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Foto di: Francesco Vasta

Piazza Sciuti, riqualificazione tra disagi e speranze
«La pedonalizzazione non basta, serve una visione»

Francesco Vasta

Cronaca – La zona alle spalle di piazza Carlo Alberto è interessata, da mesi, da un piano di risistemazione da un milione e 200mila euro che promette di cambiarne il volto. Ma nell'area, dove è presente un cantiere, i residenti temono che si possa riproporre il modello della movida di piazza Teatro Massimo

Calici di vino e capannelli di avventori si fanno già strada fra auto sui marciapiedi, dissuasori fai da te ed un cantiere ancora in piena attività. Sono più vivi che mai gli interrogativi sul futuro dell’area fra via Pacini, piazza Sciuti e via Gemmellaro, pieno centro di Catania, a due passi da via Etnea e piazza Stesicoro. La zona, storico retroterra del mercato di piazza Carlo Alberto, negli ultimi mesi è stata interessata da un piano di riqualificazione da un milione e 200 mila euro che promette di cambiarne il volto. È già nata una piazzetta all’incrocio fra via Pacini e via Gemmellaro, con quest’ultima ripavimentata così lo saranno le viuzze che si intrecciano fra affascinanti palazzi d’epoca e botteghe rimaste sfitte dopo l’addio di tanti empori cinesi.

Come preannunciato lo scorso settembre dall’amministrazione comunale, alla consegna dei lavori, l’area sarebbe destinata a diventare una nuova zona a traffico limitato, ideale prolungamento della pedonalizzata via Santa Filomena e della stessa via Pacini, chiusa alle auto da tempo anche se solo sulla carta. In futuro faranno anche la loro comparsa fioriere, panchine e nuovo verde in piazza Sciuti e nei vicoli. Si tratta di interventi che già incidono nel profondo dell’assetto urbano, con inevitabili strascichi come i disagi che patiscono residenti e commercianti da mesi. Nonostante ciò, come spiegano alcuni esercenti, nessuna attività è fallita benché il calo della clientela dovuto ai lavori in corso sia stato netto ed avvertito da tutti. Piuttosto, sono nati nuovi locali e in vista della pedonalizzazione c’è già chi ha sondato il terreno per aprire a sua volta. Eppure chi segue i lavori e le vicende del quartiere, dai periodici incontri che l’amministrazione ha avuto con la gente del posto, sembra non aver tratto avuta alcuna certezza. 

«Stiamo rischiando di perdere l’occasione di risanare quest’area, pedonalizzare non basta», dice Lino Secchi, ex dirigente scolastico per diciassette anni all’istituto Campanella-Sturzo di Librino. L’ex preside è spettatore interessato della vicenda anche perché vive a Palazzo Scuderi, settecentesca dimora firmata da Sebastiano Ittar, l’edificio architettonicamente più importante di via Gemmellaro. «Il mio timore - spiega durante una passeggiata fra piazza Carlo Alberto, via Candio (rimasta esclusa dalla riqualificazione) e le stradine del cantiere - è che si replichi qui il modello di piazza Teatro Massimo, dove adesso si sconta l’assenza di visione da parte del Comune negli anni». L’accenno è al problema della movida senza regole, ormai indiscussa protagonista del quartiere intorno al teatro. Una parte di Catania in passato strappata al degrado, ma dove oggi si sarebbe «ormai persa la presenza della comunità, perché si è lasciato fare a chiunque senza regole, senza una regia». Meglio, secondo lui, accodarsi invece alla vicina via Santa Filomena, la strada dei ristoranti gourmet diventata crocevia turistico, e provando anzi a fare di più. 

Secondo l’ex preside Secchi occorrerebbe intanto intervenire con un piano commerciale calato sulla zona: «La mano pubblica deve guidare il cambiamento che stiamo vivendo qui, mi piacerebbe che si facesse spazio soprattutto alle attività culturali, al piccolo artigianato ed anche ai locali, ma con criterio». Poi, sarebbe tutta da rivedere la viabilità: «Bisogna ragionare sul traffico già a partire da via Filippo Corridori, ai veicoli offrire una nuova soluzione già fin da via Umberto; decongestionare piazza Sciuti è inevitabile se si vuole davvero lasciare spazio al verde e ai pedoni». Rimane aperto poi il tema del rapporto tra il mercato storico di piazza Carlo Alberto ed il quartiere: «La fiera condiziona la vita di un intero pezzo di città, i problemi sono sotto gli occhi di tutti così come le opportunità, ma questa è tutta un’altra storia», conclude.