del monumento. Il volontario, quando serve, dà una mano ai ricercatori dell’Istituto diretto da Daniele Malfitana e anche stavolta non ha fatto mancare il suo contributo.

«C’è bisogno delle competenze di tutti, anche di quelle del signor Michele che riposizionando le lettere non ci ha fatto perdere altri dieci anni dietro la burocrazia», spiega il direttore, entusiasta per il rinnovo di qualche settimana fa dell’accordo fra l’Ibam e la Regione che assegna all’ente di ricerca, per un anno, la gestione della fruizione dell’Anfiteatro, esperienza già iniziata lo scorso novembre. Si baserebbe su iniziative di questo tipo «l’alternativa virtuosa a un sistema che non funziona più» che si immagina fra le mura di Palazzo Ingrassia, sede Ibam: un dialogo fra enti e, per dirla con la saggezza popolare, «fare il pane con la farina che si ha».

«Conosciamo bene i problemi che ci sono a Catania e nel resto dell’isola quando parliamo di Beni culturali, ma abbiamo voluto cambiare approccio - aggiunge Malfitana - basta con il piagnisteo e spazio alle idee, a chi ha voglia di fare». Che manchino soldi, programmazione e, ancor di più, braccia è in fondo più che chiaro a tutti: «Ma cosa facciamo di fronte a tutti i problemi, continuiamo a gridare allo scandalo oppure ci rimbocchiamo le maniche?», si chiede il docente di Archeologia, ben consapevole in realtà della «mancanza di visione» che, in ambito culturale, pare segnare tutti i livelli istituzionali. «Non voglio assolvere la Regione, che ha le sue colpe, ma sono convinto che il tempo per le omelie è finito», chiosa Daniele Malfitana.

L’Ibam così tira dritto, e dopo aver ripreso in consegna l’Anfiteatro dal Dipartimento regionale dei beni culturali, lo ha fatto ripulire con l’aiuto del signor Michele. Già stilato e avviato poi il calendario delle visite guidate al monumento, organizzate sempre con il supporto delle risorse interne e per cui ci si può prenotare online. C’è poi un’altra novità che viene dal protocollo fra Regione e Ibam: la futura apertura al pubblico dell’area archeologica d’età romana di via Crociferi, mai visitabile fin dalla conclusione degli scavi, risalente al 2006. Il sito, celato alla vista dei passanti perché al di sotto del livello della strada, custodisce i resti di un edificio monumentale di epoca imperiale, con mosaici pavimentali, marmi e affreschi. Spiega ancora Malfitana: «Lo schema sarà lo stesso dell’Anfiteatro, ripuliremo l’area e creeremo un percorso per consentirne la fruizione». Magari ancora con «l’aiuto di persone come il signor Michele, artigiani che servono a superare parolai e teorici della valorizzazione dei Beni culturali siciliani».