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La fondazione Fava stampa le lezioni del giornalista
«I giovani sono convinti che la mafia non esista più»

Giorgia Lodato

Cultura e spettacoli – Avviata una raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding Laboriusa per distribuire nelle scuole la lezione che il cronista tenne a Palazzolo nel dicembre del 1983. «Gli studenti ci dicono che ormai sembra tutto tranquillo, che non ci sono omicidi e non succede più niente», spiega la presidente Resì Ciancio

Da Giuseppe Fava a Pio La Torre, da Giovanni Falcone a Paolo Borsellino. I primi mesi dell’anno, con le loro numerose commemorazioni, sono quelli che più ci ricordano quanto la mafia abbia saputo essere brutale e agire a sangue freddo. Ma nonostante i servizi in televisione, gli articoli sui giornali e le manifestazioni in piazza molti ragazzi ancora non riconoscono il fenomeno mafioso, che negli anni si è evoluto cambiando faccia. Una mafia che va riconosciuta e smascherata, che sta poco in strada e molto ai piani alti, anche in giacca e cravatta. Lontana da quella che si vede nelle fiction in tv, più vicina di quanto immaginiamo alla realtà che viviamo ogni giorno.

E dall'esigenza di aprire gli occhi alle nuove generazioni nasce l’idea della fondazione Fava di avviare una raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding Laboriusa, per poter stampare e distribuire gratuitamente nelle scuole del territorio cinquecento copie della lezione sulla mafia che il giornalista Giuseppe Fava fece agli studenti di Palazzolo il 22 dicembre del 1983, poco prima di essere ucciso per mano dei mafiosi.

«I ragazzi ci dicono che ormai sembra tutto tranquillo, che da anni non ci sono omicidi e non succede più niente e invece di essere gravemente allarmati dalla questione sono convinti che non esista più il problema», spiega Resì Ciancio, presidente della fondazione Fava, che spera di raccogliere in due mesi la somma di mille euro, necessaria per stampare i libretti che si leggono in meno di un’ora. «Su alcuni punti non hanno le idee chiare - continua - vedono i fenomeni ma non li sanno interpretare, anche perché non sono presenti nel testo che proponiamo non essendosi ancora consolidati ai tempi di Fava. Mi riferisco all'attività di riciclaggio che coinvolge molti centri commerciali e sale dove si scommette».

Ecco perché bisogna puntare sui giovani insegnando loro a essere più consapevoli, guardarsi intorno, imparare a vedere con occhio critico la realtà che li circonda. «Devono essere meno passivi - insiste Resì Ciancio - e interrogarsi di più. Fava sosteneva che siamo tutti responsabili dell’esistenza della mafia perché ognuno di noi ha la possibilità di fare delle scelte e invece si volta dall’altro lato. E insisteva sul fatto che i ragazzi devono imparare a riconoscerla, a capire dove sta e come si muove». Superando l'idea che la mafia sia altro da sé e distaccandosi dall’immagine dei mafiosi che commettono omicidi a sangue freddo e girano armati in mezzo alla gente.

A questo proposito durante l’anno scolastico è stato portato avanti dalla fondazione un progetto di educazione alla legalità che ha coinvolto diverse scuole della provincia di Catania, dove gli studenti sono stati invitati a leggere questa lezione, scegliere un punto di loro interesse e verificare se nel loro territorio siano ancora presenti fenomeni come il commercio di droga, il riciclaggio di denaro o il traffico di armi.

«Il riscontro è stato soddisfacente e ci piacerebbe coinvolgere più scuole l’anno prossimo, distribuendo agli studenti non semplici fotocopie, ma un libretto vero e proprio che possa rimanere come ricordo della loro esperienza». Da qui l’idea della raccolta fondi online per provare a ristampare il libriccino, già stampato in 250 copie per l’anniversario della morte del giornalista catanese, puntando sull'aiuto dei cittadini che con un piccolo contributo significativo possono fare la differenza.