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Foto di: Pagina Facebook Mauro Mangano

Elezioni, nel Catanese flop dem di Mangano e D'Amico
Napoli: «Troppe divisioni interne, ma abbiamo tenuto»

Dario De Luca

Politica – Il voto in provincia di Catania restituisce le cattive performance elettorali dei candidati di Paternò e Scordia. Entrambi, seppure in modo differente, appartenenti al Partito democratico. Unica consolazione: «La brusca frenata del M5s. Ma c'è da lavorare», ammette il segretario etneo del partito

Tutti hanno vinto e nessuno ha perso. Se da un lato partiti e movimenti non vogliono ammettere sconfitte e delusioni, dall'altro - a livello prettamente locale - la radiografia del voto fornisce istantanee precise. Vittorie inattese, coalizioni ridimensionate e come sempre tanti flop, stavolta qualcuno eclatante. Il telefono di Josè D'Amico squilla a vuoto. Quello di Mauro Mangano è libero ma la telefonata viene chiusa prima della risposta. Il primo ha già modificato la foto del profilo, utilizzata per la propaganda elettorale, sui suoi canali social; mentre il secondo ha aggiornato il suo stato Facebook dopo ore di silenzio digitale. È accerchiato da alcuni sostenitori e commenta con un sottile velo d'ironia l'esito delle urne a Paternò: «Foto ricordo con quasi tutti (i miei elettori). Chi non ride mai non è una persona seria». 

Conti alla mano il sindaco paternese uscente ha perso migliaia di voti rispetto al 2012. Oggi per lui l'esito delle urne è impietoso e ha il sapore di una bocciatura, forse figlia di una lacerazione profonda dentro il Partito democratico: 1700 voti di preferenza contro i quasi diecimila di cinque anni fa, poi arrivati a quota 14mila dopo il ballottaggio con Nino Naso. Dopo un mandato, le caselle sono state invertite con il secondo vincitore diretto e Mangano medaglia di legno in una corsa a cinque per la poltrona di primo cittadino.

Tra i flop da consegnare agli annali della politica ci sono anche i dati che arrivano dalle amministrative di Scordia. Nella terra dell'arancia rossa il Pd, in uno dei rari casi in cui ha usato il simbolo nelle liste, è uscito sconfitto con D'Amico. Il tracollo si è consumato dentro una batteria composta da otto contendenti, con l'ex capogruppo al Consiglio comunale che non poteva fare peggio, chiudendo il plotone con appena poche centinaia di voti. In questo quadro il Pd rispetto al 2013, quando venne eletto sindaco Franco Tambone, perde quasi 800 preferenze. «La mancanza della maggioranza durante la sindacatura e la sfiducia al primo cittadino uscente ci ha costretti a partire con una condizione di profondo disagio», analizza a MeridioNews il segretario provinciale del Pd Enzo Napoli. Il suo partito nella provincia etnea ha corso con il simbolo, oltre che a Scodia, solo ad Aci Catena, dove ha registrato un'altra disfatta. Negli altri 18 Comuni liste civiche e tante frammentazioni: «Devo dire che abbiamo tenuto, anche se c'è comunque da lavorare. Buoni i risultati che arrivano da Misterbianco, Militello in Val di Catania e Mirabella Imbaccari. A Palagonia andiamo divisi al ballottaggio con una situazione più complessa». Tutti Comuni dove però i dem corrono senza simbolo, dentro liste civiche.

Il bicchiere però è mezzo pieno quando viene rilanciato il paragone con il Movimento 5 stelle, che in provincia di Catania raccoglie ben poco con un solo ballottaggio, proprio a Scordia: «Per loro c'è stata una brusca frenata e questo significa che a livello locale i cittadini guardano alla qualità della classe dirigente». Insomma come Nino Di Guardo insegna: «Non basta essere giovani per convincere l'elettorato». Il rammarico in casa Pd emerge anche quando si passa al capitolo Aci Catena. Dopo il clamore dell'arresto del sindaco Ascenzio Maesano e la fascia passata al traghettatore Enzo D'Agata, nominato commissario straordinario, la vittoria è andata Nello Oliveri, sostenuto dal centrodestra. Per lui si è speso in prima persona il deputato regionale Nello Musumeci, presente al comizio di chiusura. Lo scettro dello sconfitto finisce così nelle mani di Francesco Petralia. Su di lui avevano scommesso i deputati regionali Pippo Nicotra, Nicola D'Agostino, Valeria Sudano e Luca Sammartino e l'ex assessore di Catania Angelo Villari

«Resta il rammarico per questo risultato, così come si poteva ottenere un esito diverso a Nicolosi. Anche qui hanno pesato le divisioni interne», dice Napoli. Nel Comune porta dell'Etna, tra i due litiganti, il terzo diventa sindaco. Angelo Pulvirenti prevale su Antonio Rizzo e Marisa Mazzaglia. In tanti puntavano sulla seconda, ex assessora proprio a Nicolosi e presidente dell'ente Parco dell'Etna. Alla fine dei conti tra lei e Rizzo c'è stato quasi un ex aequo: 1149 voti la prima, 1136 il secondo.