Stelle di magma sui fondali oceanici delle Hawaii
La scoperta del geologo catanese Roberto Spina

Giorgia Lodato

Formazione e lavoro – In poche ore ha avuto risonanza a livello nazionale e internazionale, suscitando l'interesse di importanti riviste americane di settore. E il catanese Spina, che porta avanti lo studio in modo indipendente, sogna un futuro nella ricerca. «Se ci fosse l'opportunità non ci penserei due volte», dice a MeridioNews

Un centinaio di strutture a stella formate da magma, quasi perfettamente simmetriche, cosparse sui fondali oceanici delle isole Hawaii. È questa la scoperta scientifica che in poche ore ha messo al centro dell’attenzione di addetti ai lavori e riviste di settore nazionali e internazionali il geologo catanese Roberto Spina, facendo schizzare in alto il numero di visualizzazioni del suo profilo Linkedin, oltre un migliaio in poche ore. «Ho caricato subito un post sul social network e ho pubblicato la scoperta su una rivista internazionale, dopo aver ricevuto svariate richieste da giornali scientifici interessati a questa ricerca che potrebbe avere effetti anche sulla formazione delle isole Hawaii e sugli studi sul sistema immunitario delle popolazioni che ci vivono», commenta a MeridioNews Spina, laureato a Catania in Geologia e in Informatica.

Dopo una serie di pubblicazioni e tre tentativi di entrare a far parte del dottorato di ricerca all’università di Catania – per cui è risultato idoneo avendo superato scritto e orale, ma a cui non ha avuto accesso sempre per due o tre posti - ha deciso di agire in maniera indipendente, concentrandosi sulla ricerca che oggi lo ha reso popolare negli States ed editor del Journal of environmental geology, per cui sta preparando un numero speciale che verrà pubblicato a fine marzo.

«Non è facile gestire queste improvvise attenzioni, anche perché la prima informazione che chiedono riguarda l’università con cui collabori, mentre io porto avanti la mia ricerca in modo autonomo, e non è per nulla semplice», chiarisce il geologo, che vanta collaborazioni con l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e con la Società geologica americana. «Analizzando delle zone all’interno delle placche tettoniche, scendendo nella profondità dell’oceano con Google Earth, ho notato che c’erano strutture molto particolari, create dalla natura, che mi hanno lasciato sorpreso. All’inizio credevo fossero artefatti, false immagini, ma ho iniziato a osservare con maggiore attenzione i fondali oceanici delle isole Hawaii, una zona che dal punto di vista geologico è un rompicapo perché ci sono dietro teorie su come si sono formate che non convincono tanto», spiega Roberto Spina ripercorrendo le tappe principali di uno studio che porta avanti da più di un anno e mezzo.

«Ho studiato determinate zone chiamate underplating, sotto placca, dove si verifica un’attività vulcanica particolare». Così, analizzando l’area in 3d, Spina si è casualmente accorto di queste strutture a stella, di cui ha potuto misurare gli angoli grazie al supporto di potenti software di grafica. «Sono quasi tutti uguali, praticamente simmetrici, e tutti formati dall’azione combinata di magma e gas profondi da cui hanno origine piccoli crateri sottomarini». Ne ha contate 92 di stelle, ma ce ne sono tantissime altre, probabilmente risalenti al periodo dei dinosauri, anche se è necessario approfondire gli studi per scoprire il periodo esatto.

«All’inizio era come risolvere un puzzle, un grosso enigma, ma dopo ricerche, tentativi, esperimenti e varie prove sono riuscito a misurare la lunghezza delle braccia di ogni stella – che sono il prodotto della coalescenza di piccoli crateri emisferici, definiti pockmarks, forse dovuti ad esplosione di metano - che è di circa 8 chilometri, una media tra i 4 e gli 11 riscontrati finora e capire che probabilmente una delle possibili spiegazioni della simmetria è legata al fatto che il terreno su cui si sviluppano è omogeneo».

E mentre i risultati dei suoi studi stanno avendo proprio in questi giorni grande riscontro e risonanza, il geologo catanese pensa già a individuare altre zone in cui il fenomeno si presenta. Perché il sogno resta sempre quello di poter lavorare nel campo della ricerca. E se dovesse capitare un’occasione importante, non se lo farebbe di certo ripetere due volte. All'estero ovviamente, dove la meritocrazia viene premiata e c’è posto, si spera, per i nostri meritevoli ricercatori. «È un impegno che richiede sacrificio e che espone anche a dei rischi, ma alla fine, come è stato dimostrato, il lavoro e la fatica ripagano».