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Foto di: Benny Albo

«Recitare in Grey's Anatomy? Il sogno si è avverato»
La storia di Stefania Spampinato, da Belpasso a LA

Giorgia Lodato

Cultura e spettacoli – Ha cominciato con la carriera da ballerina, poi l'inversione di marcia che l'ha portata a Los Angeles per sfondare nel mondo della recitazione. Belpassese, 35 anni, vestirà i panni di Carina DeLuca nella 14esima serie del fortunato medical drama della Fox. «Al provino mi sentivo preparata», racconta a MeridioNews

Da piccola sognava di diventare una ballerina. Crescendo si è acceso in lei il fuoco della recitazione, che l’ha portata da Catania a Los Angeles. Fino alla conquista di un ruolo tra i medici di Grey’s Anatomy, una delle serie tv più conosciute e longeve di Fox Life, su Sky. «Un sogno diventato realtà, appena sono arrivata sul set mi tremavano le gambe e pensavo “Non ci posso credere!”». Ha ancora l’entusiasmo alle stelle Stefania Spampinato, 35 anni, cresciuta tra il capoluogo etneo e il Comune di Belpasso. Nella 14esima stagione del telefilm – in onda dal 16 ottobre - entrerà nel cast vestendo i panni di Carina DeLuca, sorella dell’italiano Andrew DeLuca, interpretato dal romano Giacomo Gianniotti.

«Ho studiato ballo fin da piccola, a 19 anni mi sono trasferita a Milano, dove ho frequentato un’accademia di danza, recitazione e canto e ho lavorato per cinque anni come ballerina», racconta l’attrice catanese, scelta tra diecimila concorrenti per la serie tv che segue da circa quattro anni. Poi Londra, per imparare l’inglese e crescere artisticamente, allargando il proprio interesse verso nuovi ambiti. Come quello della recitazione che l’ha portata in California. «Il tempo grigio di Londra era diventato pesante e anche il mio rapporto con la danza si stava incrinando – spiega Stefania –. Un po’ come quando hai una relazione spettacolare e un giorno ti svegli e non lo ami più. È stato proprio così – riflette - mi sono svegliata un giorno e ho deciso che non volevo fare più la ballerina».

Prima ha lavorato come hostess in un ristorante, poi come comparsa e assistente ai coreografi. Senza mai spostarsi da Los Angeles, porta d’accesso al mondo del cinema. «Ho fatto mille lavori e a tratti è stato pesante anche per il mio orgoglio. Accettavo solo offerte che non mi portassero via da lì, per continuare con la recitazione e tentare di sfondare in questo campo». E l’occasione è arrivata quando il suo manager è riuscito a farle ottenere un’audizione per il ruolo della dottoressa di origini italiane. «Qui siamo circa 35mila attori e si fa fatica anche solo a essere visti dal casting director. Quando succede è un mezzo miracolo, perché su diecimila nomi che vengono proposti per il ruolo solo un centinaio vengono chiamati per una chance». Che Stefania ha affrontato con determinazione. 

«Non ti dicono di quale personaggio si tratta, ti fanno recitare due scene, una più comica e una più seria. Non so esattamente per quale motivo – osserva - ma non ero nervosa come per altri ruoli, seppure minori, anzi mi sentivo molto preparata». Forse, in cuor suo, sapeva che la parte di Carina DeLuca era fatta per lei, come dimostra la conferma arrivata nel giro di 24 ore. «Ci sono qualità che abbiamo in comune, altre meno. È una persona forte, che vuole cambiare le cose con il suo lavoro, molto appassionata a quello che fa e decisamente pro donne. Mi piace tantissimo».

Nonostante i tanti personaggi che si sono susseguiti negli anni tra le corsie del Seattle Grey Sloan Memorial Hospital, Stefania si augura di riuscire a conquistare un posto nel cuore dei fan della serie. «Il personaggio è molto divertente – dice - quindi una speranza c’è, soprattutto perché dopo tutti i drammi delle ultime stagioni, questa sarà più leggera». E non smetterà di entusiasmare i seguaci delle vicende di Meredith, Alex, Arizona e tutti gli altri. «Le serie tv ormai sono seguitissime perché è cresciuto il livello degli scrittori televisivi e i budget sono altissimi, tant’è che spesso ogni puntata viene costruita come un micro film». 

Un’industria, quella che ruota attorno alle serie televisive, che attrae sempre più attori affermati e registi, che trovano spazio per essere più creativi rispetto ai prodotti televisivi standard. E questo vale anche quando è la medicina a farla da padrone. «Il medical drama è un genere fortunato – commenta Spampinato –. Tutti, purtroppo, finiamo in ospedale per un motivo o per un altro, è una cosa che accomuna e coinvolge tutto il mondo, e alla fine è quasi inevitabile appassionarsi». Il suo primo amore, comunque, resta il cinema. «Recitare nei film è ciò che vorrei, anche se il livello della televisione oggi è talmente alto che dedicarsi a entrambe sarebbe come vincere al lotto».