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EtnaMade, storie di chi se n'è andato ed è tornato
Da chi lavora col pistacchio a chi produce la birra

Giorgia Lodato

Costume e società – Due 28enni e un 39enne. Sono tre degli imprenditori che da questo pomeriggio e fino a domenica presenteranno i loro prodotti in piazza Immacolata, a San Gregorio di Catania. Una vetrina anche per le loro vicende personali. Da chi voleva tornare a casa, ad Adrano, a chi ha deciso di investire su un terreno di famiglia

«Ho sempre saputo di voler tornare in Sicilia, in particolar modo ad Adrano, per importare conoscenze ed esperienze maturate fuori dall’Isola». Non ha dubbi sulla sua scelta Sergio Piscione, 28 anni, fondatore insieme ai coetanei Alfredo Laudani e Damiano Russo dell’azienda Pistacchio Cerere fattore siculo. Una delle tante giovani realtà che da questo pomeriggio, e fino a domenica 10 settembre, presenteranno i loro prodotti a EtnaMade #eccellenzevulcaniche, la tre giorni allestita in piazza Immacolata, a San Gregorio di Catania, dedicata ai prodotti siculi. Creare nuove sinergie e aprire il mondo del vino a fasce d’età più giovani è uno degli obiettivi dell’evento, in cui il territorio etneo verrà raccontato attraverso i suoi prodotti e le storie di chi lo vive quotidianamente con il proprio lavoro.

Proprio come Sergio che, dopo la laurea in Management alla Bocconi di Milano e il master alla Luiss, è tornato a casa, dove circa un anno fa ha fondato con i colleghi, tutti con una famiglia di produttori di pistacchio alle spalle, l’azienda che prepara e vende al pubblico prodotti a base di pistacchio. «Volevo imparare a gestire un’azienda e capire come muovermi per esportare i nostri prodotti oltre i confini nazionali», racconta Sergio. Grazie alla collaborazione nata con la chef del Gambero Rosso Lucia Mazzullo è riuscito a conquistare i palati di diverse manifestazioni culinarie. «È lei che si occupa di curare le ricette che proponiamo al pubblico e che prepariamo nel nostro piccolo laboratorio, tra cui tanti semilavorati per pasticcerie e ristoranti». Prodotto di punta è l’arancino, riprodotto in tre varianti gourmet. «Il più famoso è quello al pistacchio, provola e pancetta. Poi abbiamo quello al nero di seppia dedicato al vulcano e quello con acciughe, burro, limone di Siracusa, mozzarella e pistacchio».

Diversa la vocazione del 39enne Antonio Lo Re, fondatore de La compagnia del fermento. «Faccio birre in casa da quando ho 17 anni ed era difficile, senza internet, recuperare le varie componenti», spiega il catanese, laureato in Scienze e tecnologie alimentari. Proprio durante il periodo universitario la sua passione ha cominciato a prendere una forma diversa. «L’idea della birra non ha mai smesso di girarmi in testa e al momento della tesi ha deciso di non trattare i soliti argomenti che ruotano attorno al vino o alle arance, puntando invece sul mio cavallo di battaglia». Ha eseguito prove di laboratorio e analisi sensoriali per analizzare meglio il processo di creazione della birra, finché un docente incontrato durante gli esami di abilitazione gli ha messo in testa il pallino di far diventare il suo interesse un lavoro. Da lì, insieme all’amico Girolamo Sidoti, è iniziata l’impresa di costruire un’azienda, nata ufficialmente nel 2013 con il montaggio dell’impianto, a Mascalucia, reso possibile anche da alcuni finanziamenti ricevuti per il progetto. 

«Entrambi avevamo altri lavori, ma abbiamo deciso di mollare tutto per specializzarci in questo campo. Sono partito alla volta di Torino, Germania e Belgio per seguire corsi approfonditi, mentre il mio socio si occupava e si occupa della qualità del prodotto». Nonostante non siano mancate le opportunità per rimanere fuori, a prevalere è stata l’idea di portare in Sicilia un nuovo bagaglio di conoscenze. «I risultati si vedono soprattutto dal punto di vista qualitativo. Sono cinque le birre prodotte all’interno del birrificio, tutte ale ad alta fermentazione e con un profilo aromatico, adatte a tutti i gusti e distribuite in Sicilia e fuori grazie all’e-commerce e alla bottega dove vendiamo direttamente al consumatore e dove a breve organizzeremo corsi e degustazioni».

È un «percorso a zig zag», invece, quello che ha portato il 28enne Sebastiano Licciardello al mondo del vino e alla Tenuta Monte Gorna. Originario di Enna, dove si è laureato in Architettura, Sebastiano ha eredito insieme alla famiglia i vigneti del nonno. «Nel 2001 – osserva - ci siamo trovati a un bivio: vendere il terreno di Trecastagni o rischiare iniziando un nuovo percorso». Alla coltivazione di uva si è aggiunta così la produzione del vino di casa, l’Etna rosso doc 2008. «Pensavo che l’architettura sarebbe stata il mio futuro, ma in questo momento sono assorbito dal vino e da progetti affini che riguardano agricoltura e imprenditoria». L’obiettivo primario resta far crescere l’azienda e inserire nuovi servizi legati alla gastronomia e a nuovi tipi di vino, ma anche lanciare prodotti diversificati come olio e distillati.