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Proposta di matrimonio in diretta nazionale su M2o
La voce etnea Stefania Tringali dice alla fidanzata

Flavia Musumeci

Costume e società – La speaker catanese, da cinque anni a Roma, racconta il suo rapporto con la compagna Eleonora e il percorso che l’Italia sta facendo in materia di unioni civili. L'occasione è data dalla fatidica domanda «Mi sposi?», che per lei è arrivata pochi giorni fa davanti a milioni di ascoltatori durante il Gay Village della capitale

«Vuoi sposarmi?». Una domanda che non farebbe notizia, se la proposta non fosse stata fatta in diretta radiofonica nazionale a una delle voci di radio M2o. Protagoniste due ragazze innamorate e adesso promesse. Alla formula di rito rivolta da Eleonora alla sua fidanzata seguono il silenzio e gli occhi sgranati. Poi arrivano un anello, l'abbraccio e un bacio. A ricevere la proposta è Stefania Tringali, catanese, speaker di radio M2o dove è arrivata dopo alcuni anni trascorsi dietro ai microfoni di Radio Zammù, la radio dell'università etnea. Una passione che la accompagna fin da ragazzina.

E anche lo scenario della proposta non è casuale. «Siamo l'unica radio nazionale che racconta il Gay Village di Roma, uno dei più grandi eventi lgbtqi, nato nel 2002 su idea di Imma Battaglia e da quel momento organizzato ogni anno da giugno a settembre», spiega Stefania, che ha lasciato la Sicilia cinque anni fa per la sede romana della radio del gruppo l’Espresso. In diretta vanno i racconti dell'onda pride che attraversa l'Italia, con le novità di ogni edizione e i problemi che incontrano i promotori. «In alcune città, per esempio, il Comune o la Regione non hanno dato il loro patrocinio all'evento», continua la speaker catanese. Ma on air vanno anche le dichiarazioni d'amore di chi partecipa a questa festa - «sia omosessuali che eterosessuali», precisa Stefania - che vengono condivise con gli ascoltatori. Così com'è stato per le due fidanzate.

Stefania ed Eleonora si sono conosciute proprio al Gay Village e da due anni sono una coppia. «Lei è la persona più riservata che conosca, devi cavarle le parole di bocca - racconta Stefania -. Non mi sarei mai aspettata una proposta di matrimonio con milioni di persone all'ascolto. Anche la mia collega Manuela Doriani era sconvolta, nessuno sapeva che la dichiarazione si sarebbe conclusa con un anello». Stefania è stata per anni fidanzata con un ragazzo, «con più di un ragazzo», racconta. «Sono fortunata perché a trent'anni ho scoperto che anche amare una donna è bello, anzi, per me è meglio. Ora sono felice», continua la catanese.

Eppure non tutti hanno apprezzato il gesto romantico. «L'unico sentimento che provo è di rassegnazione e fastidio, un matrimonio omosessuale è un insulto a Darwin», commenta un anonimo online. «Ho una figlia e spesso mi chiedo se sarei felice a vedere lei protagonista di una situazione del genere», continua una mamma sotto pseudonimo. E c'è anche chi contesta alla coppia di avere reso pubblico un momento così privato. A questi Stefania risponde che adesso «meno gente avrà paura». «Ho ricevuto tanti messaggi di gente che diceva "ci avete ricordato cos'è l'amore" - continua -. Non nascondo che quelli che fatichiamo ad accettare sono i commenti omofobi ed è stato difficile vederli leggere ai miei genitori - racconta -. Ho dovuto spiegare loro che c'è gente che non collega il cervello alla bocca o alla tastiera di un pc prima di esprimere un'opinione».

Passato l’imbarazzo iniziale, quindi, Stefania vive l’emozione di un progetto insieme alla sua compagna. «A trent’anni è diverso rispetto a quando vivi questi sentimenti da ragazzina - dice sicura -, a quest'età puoi dire "sto con una donna" e lo dici a testa alta». Dall'entrata in vigore della legge Cirinnà - che ha introdotto in Italia le unioni civili e permesso anche alle coppie omosessuali di formalizzare il loro rapporto - sono circa 2.800 le unioni registrate. Tante secondo alcuni, un flop per altri. «Il cambiamento lo avverti perché finalmente da italiano puoi decidere di sposarti nel tuo Paese, senza dovere andare all'estero - commenta Stefania -. Quello che dalla legge è stato stralciato, però, è la stepchild adoption e sotto questo aspetto c’è ancora molto da fare in Italia - conclude -. È assurdo che per tante famiglie serva una sentenza della Corte di Cassazione per vedere riconosciuta la loro genitorialità».