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Lampedusa, esplode la rabbia

Redazione

Cronaca – Dopo l'incendio di ieri e la notte all'aperto, i tunisini rimasti sull'isola - circa mille - sono rientrati nel pomeriggio al Centro di accoglienza. Un centinaio sono stati trasferiti invece a Sigonella, mentre nelle ultime ore si registrano aggressioni sia da parte degli abitanti dell'isola, che dei migranti

Dopo gli scontri, quasi tutti i 1040 migranti sono rientrati intorno alle tre del pomeriggio al Centro di accoglienza di Lampedusa, nell'unico dei tre padiglioni rimasto integro dopo l'incendio di martedì scorso. Ci sarebbero tre feriti tra le forze dell'ordine e una decina tra i migranti. Per uno di questi ultimi, in stato di semicoma, è stato chiesto il trasferimento d'urgenza con l'elisoccorso a Palermo.

Coinvolti negli scontri forze dell'ordine, migranti e isolani. «Un tunisino ha tentato di far esplodere una bombola di gas vicino ad un distributore di benzina nel porto vecchio - racconta Renato Righi, albergatore del luogo - ho assistito alla scena da pochi metri, prima di andare via spaventato». I lampedusani, dopo un incontro nel primo pomeriggio con il sindaco, hanno deciso di interrompere la festa per la Madonna del Porto. «Non c'è il clima di serenità e gioia adatto per una processione - continua Righi - dopo aver accolto 55 mila immigrati in questi mesi l'unica cosa che questa comunità chiede è solo che tutto questo abbia fine».

Afet racconta al telefono «Era una galera. Nessuno poteva uscire. Sono contento che l'abbiano bruciato». Lui è uno dei tunisini che non ha passato la notte allo stadio di Lampedusa, né al molo Favarolo. Dopo essere scappato approfittando della confusione generata dall'incendio, ha girovagato per le strade della zona del porto. Qui lo ha incontrato Alexandre Georges, attivista per i diritti umani dell'associazione EveryOne che racconta di essere stato picchiato da un abitante dell'isola. «Mi ha detto che sono uno straniero. Che sto con gli stranieri e che devo andare via». Nel frattempo sono iniziati i trasferimenti: un primo gruppo di cento migranti è giunto nella notte presso la base militare di Sigonella.

In questo momento sull'isola rimangono 1040 tunisini, che hanno dormito all'aperto, tra lo stadio e il molo. L'impianto sportivo si trova proprio di fronte al municipio dove stamattina i lampedusani stanno protestando.

«Non troviamo più cinque ragazzi. Forse sono morti» racconta Afet. Secondo il bilancio ufficiale le fiamme non hanno causato vittime e dieci persone sono rimaste intossicate. Ma c'è disperazione, rabbia e paura. «Sono stato nel centro per tre settimane – continua – ci trattano come schiavi, non possiamo vedere nessuno. Non possono entrare neanche gli avvocati. I bambini dormono per terra e non vengono curati bene. C'era un solo medico che finiva di visitare a mezzanotte. C'erano donne, handicappati, bambini piccoli che riuscivano a mangiare alle dieci di sera».

L'attivista Alexandre Georges, dell'associazione EveryOne, si trova a Lampedusa da qualche giorno. «Ieri sera per la prima volta sono stato picchiato da un lampedusano – denuncia – mentre stavo mangiando il mio panino. Un uomo di 40 anni circa si è avvicinato spingendomi. Mi ha detto che sono uno straniero, che sto con gli stranieri, e che anche io devo andare via da Lampedusa». L'attivista si è allontanato una prima volta, ma l'aggressore lo ha raggiunto provando a colpirlo con una bottiglia di vetro. «Mi sono scansato beccandomi comunque un pugno in testa e uno in faccia». A quel punto un gruppo di ragazzi isolani è intervenuto per allontanare l'uomo. «Gli ho detto che avrei chiamato gli agenti. Ma lui si è messo a ridere e gli altri mi hanno sconsigliato di denunciare l'accaduto».

Nelle ultime ore anche i due inviati di Sky sono stati aggrediti prima da un tunisino e stamattina da un gruppo di lampedusani radunati in presidio. I negozi continuano la loro attività e va avanti persino la festa per la Madonna del Porto, patrona del paese. Nelle prime ore della mattinata la banda ha fatto il suo tradizionale giro per le strade dell'isola.

[Foto e gallery di Kayak per il diritto alla vita]