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Foto di: Andrea Tisano

Villa Bellini, il flash mob rosa di Non una di meno
Dalle intitolazioni simboliche alla corsa della vulva

Andrea Tisano

Costume e società – I nomi dei busti nel viale degli uomini illustri sono stati coperti dalle attiviste con dei cartelli rosa, in memoria delle donne che la Storia rischia di cancellare. Tra le presenti, le attiviste di RivoltaPagina, Queer Catania, Link e Thamaia. «Momento di confronto tra femminismi diversi», dicono. Guarda le foto

Una macchia rosa nel cuore verde (e blu) di Catania. Sono le femministe del movimento Non una di meno, che hanno scelto di celebrare così la giornata mondiale contro la violenza sulle donne: sfilando nel viale degli uomini illustri di villa Bellini, per un'ora trasformato in «viale delle donne illustri».

Eccoli, i busti seriosi che ogni giorno scrutano torvi dall'alto: le attiviste li hanno circondati, uno per uno, e - armate di nastri, di parrucche e di cartelli (tutto di un rosa violento) - li hanno agghindati a festa. Al collo di ognuno di loro – dei Caronda, degli Stesicoro, dei Rapisardi – a coprire i loro illustrissimi, seriosissimi nomi, hanno appeso un cartello: ciascuno con la foto, il nome e la biografia di illustri donne della storia, finora estromesse dal luogo simbolico al centro della città. Non più Caronda, Stesicoro, Rapisardi, ma Goliarda Sapienza, Carla Lonzi, Anna Maria van Schurman.

«Anche la cancellazione è violenza» gridano i cartelli apposti all'ingresso ovest del giardino. È la cancellazione dalla memoria storica collettiva dell'operato femminile, la violenza che l'iniziativa di oggi vuole denunciare. «In modo un po' dissacratorio, volutamente. Ma anche giocoso», ammette Emma Baeri – fuor dall'anagrafe Baeri Parisi, per restituire dignità al cognome materno – veterana del movimento femminista catanese, presidente di RivoltaPagina. «Il “viale degli uomini illustri”... Come si fa a non mettergli addosso collane e parrucche? È irresistibile» sorride. «Abbiamo voluto spostare lo sguardo dalla violenza fisica, nelle strade, dal sangue, alla violenza culturale» continua Baeri. «Perché gli uomini non nascono violenti, lo diventano. E tutto parte dalla cancellazione delle donne dalla storia, che è violenza a sua volta. È come una damnatio memoriae. Per questo lavoriamo sul senso comune: vogliamo che nei libri di storia, di letteratura, di scienze le figure femminili rilevanti arrivino. Per questo - continua - dal 2014 seguiamo il desiderio di rigenerare queste donne, di portare alla luce le loro vite e le loro opere».

Ma RivoltaPagina, che pure ha messo a disposizione il proprio lavoro, è solo una tra le associazioni che hanno aderito al movimento Non una di meno. «Rivoluzionario non è tanto il singolo evento, che in sé rischia di essere retorico» dice la giovane Francesca Milone, vicepresidente di Queers Catania, «quanto piuttosto il confronto che si è creato tra tutte le associazioni che, pur con sfumature diverse, condividono l'idea femminista, da Thamaia a Link. E questa è una novità, perché tradizionalmente le sfumature causano rotture».

Senza più rotture, senza più sfumature, generazioni di femminismo dagli anni Settanta a oggi si sono riversate sul viale, e al grido martellante di «Non una di meno!» si sono gettate in un'ultima, scherzosa, dissacrante «corsa della vulva» sotto gli occhi torvi e seriosi degli uomini illustri.