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Sento doppio, i racconti non futuristi di Riccardo Marra
«Un genere che funziona perché tiene alta l'elettricità»

Mattia S. Gangi

Cultura e spettacoli – Il giornalista catanese ha presentato ieri alla Feltrinelli di Catania la raccolta di undici storie nate dalla passione per la musica, la scrittura, e dalla sua esperienza di vita nella capitale. «Trovare un editore è stato difficile, qui siamo più affezionati al romanzo, ma io amo le scene veloci» spiega l'autore

«I racconti funzionano quando tengono il livello dell'elettricità alto, per questo ho scelto questa forma invece di quella del romanzo, dove la tensione può scemare o almeno esiste maggiormente il rischio che accada». Sono queste le parole che Riccardo Marra, autore della raccolta Sento doppio, edita da Augh!, ha scelto ieri pomeriggio per spiegare la genesi e le scelte stilistiche che caratterizzano la sua prima pubblicazione letteraria, davanti a una gremita platea nella sala conferenze della Feltrinelli di Catania. Giornalista, autore e speaker radiofonico, Marra collabora con Il Fatto quotidianodal 2015 fa parte della squadra del programma Novantesimo minuto, di Raidue e, da almeno dieci anni ha lasciato il capoluogo etneo per stabilirsi definitivamente nella capitale. Proprio dalla sua esperienza romana, a contatto con le diverse culture del meridione che popolano la città, sono nati alcuni dei protagonisti delle sue storie, immersi anche se in modo diverso, in un'atmosfera metropolitana, tra parole inventate, una neo-lingua che mescola i regionalismi del Sud, e la musica

E quest'ultima, o almeno il ritmo, sembra essere il collante delle diverse istantanee scattate dall'autore che, proprio da una citazione di Smells like teen spirits dei Nirvana, e da una delirante rivisitazione vista per caso su Internet, decide di aprire il libro che unisce suoi undici racconti. Che, tra l'altro, iniziano tutti con uno stesso suono, un misterioso e quasi meccanico «Trrr Tac» che, come spiega Marra «rimanda sicuramente alle avanguardie, tanto che volevo chiamare il libro Trr Tac, non è roba futurista!, ma forse è più che altro un riferimento alla cultura pop». «Ho una passione per le scene, non sono un amante della trama - chiarisce durante la presentazione, accompagnato da Antonia Cosentino Leone e Vittorio Bertone - Basta che un momento mi lasci qualcosa e sono felice. Nel libro infatti ho inserito delle scene, nella lunghezza limitata del racconto breve, caratterizzate una descrizione secca immediata, pennellata in modo veloce». «Nel primo - continua l'autore - che si apre proprio con il rumore di una pala che cade per terra e sembra intoni le note di una canzone, ci sono due operai che commentano. Il suono è stato uno spunto quindi, per raccontare un dialogo tra un sognatore e un cinico, anch'essi pedine di una storia più ampia che, infondo prescinde dagli stessi protagonisti». 

E se in altri contesti, come quello americano, la forma del racconto è ormai quasi superata, l'autora spiega a MeridioNews le difficoltà incontrate nel trovare una realtà disposta a pubblicare e distribuire la sua raccolta. «Non è stato facile - ammette Marra - il genere ha un mercato minimo in Italia, forse perché qui si preferisce il romanzo e le raccolte sembrano quasi una cosa quasi sperimentale. Ho mandato l'opera finita a circa 50 case editrici - continua Marra - ma mi hanno risposto in tre, forse quattro». Alla fine si è dimostrata interessata la Augh! di Viterbo, una realtà con cui mi sono trovato molto bene». Le criticità più rilevanti, tuttavia, come lamentano molti emergenti, sono legate alle vendite e alla distribuzione. «A prescindere dalle presentazioni le piccole case non hanno spazio sugli scaffali, e vivono quasi totalmente di vendite online - aggiunge - che però qui da noi ancora non vanno molto. Naturalmente la parte della promozione è complicata, ma più in generale per le condizioni in cui si trova oggi il mondo dell'editoria». 

Per il futuro Riccardo punta infine su un progetto più ambizioso, quello di un romanzo anche se, come ammette egli stesso, «non so se ne sarò in grado. Quello dello scrittore è un lavoro concreto, di solito pensiamo a un tizio che scrive su un tovagliolo, a un Baudelaire, ma sono tutte cazzate». «Ci vogliono costanza e metodo - conclude - Cose che io purtroppo non ho, ma mi sto impegnando per cambiare».