Santa Venerina, la coop che insegna la falegnameria
«Col legno dei barconi arrivati al porto di Lampedusa»

Flavia Musumeci

Costume e società – Da Ro' La formichina è stato aperto un laboratorio in cui ogni giorno ragazzi disabili e giovani detenuti imparano un lavoro. Da qualche anno la materia che utilizzano è il legno delle imbarcazioni che trasportavano migranti attraverso il Mediterraneo. «Vogliamo dare una prospettiva a chi non ce l’ha»

Creati dal legno dei barconi e nati per raccontare storie di migrazioni. Sono i manufatti realizzati dalla cooperativa sociale Ro' La formichina di Santa Venerina, all’interno della Comunità papa Giovanni XXIII. Nel laboratorio di falegnameria, aperto dal 2001 nella sede etnea dell’associazione, lavorano oggi sei persone, tra ragazzi e adulti. Protagonisti di questa iniziativa sono giovani con disabilità, persone affette da problemi di devianze o con precedenti penali sulle spalle, tutti accomunati dalla volontà di intraprendere un nuovo percorso di vita. «La nostra missione è dare una famiglia a chi non ce l’ha – racconta a MeridioNews Marco Lovato, presidente della cooperativa -. Dare sostegno a chi ne ha bisogno, sia questo un adulto o un minore, un italiano o uno straniero».

La scommessa dei fondatori e dei volontari di Ro’ La formichina non si ferma però all’assistenza morale. Il passo ulteriore è quello di dare un lavoro a persone a rischio di esclusione sociale. Di dare, quindi, una prospettiva a chi non ne ha più o pensa di non meritarne più. «Non solo insegniamo un mestiere a questi ragazzi – continua Lovato -, ma spesso ci troviamo nella situazione di dovere spiegare loro cosa sia un lavoro». Ed è ai detenuti del carcere minorile che scontano una pena alternativa che il presidente della cooperativa fa riferimento. «Molti ragazzi non sanno cosa voglia dire avere degli orari - spiega Marco Lovato -, avere degli obiettivi e lavorare in una squadra». Il lavoro rappresenta per molti un’esperienza educativa in grado di prevenire la recidiva. «Quando mi hanno arrestato per la terza volta avevo 17 anni – ha raccontato a Marco il giovane Eugenio, un ragazzo di 23 anni accolto nella cooperativa -. Quando uscirò ne avrò 33 e chi mi prenderà a lavorare? Non so fare nulla e mi vedranno solo come un ex carcerato».

L’idea di utilizzare il legno dei barconi arriva quando le case famiglia sparse sul territorio, regionale e nazionale, diventano contenitori delle storie di giovani migranti. «Abbiamo deciso di condividere queste storie qualche anno fa, - afferma Lovato -, quando abbiamo accolto un ragazzo che aveva attraversato il deserto della Libia a piedi». In quel momento la cooperativa chiede e ottiene l'autorizzazione a prelevare il legno dei barconi del porto di Lampedusa, definito Cimitero dei barconi. Con quel legno confiscato agli scafisti i ragazzi accolti da Ro’ La formichina hanno realizzato oltre mille crocifissi, circa venti bastoni pastorali per i vescovi siciliani e una Ferula, il bastone papale, regalata durante un’udienza privata a Papa Francesco. «Quello è stato un momento bellissimo per noi e per i ragazzi», continua Lovato.

Il nome della cooperativa è quello di «un insetto piccolo – conclude il presidente -, ma capace di portare su di sé il peso di dieci insetti come lui». La formica, appunto. Allo stesso modo, secondo Lovato, «fare stare insieme ogni giorno ragazzi disabili, detenuti e soggetti problematici fa capire a chi fa parte di questa comunità che chi può deve fare il lavoro che altri attorno a lui non riescono a sostenere».