Chiudi ✖
15

Lavoro, Mirabella Imbaccari-Germania solo andata
Un bus settimanale e corsi di lingua a basso prezzo

Marta Silvestre

Formazione e lavoro – Questa tratta dell'emigrazione esiste già dalla fine degli anni '50. Un lungo periodo in cui uomini e tradizioni si sono radicate in particolare nei Paesi di Sindelfingen, Schöneich e Calw. E presto il Comune farà un gemellaggio. «Non vogliamo illudere gli aspiranti emigranti», racconta una docente a MeridioNews

Nel Catanese, giovani e meno giovani di Mirabella Imbaccari imparano il tedesco in una scuola di lingua nata apposta per gli aspiranti emigrati. Il Paese che ha dato i natali anche al noto risolutore di dubbi informatici, Salvatore Aranzulla, è al primo posto per la provincia di Catania - e al nono per tutta la Sicilia - per incidenza di iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero. Secondo i dati analizzati nel Rapporto italiani nel mondo 2017 realizzato da una commissione scientifica della fondazione Migrantes, al 1 gennaio 2017 la popolazione Aire di Mirabella Imbaccari è di 6.208 persone, contro i 4.832 di popolazione residente con una percentuale di incidenza Aire del 128,5. Ancora oggi c’è un autobus settimanale diretto a Sindelfingen, dove c'è la sede della Mercedes. Altre mete fisse dei mirabellesi nel sud della Germania sono Schöneich, dove lavora come consigliere comunale il mirabellese Gaetano Venezia, Böblingen e Calw dove ogni settembre si svolge la festa della patrona di Mirabella Imbaccari, Maria Santissima delle Grazie.

«Ciascuno di loro ha la propria storia ma, dal 18enne al 55enne, hanno tutti la stessa forza e la stessa disperazione che fa da motore per farli mettere in gioco e reinventare andando via da qui». È così che Nadia Centorbi, docente del centro di mediazione culturale La Fenice traduzioni presenta i circa 40 corsisti che ogni anno frequentano la sua scuola. Lei stessa, mirabellase di 36 anni, ha lavorato in Germania come insegnante di tedesco per stranieri, «il mese dopo il mio rientro nel 2013 ho subito dato vita - racconta a MeridioNews - a quello che è molto più di una scuola di lingue». Dalle conoscenze di base per chi parte sapendo di aver già trovato un lavoretto tramite un familiare che vive già lì ai corsi di perfezionamento per i laureati in materie scientifiche o umanistiche che scelgono di emigrare per trovare un lavoro più qualificante. Un'ora di lezione costa solo cinque euro e gratuitamente vengono organizzati anche corsi di orientamento, workshop e seminari di cultura tedesca e incontri con sindacalisti tedeschi. «Il vero problema è che abbiamo una sola aula con dieci posti e non riusciamo a far fronte a tutte le richieste che ci arrivano - dice Nadia che si divide anche con i corsi da tenere all'università di Messina e di Catania -. Il senso del centro culturale è quello di fornire una cassetta degli attrezzi a chi decide di partire, soprattutto per fare in modo che non si ripetano i meccanismi della vecchia emigrazione che era anche emarginazione».

La scuola di lingue, dunque, non si riduce a preparare gli aspiranti emigranti solo a livello linguistico. «Molti vengono qui per farsi tradurre il curriculum, per farsi aiutare nella ricerca di una prima sistemazione per la casa o addirittura anche per il lavoro. Il punto fondamentale - spiega la docente - è non illudere nessuno: la Germania non è più l'Eldorado che poteva rappresentare una volta quando si partiva con la valigia legata con un filo». Uno dei primi corsisti de La Fenice è stato Salvatore Gona, mirabellese di 35 anni intenzionato a partire a breve alla volta della Germania. «Ho sempre fatto lavori d'ufficio e segreteria ma non ho una vera professione in mano, per questo - spiega Salvatore - sto studiando molto la lingua anche perché adesso anche lì il mercato del lavoro è cambiato, c'è molta più concorrenza e non ci sono più i datori di lavoro che aspettano gli emigranti alla stazione per accaparrarseli». Ha già sondato il terreno andando in Germania due volte facendo il viaggio con l'autobus che parte proprio da Mirabella Imbaccari. «La traversata della speranza - racconta - può durare fra le 25 e le 30 ore. Stando lì per qualche tempo ho capito che, quando mi trasferirò non voglio seguire le orme dei miei compaesani che sanno solo la lingua di strada e vivono rinchiusi nel loro ghetto».

Quello dei mirabellesi che emigrano nella parte sud della Germania è un fenomeno risalente alla fine degli anni '50 «dovuto - afferma al nostro giornale il vice sindaco Filippo Granato - anche alle difficoltà economiche delle nostre zone. In molti centri urbani ci sono i cosiddetti circolini composti da intere comunità di mirabellesi. In pratica - aggiunge - sono più gli emigrati che i residenti a Mirabella Imbaccari». Nello scorso mese di settembre, una delegazione dell'amministrazione mirabellese, con a capo il primo cittadino Giovanni Ferro, ha fatto un viaggio nel comune di Schöneich dove all'unanimità il consiglio comunale ha approvato la delibera per un gemellaggio fra le due cittadine. «In quell'occasione - spiega il sindaco - abbiamo anche presentato il nostro progetto sugli scambi culturali e commerciali che sembra andato a buon fine tanto che, lo scorso 12 ottobre, abbiamo già ospitato a Mirabella Imbaccari 30 imprenditori tedeschi del settore agroalimentare e industriale». Interessati in particolare a conoscere le aziende agricole del territorio «hanno apprezzato in modo particolare i nostri prodotti tipici come l'asparago, lo zafferano, le spezie, le mandorle e ne sono rimasti entusiasti al punto che si sono impegnati a esporli nelle loro attività commerciali».

Oggi, a chi decide di raggiungere la Germania viaggiando con lo storico autobus delle ditte private, si aggiunge anche un tipo di emigrazione più moderna fatta di chi parte in aereo. «Lo svuotamento del paese, per certi aspetti è sicuramente negativo - commenta Ferro - ed è anche per questo che cerchiamo di intessere relazioni per cercare di favorire le imprese locali. Per noi - aggiunge - questa realtà è un'arma a doppio taglio, dobbiamo lavorare soprattutto per rinsaldare il cordone ombelicale altrimenti le nuove generazioni finiranno col dimenticare la propria terra natia».