Foto di: HJR

Rifiuti, lavoratori ex Oikos arrampicati sul Comune
Accampati sul balcone del sindaco da questa notte

Luisa Santangelo

Formazione e lavoro – Sono arrivati a notte fonda, su un mezzo a motore con un cestello meccanico. Strumento che poi è stato issato fino all'altezza della ringhiera di Palazzo degli elefanti, per permettere ai sei operai di scavalcare e fermarsi sulla facciata del municipio. «Vogliamo essere integrati nella raccolta rifiuti», dicono. Guarda le foto

Sono arrivati a notte fonda, intorno alle due e mezzo, a bordo di un mezzo a motore con un cestello meccanico. Strumento che poi è stato issato fino all'altezza del balcone della stanza del sindaco, a Palazzo degli elefanti, dove sei lavoratori ex Oikos si sono barricati. La protesta è andata in scena in piazza Duomo fino alle 11 e lo striscione che sventolava sul municipio era chiarissimo: «Basta vane promesse, ridateci lavoro, dignità e speranza». Ed è stato ritirato, ufficializzando lo scioglimento dell'occupazione, solo quando è arrivata la rassicurazione che il primo cittadino Enzo Bianco li riceverà nel pomeriggio. «Non chiediamo molto, vogliamo soltanto un impiego», racconta a MeridioNews Antonio Bonomo, uno degli operai che da stanotte è accampato sulla facciata del Comune. «Circa nove mesi fa, quando è stata chiusa la discarica di Valanghe d'inverno a Motta Sant'Anastasia (poi riaperta, ndr), io e i miei colleghi siamo stati licenziati dalla ditta Oikos», spiega Bonomo. Una ventina di persone in tutto, mandate a casa in un momento in cui i rifiuti dovevano fare i conti con un caos di ordinanze regionali, oltre che con la consueta emergenza.

«S'immagini cosa significa, con famiglia e tutto il resto, rimanere senza lavoro quando si aveva un contratto a tempo indeterminato e si pensava di potere stare tranquilli». La procedura, all'epoca, era stata quella canonica: prima la mobilità, poi il licenziamento. «E le promesse, le rassicurazioni: abbiamo lavorato per un paio di mesi nell'appalto della raccolta dei rifiuti di Catania, ma siccome non eravamo stati assunti per quello non siamo stati integrati dal consorzio Sen.Eco.». Quello che ha vinto il mini-bando e che lavora in proroga nel capoluogo etneo da ormai quasi un anno. «Vogliamo essere reintegrati - continua il lavoratore - Stiamo aspettando risposte».

L'obiettivo dichiarato è quello di essere inseriti, anche loro, nel cosiddetto bacino prefettizio. Cioè quell'elenco di lavoratori, licenziati da altre aziende, tutelati direttamente dalla prefettura catanese. Una lista di persone che dovrebbe avere una corsia preferenziale nel caso di assunzioni in appalti pubblici. Allo stato attuale è composta da 105 persone, le cui difficoltà però sono sotto gli occhi di tutti: senza lavoro da febbraio, nei giorni scorsi quei lavoratori avevano protestato bloccando coi mezzi della nettezza urbana l'incrocio tra via Etnea e via di Sangiuliano. «Le storie delle vertenze dei lavoratori ex Oikos e del bacino prefettizio sono molto diverse», puntualizza a questa testata Alfio Leonardi, segretario provinciale Fp Cgil Igiene pubblica.

«Quando ho ricevuto le prime foto di stanotte - racconta Leonardi, sul balcone assieme ai sei uomini in protesta - mi sono molto preoccupato per loro. Non capivo come fossero saliti sul balcone, temevo che potessero farsi male. Non possiamo fare a meno di dare loro la nostra solidarietà». A Palazzo degli elefanti è arrivato stamattina anche Giacomo Rota, segretario della Camera del lavoro catanese. «Cercheremo di sensibilizzare i sindaci dell'hinterland, non solo quello di Catania, affinché inseriscano queste persone negli appalti dell'igiene urbana che si realizzeranno via via - prosegue il sindacalista - Non vogliamo fare una guerra tra poveri, tra licenziati Oikos e bacino prefettizio, perché non serve a nessuno. Sono tutte persone in difficoltà, colpite dalla cattiva gestione del sistema spazzatura in Sicilia. Le due vicende sono diverse, e sono diverse anche le soluzioni che si devono pensare, ma alla base c'è un solo fatto: un lavoratore disperato, che non sa come dare da mangiare a una famiglia, protesta in ogni modo possibile».