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Foto di: Basilio Orfila

Aci Catena, al via processo per caso gettonopoli
E il Comune decide di non costituirsi parte civile

Simone Olivelli

Cronaca – Sono sette gli imputati. Tra loro anche gli attuali presidente e vicepresidente del consiglio. Per tutti l'accusa è di truffa e falso. La giunta Oliveri, ufficialmente per mancanza del numero legale, non ha votato la possibilità per l'ente di prendere parte al processo. Rinunciando di fatto alla possibilità di chiedere i danni 

Ha avuto inizio questa mattina, alla prima sezione penale del Tribunale, il processo per il caso Gettonopoli ad Aci Catena. L'inchiesta, nata ad aprile dello scorso anno in seguito alle denunce del Movimento 5 stelle e dell'associazione Aci Catena bene comune, ha riguardato all'inizio 15 consiglieri comunali, verso i quali la procura ha ipotizzato l'accusa di truffa e falso in merito alle condotte tenute durante le sedute di commissione. In particolare ci sarebbero stati casi di compresenza e successivi interventi di falsificazione dei verbali per nascondere i comportamenti illeciti. 

Il procedimento, successivamente, ha visto ridurre il numero dei politici coinvolti: sono state infatti undici le richieste di rinvio a giudizio fatte dal pm Fabio Regolo: a marzo il gup ha deciso di accoglierne soltanto sette. Questi ultimi da oggi dovranno cercare di difendersi dalle accuse davanti alla giudice Grazia Caserta. Si tratta di Giuseppe Aleo, Venerando Sapuppo, Salvatore Leonardi, Pippo SorbelloLuigi Citraro, Gianluca Grancagnolo e Pippo Urso. I primi quattro sono tutt'oggi consiglieri facenti parte della maggioranza a sostegno del sindaco Nello Oliveri, eletto dopo la chiusura delle indagini. Sapuppo e Aleo, inoltre, rivestono al momento le cariche di presidente e vicepresidente del Consiglio comunale. I compensi contestati dall'accusa vanno dai 1296 euro di Grancagnolo ai 51 euro di Leonardi.

L'udienza di oggi ha registrato un difetto di notifica per gli imputati Aleo e Leonardi, e la giudice ha rinviato la trattazione delle loro posizioni al 9 marzo 2018. Data la regolarità delle notifiche per tutti gli altri, Caserta ha deciso di stralciare le loro posizioni, passando alle questioni preliminari. 

Alla vigilia del processo a tenere banco è stata la questione relativa alla possibilità per il Comune di costituirsi parte civile. Una decisione che alla fine non è stata presa e che era stata anticipata dalla polemica del Movimento 5 stelle che, giorni fa, ha lamentato la poca chiarezza con cui la giunta Oliveri ha gestito una vicenda che senz'altro ha creato degli imbarazzi. E se ufficialmente non si è arrivati a una scelta per una questione burocratica - la mancanza del numero legale durante l'ultima riunione tra sindaco e assessori - fonti vicine all'amministrazione parlano di una precisa volontà politica di non votare la costituzione di parte civile.

La decisione, su cui la maggioranza potrebbe nelle prossime ore esprimersi con una nota ufficiale, in caso di condanne lascerebbe immutata la questione di restituzione delle somme percepite illecitamente dagli imputati, ma chiuderebbe le porte ai risarcimenti per eventuali danni d'immagine arrecati all'ente. O meglio, rinvierebbe la partita a una causa civile che il Comune dovrebbe intentare ad hoc. Ipotesi che, data la posizione politica appena assunta, parrebbe poco verosimile. A costituirsi parte civile, invece, è stato il Codacons, che già all'indomani dell'indagine aveva annunciato questa intenzione. A riguardo, uno dei legali degli imputati, l'avvocato Giuseppe Lo Faro, ha sollevato una questione in merito alla legittimità di questa richiesta. La giudice che ha rinviato a marzo la decisione.