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Teatro Massimo, alla prima la star è Mattarella
L'eroina mondana di Puccini e la scena rubata

L'apertura della stagione lirica 2018 ha avuto un ospite d'eccellenza. Che ha catalizzato l'attenzione del jet set catanese, arrivato in blocco per osservare il palco reale. Da cui l'inquilino del Quirinale ha l'occasione di vedere uno spettacolo spesso considerato minore. Ma vivacissimo e «quasi protofemminista»

Andrea Tisano

Foto di: Andrea Tisano

Foto di: Andrea Tisano

Le sale del Bellini frizzavano di eccitazione, ieri sera, all'apertura della stagione lirica 2018. Forse perché il direttore artistico ha scelto di aprire con un'opera inconsueta e ardita, la Rondine di Puccini? Francamente: no. L'aria sembrava percorsa piuttosto dall'attesa. E perfino Magda – la rondine interpretata dal soprano di fama internazionale Patrizia Ciofi – rischiava di essere oscurata dalla vera star della serata: Sergio Mattarella. Dopo la visita istituzionale a Librino, il presidente della Repubblica ha accettato l'invito a teatro del sindaco Enzo Bianco, ed è subito circo.

Già all'ingresso, in una blindatissima piazza Teatro Massimo è palpabile un clima da Italia umbertina. E quando lo Stato sfodera l'artiglieria pesante – tra metal detector, unità cinofile, gendarmi, corazzieri e poliziotti – il jet set catanese non può essere da meno. Però attenzione a scegliere con cura il gioiello: sai che vergogna se il metal detector ti stana la bigiotteria. Passata la trafila dei controlli, può iniziare la sfilata vera e propria. Sfilata all'ingresso, sfilata per le scale, sfilata nel foyer. Neanche a dirlo, dopo tanta toeletta l'idea di andarsi a sedere in poltrona e farsi i fatti propri sembra criminale. E anche una volta che l'hostess esasperata – pungolata dal poliziotto altrettanto esasperato – ti ha fatto sgombrare e ti ha scortato al palchetto, non ti dai per vinto e resti pervicacemente in piedi, a svettare dietro la balaustra, con l'irrefrenabile voglia di sporgerti, a rischio caduta. 

Perché, dalla platea alla galleria, tutte le teste sono rivolte al palco reale da cui l'inquilino del Quirinale farà la sua apparizione, tutte scattanti a ogni più impercettibile movimento dell'angosciante tenda rossa. Un mal di testa. È lui, non è lui? È lui. Mano sul cuore, la scolaresca si unisce al coro del Bellini nel cantare l'inno di Mameli. E finalmente si può aprire il sipario. E ti sembra di rivedere il jet set catanese come in uno specchio. Ma non è una persecuzione, è solo la Parigi del Secondo Impero che fa da sfondo alla vicenda di Magda, donna di mondo insoddisfatta del suo stile di vita e alla ricerca di un amore autentico. Che le sembrerà di poter trovare in Ruggero (Giuseppe Filanoti). Ma l'idillio non dura a lungo: Magda non riesce a rinunciare al proprio passato («Trionfando sono passata tra la vergogna e l'oro!») per diventare la docile moglie di Ruggero in Provenza, e torna a Parigi. 

Un finale innovativo, quello di un'eroina mondana non destinata alla redenzione o alla morte, definito «quasi protofemminista» (una sorta di anti-Traviata) dal direttore d'orchestra e regista Gianluigi Gelmetti, strenuo difensore del valore di quest'opera da sempre considerata minore. Gelmetti ne ha approfittato per attenersi a un'esecuzione più vicina all'originale, senza dover sacrificare l'armonia alla melodia come da tradizione consolidata. La musica è infatti un flusso continuo, non una mera giustapposizione di arie, come flusso continuo è l'azione, resa vivacissima dalla comicità di Lisette (Angela Nisi), l'esuberante serva di Magda in cerca di amore e fortuna. Ma nulla vale per gli abbonati della prima ora. Per il jet set la Rondine non ha spiccato il volo, e attende un pubblico più generoso. Chiuso il sipario, sparito Mattarella, il circo può smontare le tende.

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