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Centro storico, le lunghe notti bianche dei residenti
«Non chiamiamola più movida, è uno schifo totale»

Marta Silvestre

Cronaca – Si è arrivati alla protesta dei lenzuoli, da parte degli abitanti delle strade nel cuore di Catania, contro il degrado sotto casa: musica a volume altissimo,vie invase da tavoli abusivi, zone pedonali non rispettate, assenza di forze dell'ordine e istituzioni. «Basta vivere da reclusi a casa nostra», raccontano. Guarda video e foto

«Avevamo pensato di vendere la casa e andare via. È impossibile vivere qui in mezzo all'assoluta inciviltà». Qui è il centro storico di Catania e a parlare sono i residenti e i componenti dei comitati di quartiere esasperati da quella che definiscono la «totale sregolatezza» della vita notturna delle vie del cuore del capoluogo etneo. Musica assordante fino all'alba, tavolini abusivi che occupano il suolo pubblico, Ztl che esistono solo sulla carta e di cui nessuno tiene conto, controlli da parte delle forze dell'ordine quasi totalmente inesistenti. «Questa non è movida, è uno schifo totale, noi lo chiamiamo il fiume d'alcol - lamenta a MeridioNews una residente della zona di piazza Mazzini - Io ho 38 anni, non sono una vecchia bacucca che sta a casa tutte le sere, però qui la situazione peggiora sempre di più. La moda di adesso - racconta - è acquistare la birra a prezzi minimi, parliamo anche di due birre a 1,50 euro, nelle piccole botteghe in via Auteri che restano aperte anche fino alle due di notte e, contro ogni regolamento, vendono alcol in bottiglie di vetro anche a minorenni». 

Di fronte c'è un istituto comprensivo con una scuola materna e una elementare e «ogni mattina i bambini e i genitori - denuncia la residente - sono costretti a entrare facendo lo slalom fra le bottiglie di birra vuote abbandonate lì davanti e le chiazze di pipì che i giovani ubriachi fanno ogni sera davanti alle porte delle nostre case». I giorni più complicati per chi vive nella zona sono il lunedì, il venerdì e il sabato, quando i locali organizzano le serate. «Noi viviamo da reclusi a casa nostra con i condizionatori perennemente accesi e doppi e tripli vetri a tutte le finestre sempre chiuse, non sentiamo mai la televisione e dormiamo, si fa per dire, con i tappi alle orecchie». A parlare è Nino Ferlito che nel centro storico di Catania, e precisamente in via Pulvirenti, ci vive da oltre 35 anni. 

«Qui ognuno che si apre un locale è convinto di poterne fare una discoteca e di essere il padrone del quartiere. La musica nei pub della zona è sempre a un volume altissimo tanto da far tremare i muri delle nostre abitazioni. Abbiamo fatto numerosi esposti negli anni e chiamiamo i vigili urbani quasi ogni sera ma - spiega il componente del comitato dei residenti che da anni porta avanti questa battaglia - al telefono la prima cosa che ci chiedono è se stiamo chiamando da altri locali per screditare la concorrenza. Quando poi arrivano, senza neanche scendere dalla macchina, dicono semplicemente ai proprietari di abbassare la musica senza nemmeno fare un verbale». Mentre il quartiere cambia, i residenti si sentono abbandonati anche dalle istituzioni. «Li abbiamo incontrati varie volte attorno a un tavolo per il decoro - dicono - abbiamo fatto insieme a loro anche delle passeggiate in giro per il quartiere per far toccare con mano la situazione, ma non è cambiato nulla». Circa due settimane fa gli abitanti della zona si sono inventati un nuovo modo di esprimere il loro disagio: la protesta delle lenzuola. «Quelle bianche a noi non servono - spiega Ferlito - abbiamo deciso di scriverci sopra dei brevi slogan con le nostre problematiche per fare in modo che diventino un documento simbolo della nostra denuncia».

Da qualche tempo, la presunta mala gestione della movida catanese si sta allargando anche a via Paternò, via Penninello, via Landolina e via Gisira. «Per chi viene da fuori a passare qualche oretta della serata può anche essere piacevole - commenta Ferlito - ma noi residenti del centro storico siamo arrivati al limite della sopportazione. Ogni zona poi - spiega - ha le proprie problematiche più specifiche: quella della musica assordante unisce tutto il quartiere e in piazza Scammacca c'è persino un locale che mette gli altoparlanti nel balcone del primo piano. Su via Pulvirenti - continua - c'è invece la questione del quadrilatero della Ztl (via Etnea, via Mancini e via Monsignor Ventimiglia) che esiste solo sulla carta e dove, in realtà, chiunque entra, esce e parcheggia anche senza pass».

Il problema delle Ztl non rispettate riguarda pure via Penninello e via Landolina, ostruite da tavolini dei locali sia a destra che a sinistra della carreggiata, spesso occupanti anche i marciapiedi. «Noi chiediamo che il territorio venga controllato di più e meglio e che cambi anche un po' la qualità dei locali ospitati nel centro storico - affermano ancora i residenti - specialmente in un momento critico come questo in cui assistiamo anche alla continua nascita da sale gioco». Chi denuncia questa situazione avrebbe anche pagato con parabrezza e tergicristalli dei loro mezzi danneggiati e anche qualche auto vandalizzata o bruciata. «Abbiamo fatto numerose segnalazioni alle istituzioni locali e alle forze dell'ordine in merito a quanto accade nella zona - precisa il consigliere della I municipalità Davide Ruffino - ma l'unica questione che, anche se solo in parte, è stata risolta è lo spaccio di droga che avviene in piazza Teatro Massimo lato palazzo della Finanza. La mia preoccupazione - conclude - è che i controlli non siano costanti, che gli interventi restino sporadici e che non si trovi una soluzione definitiva al disagio dei residenti».