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MeridioTrotter #2: Catania canta come Napoli
Il viaggio nel cuore della musica neomelodica

Luisa Santangelo

Cronaca – Business, malavita e passione. Tre ingredienti che costruiscono il mondo degli artisti etnei che si esibiscono in napoletano. Tra le vecchie glorie e la nuova generazione, fatta di parenti eccellenti ma anche di facce pulite. Questo episodio del nuovo format di MeridioNews parte da qui. Guarda il video

In piazza Palestro, al Fortino, pulsa il cuore napoletano di Catania. È da lì che parte il nuovo viaggio di MeridioTrotter, alla scoperta del mondo che ruota attorno agli artisti neomelodici. «Tutti li chiamano così, ma non sono neomelodici, sono napoletani. Se cantano un po' in napoletano, un po' in italiano, un po' in altre lingue tipo lo spagnolo, sono del genere napuligne», spiega a MeridioNews Franco Nobile, manager di esperienza ventennale e fondatore del Comitato feste del quartiere: un gruppo di residenti e commercianti che, ogni anno, organizzano un grande evento all'ombra di porta Garibaldi.

Come quello - impresso nella memoria del rione - in cui a  suonare insieme furono Gianni Celeste e Gianni Vezzosi. O quello che, tre anni fa, ha lanciato l'adesso 15enne Matteo Milazzo, diventato una star anche sul grande schermo grazie alla partecipazione al film Malarazza, nelle sale cinematografiche a novembre 2017. Un mondo fatto di spettacoli in strada, che la città dei caffè concerto ignora. Nonostante sia non solo una passione che unisce migliaia di catanesi, ma anche un business non indifferente: le feste in piazza fanno il paio con gli appuntamenti privati, per cui si pagano migliaia di euro. Cifre che dipendono anche dalla popolarità degli artisti: su YouTube i video collezionano milioni e milioni di visualizzazioni. In alcuni casi sfruttando temi che ammiccano alla criminalità organizzata. O che la esaltano.

«Io in casa mia non ho neanche un disco di musica napoletana», interviene Giuseppe Santonocito, la cui famiglia da tre generazioni manda avanti lo studio di registrazione GS records. «Prima di cominciare ascolto Natalie Cole, americana, o un po' di musica classica. E così mi preparo agli artisti napoletani. È il mio mestiere». Da quelle stanze tra Cibali e Nesima sono passati decine di cantanti neomelodici e l'investimento in strumentazione, negli anni, è stato di decine e decine di migliaia di euro. «Ho fatto tante cose nella mia vita - continua Santonocito - Non mi sento ghettizzato perché faccio neomelodica, come la chiamano». Anche perché, i pregiudizi non intaccano gli affari: «Magari uno c'ha il disco in macchina, poi arriva al corso Italia e lo cambia. Avvocati, dottori... Da una strada all'altra diventano altolocati», commenta Nobile. Mentre Peppe D'Agostino, cantante della sua scuderia, annuisce: ha 36 anni e di mestiere fa l'autista dei mezzi della nettezza urbana del Comune di Catania. «Lavoro da una vita - dice - Ma la passione per la musica non la lascio».