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Foto di: Simone Olivelli

Tangenti Aci Catena, condannati Maesano e Barbagallo
Quattro anni di carcere e interdizione dai pubblici uffici

Simone Olivelli

Cronaca – All'uscita dall'aula del tribunale di piazza Verga, l'ex sindaco Ascenzio Maesano e l'ex responsabile dell'ufficio Finanze Orazio Barbagallo si sono abbracciati. La sentenza di colpevolezza è stata pronunciata alle 10.24 dalla giudice per l'udienza preliminare Giuliana Sammartino. Il processo riguardava i rapporti con la Halley consulting

Hanno atteso l'arrivo della giudice per un'ora. Ascenzio Maesano in piedi, dialogando con gli avvocati, Orazio Barbagallo seduto e in silenzio. Poi la sentenza per l'ex sindaco e l'ex responsabile dell'ufficio Finanze del Comune di Aci Catena è arrivata: condannati a quattro anni per il reato di corruzione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e provvisorio risarcimento di 42mila euro nei confronti del Comune catenoto. All'uscita dall'aula del tribunale di piazza Verga, Maesano e Barbagallo si sono abbracciati.

La sentenza è arrivata alle 10.24 dalla bocca della giudice per l'udienza preliminare Giuliana Sammartino. Il processo, svoltosi con il rito abbreviato, ha riguardato il rapporto che negli anni si sarebbe sviluppato tra i vertici dell'ente locale e la Halley Consulting, società specializzata nella fornitura di servizi informatici. Nello specifico, a fare scattare le indagini e il conseguente arresto dei due - oltre che dell'imprenditore Giovanni Cerami - è stata un'intercettazione nell'auto di Maesano, dove l'ex primo cittadino si trovava insieme a Barbagallo, a discutere della spartizione di una tangente da 15mila euro. La mazzetta, secondo l'accusa e le parziali ammissioni dei due imputati durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip, sarebbe servita alla Halley ad agevolare il mantenimento del servizio di gestione e manutenzione dei software utilizzati dal Comune oltre che l'aggiudicazione del progetto Home care, un affare da 252mila euro, finanziato con fondi europei.

I rapporti tra Cerami e il Comune, tuttavia, hanno radici più profonde e partono dalla seconda metà degli anni Novanta. Fatto questo che non esclude la possibilità che il rapporto corruttivo possa avere avuto una durata più lunga. L'imprenditore, in tal senso, dovrà rispondere della stessa accusa rivolta a Maesano e Barbagallo la prossima primavera, quando inizierà il processo che, nel suo caso, si svolgerà con rito ordinario.

Tornando alla sentenza di oggi, la giudice ha rigettato le richieste degli avvocati difensori - Enzo Mellia e Giuseppe Marletta per Maesano, Orazio Consolo e Giuseppe Di Mauro per Barbagallo - che avevano proposto la derubricazione del reato in corruzione per l'esercizio della funzione. È stata accolta l'attenuante legata al versamento, già effettuato, dell'ammontare della tangente al Fondo unico di giustizia. Entrambe le parti ricorreranno in Appello.

Finisce così, dunque, il primo capitolo di una vicenda giudiziaria che nell'autunno scorso è coincisa con la fine anticipata della legislatura. Maesano, infatti, poco dopo l'arresto formalizzò le proprie dimissioni - e lo stesso fece Barbagallo dalla carica di consigliere - alle quali seguì di lì a poco l'arrivo del commissario straordinario. Da oggi per l'ex primo cittadino inizierà il percorso di avvicinamento al secondo grado di giudizio, con la speranza di vedere ridotta la pena. Nel frattempo, ad Aci Catena proprio ieri si è insediato il nuovo consiglio comunale.