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In piazza un sit-in per le persone diversamente abili
«Vogliamo essere noi a decidere del nostro futuro»

Giorgia Lodato

Cronaca – Al termine della mobilitazione l'incontro con il capo di Gabinetto del sindaco e il lancio di alcune iniziative, come quella di un forum permanente sulla disabilità. «Faremo proposte alle istituzioni e cercheremo di costruire qualcosa di positivo», spiega a MeridioNews Salvatore Mirabella dell'associazione Come ginestre

«Dobbiamo vivere oggi la nostra vita e dobbiamo viverla bene, in maniera dignitosa». Lo ripete più volte Salvatore Mirabella, presidente di Come Ginestre Onlus, nel corso del sit-in in carrozzella che stamattina ha riunito in piazza Università diverse associazioni catanesi. In piazza l'Unione ciechi, l'opera diocesana assistenza, il Consorzio siciliano di riabilitazione, l'associazione Geshan, Auspica onlus, Il Piccolo principe, l'associazione 20 Novembre 1989, confcooperative, l'associazione Punta al cuore, Il movimento spontaneo Diversamente superabili, la comunità di Sant’Egidio, Riabilitazione infantile, Il consorzio Catania al vertice, l'associazione All Sporting e il consorzio Sicilia sport al vertice.

«Non è un sit-in di protesta – chiarisce Mirabella a MeridioNews- ma serve a dimostrare la stanchezza fisica e psicologica dei disabili, che chiedono una vita normale, e a creare un forum permanente di cittadini e istituzioni per segnalare problemi e suggerire soluzioni». Adesso basta! è lo slogan della manifestazione, scelto dalle mamme dei tanti bambini con disabilità. Come Adriana Tomaselli, che fa parte dell’associazione 20 novembre 1989 ed è mamma di Damiano, 16 anni, autistico. «Per i nostri ragazzi c’è una totale mancanza di presa in carico da parte dell’Asp e delle istituzioni, dobbiamo pagarci le terapie dai privati perché quelle pubbliche sono insufficienti e siamo qui per protestare contro questo andazzo, che ci rende stanchi».  «Se le persone con la carrozzella devono venire qui non so fino a che punto dobbiamo arrivare – aggiunge - Questa gente ci toglie la dignità, ma dignità non ne hanno nemmeno loro, che dovrebbero interloquire con noi e mantenere le promesse che fanno».

Tasto dolente per molti genitori è il futuro. «Abbiamo ragazzi non autosufficienti e la nostra spada nel cuore è proprio il dopo di noi – dice Arianna, un’altra delle mamme in piazza -. Abbiamo vissuto mesi d’inferno perché hanno chiuso tutti i plessi scolastici negli istituti di riabilitazione, senza capire che le disabilità dei nostri bambini non hanno scadenze e il diritto all'istruzione non si tocca, soprattutto per chi vede la scuola come un’ancora di salvezza».

Tra i problemi all’ordine del giorno anche la mobilità, che rappresenta il primo livello di integrazione sociale delle persone con disabilità. «Dopo trent’anni la metropolitana di Catania è ancora off limits per noi, così come gli autobus che girano con tanto di logo» – racconta Francesco Falcone, 40 anni, pescatore subacqueo da due anni tetraplegico a causa di un’embolia che gli ha cambiato la vita. «Non abbiamo accesso alle poste, ai servizi pubblici, i marciapiedi sono senza scivole – racconta Falcone, che documenta tutto con il suo tablet - ho girato tutto il mondo e Catania è messa peggio del Senegal, ho moglie e un bambino e vivo con una pensione di 800 euro».

«Quello che vogliamo è difendere la nostra libertà, che fino a oggi è stata calpestata con falsi inganni, false promesse e chiacchiere – sottolinea Salvatore Mirabella - A livello regionale stiamo assistendo a una situazione che ha dell’incredibile, proprio ieri Pif, che ha sposato la nostra causa, ha deposto le armi dinnanzi all’inerzia di una Regione che dice tanto ma produce pochissimo». Ecco perché non si può più stare a guardare, ma bisogna puntare i riflettori su questa categoria, che chiede di stare al centro dell’agenda politica delle attività dell’amministrazione. «La politica non ha molta esperienza in tal senso, ma dovrebbe avere almeno l’umiltà di ascoltarci e venire incontro alle nostre esigenze». Dicono basta con fermezza e decisione e chiedono l’abbattimento di tutte le barriere. A cominciare da quelle culturali, già sufficienti secondo Mirabella «per dare un’opportunità alle persone con ridotta mobilità di vivere una vita libera come tutti e una speranza ai ragazzi e alle loro famiglie perché il futuro sia migliore di quanto lo sia stato fino a questo momento».