Iblis, in Cassazione vacilla il patto tra mafia e politica
Nuovi processi e la condanna a Vincenzo Santapaola

Dario De Luca

Cronaca – Per il figlio di Nitto diventa definitiva la pena a 18 anni, con il riconoscimento di successore del padre. Una nuova corte si dovrà occupare, invece, della posizione dell'ex deputato regionale Fausto Fagone e di alcuni imprenditori. Rigettato il ricorso dell'ex assessore di Ramacca Giuseppe Tomaselli

La triangolazione tra mafia, politica e imprenditoria vacilla e a pronunciarsi dovrà essere ancora una volta una corte del tribunale di Catania. Il verdetto è quello emesso dai giudici della corte di Cassazione che, dopo quasi un mese dalla giornata delle discussioni, hanno sciolto la riserva sui ricorsi degli imputati del processo Iblis. L'inchiesta della procura etnea sulla famiglia di Cosa nostra dei Santapaola-Ercolano era approdata a piazza Cavour dopo una doppia sentenza. Sul banco degli imputati volti noti della mafia ma anche diversi colletti bianchi, tra imprenditori e politici. Tutti coinvolti nel blitz di otto anni fa, quando i militari del Ros dei carabinieri strinsero le manette ai polsi di 48 persone. Un piccolo esercito in cui non rientrò, nonostante la diffusione di una falsa notizia relativa all'arresto, l'allora presidente della Regione Raffaele Lombardo. Poi comunque finito sotto processo nella stessa indagine per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. 

«Si annulla la sentenza impugnata nei confronti di Fausto Fagone», recita il dispositivo della Cassazione. Uno dei volti noti finiti alla sbarra era proprio quello dell'ex deputato regionale. Originario di Palagonia aveva seguito le orme del padre Salvino diventando anche lui primo cittadino del Comune calatino. Percorso parallelo anche sul versante giudiziario, con il politico defunto immortalato mentre incontrava il capomafia Francesco La Rocca e il figlio, anni dopo, a tu per tu con il presunto boss Rosario Di Dio. In appello Fagone jr era stato condannato a 12 anni per associazione mafiosa, con i giudici che lo avevano bollato come artefice di «un accordo stabile con la cellula di Cosa nostra a Palagonia». Adesso per decidere le sue sorti giudiziarie ci vorrà un nuovo processo. Stesso discorso per gli imprenditori Santo Massimino, Francesco Pesce, Sandro Monaco e Giuseppe Rindone. Quest'ultimo ex geometra della società Icob dell'imprenditore mafioso Mariano Incarbone, anch'egli condannato ma nel filone abbreviato dell'inchiesta Iblis. 

Servirà un nuovo processo in appello anche per lo stesso Rosario Di Dio. Personaggio controverso dell'inchiesta, ex sindaco socialista di Castel di Iudica, uomo d'onore di Cosa nostra, poi passato dal lato della giustizia nel corso delle udienze pur senza pentirsi. Nei suoi racconti i presunti legami con i fratelli autonomisti Angelo e Raffaele Lombardo e i silenzi su Fagone. Di Dio in primo grado era stato condannato a 20 anni, poi ridotti a 14, per associazione mafiosa.  Per lui i giudici ermellini hanno stabilito un ritorno in appello «per il calcolo della pena e l'omessa pronuncia sulla richiesta di continuazione». Peculiarità giuridica, quest'ultima, che potrebbe portargli, se riconosciuta, uno sconto di pena. Annullata con rinvio anche parte della sentenza di secondo grado, 9 anni, nei confronti di Vincenzo Aiello, capo provinciale di Cosa nostra catanese. «Limitatamente alla qualificazione del fatto come estorsione consumata anziché tentata e ridetermina la pena in continuazione a quattro mesi». 

Diventano, invece, definitive le condanne nei confronti di altri otto imputati. Tra loro c'è Vincenzo Santapaola, figlio dello storico capomafia Nitto. Condannato in appello a 18 anni, si è visto rigettare il ricorso presentato dai suoi legali. Conosciuto con il diminutivo di Enzuccio o Enzu 'u nicu (il piccolo, ndr), è la prima volta che viene condannato con il riconoscimento del ruolo di capo. Secondo giudici e accusa dal 2005 ha preso in mano le redini della famiglia nel nome del padre, mantenendo però un profilo basso «per non esporsi al fine di evitare guai giudiziari oltre a essere protetto dagli altri uomini d’onore», scrivevano i togati nelle motivazioni del processo di secondo grado. Definitive anche le condanne all'ex assessore di Ramacca Giuseppe Tomaselli, 9 anni, Giovanni Buscemi, 12 anni, Angelo Carbonaro, 12 anni, Mario Ercolano, 12 anni, Ivan Natale Filloramo, 16 anni, Massimo Oliva, 12 anni, Tommaso Somma, 12 anni.