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Myrmex, il Cnr rinuncia ad acquistare i laboratori
I ricercatori: «Qual è il nostro destino lavorativo?»

Il Consiglio nazionale delle ricerche, in una riunione del cda del 5 aprile, ha deliberato di revocare la procedura di acquisizione dell'immobile di proprietà dell'azienda. Troppo costosi la ristrutturazione e l'adattamento, si legge nella nota dell'ente nazionale. «Era la soluzione sbagliata», dicono i sindacati

Marta Silvestre

Foto di: Remax.it

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Il Cnr ha revocato l'iter della procedura diretta all'acquisto dell'immobile di proprietà della Myrmex, da adibire a sede dell'area di Ricerca di Catania. È un documento ufficiale del Consiglio nazionale delle ricerche a sancire la rinuncia da parte dell'ente di acquisire il laboratorio della zona industriale etnea. L'argomento era stato il punto numero tre dell'ordine del giorno di giovedì 5 aprile del consiglio di amministrazione. Tra i motivi della revoca della delibera del Cnr ci sarebbero gli ingenti costi da sostenere per le spese relative agli oneri di trasloco e sgombero dei locali. «Per poter occupare l’immobile - si legge nella delibera - si rende necessario effettuare degli interventi di ristrutturazione e adattamento il cui costo complessivo, tenuto conto degli oneri di trasloco e sgombero, si stima tra gli sei milioni e 683mila euro e i sette milioni 806mila euro e che la spesa relativa al momento non risulta stanziata nel bilancio. Comunque - continua il documento del cda - dall'adesione alla manifestazione di interesse non deriva alcun obbligo per il Cnr». 

La notizia è stata accolta positivamente dalle organizzazioni sindacali. «Sin dall'inizio appariva chiaro che l'eventuale acquisto del laboratorio da parte del Cnr non sarebbe stato un affare - dicono dalla Cgil e dalla Filctem Cgil etnee - Non appariva un'operazione trasparente e avrebbe rappresentato un ostacolo alla possibilità da parte degli 80 lavoratori licenziati, eppure disponibili a trasformarsi in imprenditori, a rilanciare il laboratorio». Cosa accadrà adesso? «Noi ex ricercatori della Myrmex di Catania, chiediamo alla Regione quale sia, se c’è ancora, il nostro destino lavorativo». Il destino dei dipendenti dell'azienda di proprietà di Gianluca Calvi dipende adesso solo dall'interlocuzione con le istituzioni. «Quella dell'acquisto da parte del Cnr sarebbe stata una soluzione logisticamente ed economicamente svantaggiosa per l'ente e una beffa per noi», dicono gli ex lavoratori che da dicembre attendono risposte dopo un incontro avuto in Regione alla presenza anche del presidente Nello Musumeci. «Abbiamo sempre avuto e continuiamo ad avere fiducia nelle istituzioni ma il tempo è scaduto e abbiamo bisogno di risposte chiare, concrete e immediate». 

Già durante l'estate gli ex ricercatori della Myrmex avevano appreso di questo interessamento del Cnr. Poi il 23 ottobre, la Regione aveva impugnato la delibera del 2011 che prevedeva che l'ente regionale potesse riacquisire il centro di ricerca per un euro. Cifra simbolica alla quale l'aveva acquistata, dall'azienda farmaceutica Pfizer, Gianluca Calvi, avvocato e amministratore unico della ditta milanese specializzata nella distribuzione di dispositivi per l'ortopedia e la traumatologia Myrmex. In poco tempo, Calvi aveva reso improduttivo il centro tenendo per due anni i ricercatori senza lavoro. Durante la cessione, l’imprenditore lombardo aveva stipulato con la Regione un accordo che lo impegnava a mantenere il personale del laboratorio fino al settembre 2013.

Nel febbraio del 2014, i lavoratori però si ritrovano in cassa integrazione. Iniziano le manifestazioni di protesta per chiedere che la Regione faccia da garante e da tramite per l'acquisto del laboratorio. È il 2015 quando arriva l'avvio della procedura di mobilità per 63 lavoratori. Dopo un incontro a Roma, in cui il caso Myrmex viene esposto al ministero delle Attività produttive, pare profilarsi la possibilità di un tandem pubblico-privato in cui entrerebbero in campo l’università di Catania e altre imprese. Nel febbraio del 2016 il licenziamento definitivo per i dipendenti che scoprono che il polo è stato messo in vendita su internet. Durante lo scorso mese di luglio era sembrata concreta la volontà di investire dell'imprenditore italo-libanese Roberto Giusti

«A questo punto - dicono gli ex ricercatori - la situazione diventa estremamente delicata perché gli ammortizzatori sociali sono finiti e non abbiamo prospettive concrete di alcun tipo». Dopo il primo incontro in Regione, la delegazione di ex ricercatori e rappresentanti sindacali ha atteso più di tre mesi di essere convocata per un secondo appuntamento a palazzo d'Orleans. «E, invece, registriamo ancora una volta il più assordante silenzio - lamentano - Finora abbiamo ricevuto tante, troppe promesse disattese puntualmente. Adesso non possiamo più accettare un totale disinteresse nei nostri confronti. Siamo allo stremo - concludono - privati del nostro futuro e della nostra dignità di cittadini».

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