Il tunnel c'è ma non lo vede
Gelmini e la nuova gaffe scientifica

Perla Maria Gubernale

Formazione e lavoro, Costume e società – Mariastella nazionale continua la sua collezione di strafalcioni sul fantomatico collegamento tra Ginevra e il Gran Sasso. «Al Cern non ci sono tunnel» ha dichiarato a Repubblica. Ma a smentirla, anche prima dell'ennesimo fattaccio, ci avevano pensato esperti e dati conclamati. Fraintendimento o figuraccia?

Il tunnel Gelmini esiste, ma il ministro non lo sa. Non parliamo, naturalmente, del fantomatico traforo di 732 chilometri che avrebbe dovuto collegare i laboratori sotterranei del Cern di Ginevra al Gran Sasso, all'interno del quale – secondo le dichiarazioni entusiastiche pubblicate sul sito del Miur il 23 settembre scorso – i neutrini avrebbero compiuto il suddetto percorso superando la velocità della luce. Il tunnel in questione è un altro e c'è davvero, anche se lungo appena un chilometro: si snoda sotto il territorio ginevrino e le particelle lo hanno realmente attraversato prima di essere lanciate verso l'Italia.

Un tunnel della cui esistenza il ministro dell'Istruzione e della ricerca sembra ancora ignara, a distanza di due settimane dalla gaffe che ha suscitato ilarità e polemiche che continuano ad impazzare sul web, tra incresciose smentite e comunicati scomparsi. E a dimostrarlo ci pensa la stessa Mariastella, in un'intervista pubblicata su Repubblica. La ministra, finalmente decisa a porre rimedio alla figuraccia dei giorni scorsi con una bonaria (e parziale) ammissione di responsabilità, fornisce a sua discolpa questa spiegazione: «Al primo incidente di percorso ho pagato un prezzo alto, sono stata travolta dalla velocità di internet e dalla replica sbagliata: il secondo comunicato parlava di polemiche strumentali e non erano parole mie. Bastava chiedere scusa, e farci su un po' d'ironia. So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso». E aggiunge sicura: «Ho visitato il Cern e non ho visto tunnel».

Ma sotto il Cern, invece, i tunnel ci sono eccome. I fasci di neutrini sparati da Ginevra al Gran Sasso in una frazione infinitesimale di secondo, per compiere il loro viaggio sotterraneo, hanno bisogno di un acceleratore di particelle, che in questo caso specifico si chiama Large hadron collider. Lhc – come ci spiega Giorgio Riccobene, fisico dei Laboratori del Sud dell'Istituto nazionale di fisica nucleare – è collocato proprio all'interno di un tunnel. Nello specifico «si tratta di un anello sotterraneo di 27 chilometri di diametro, deposto tra 50 e 175 metri sotto terra. Il fascio di protoni prodotto dall'Sps (Super proton synchrotron, ad oggi utilizzato come iniettore dei protoni che vengono immessi all'interno di Lhc) – continua Riccobene – viene inviato anche in una zona dove sbatte con un cosiddetto bersaglio spesso. Dall'interazione tra protoni e bersaglio si producono i famigerati neutrini che viaggiano nella crosta terrestre fino al Gran Sasso».

D'altra parte, anche su Wikipedia si può leggere che «l'acceleratore è situato all'interno dello stesso tunnel circolare di 27 chilometri di lunghezza in precedenza utilizzato dal Lep (Large electron positron collider)». Inoltre, viene precisato che «il tunnel si trova a 100 metri di profondità in media, in una regione compresa tra l'aeroporto di Ginevra e i monti del Massiccio del Giura».

Quindi, che al Cern ci siano dei tunnel sotterranei è comprovato. E le nostre particelle ne hanno davvero attraversato uno? Pare proprio di sì. A confermarlo è Antonio Ereditato, responsabile dell’esperimento Opera del Gran Sasso, in un'intervista trasmessa da Sky Tg 24. Anche se a quanto pare il loro percorso non è stato di 27 chilometri, ma di appena un migliaio di metri. Secondo Ereditato, infatti, i mesoni – le particelle derivate dall'interazione tra i protoni e un bersaglio di grafite – «vengono fatti decadere in un tunnel lungo un chilometro che va sotto terra e che è orientato verso il Gran Sasso. Qui comincia il viaggio dei neutrini sotto la crosta terrestre e attraverso la materia, a una profondità che raggiunge i 10 chilometri».

E d'altra parte, dopo la gaffe ministeriale, proprio dai laboratori del Gran Sasso era già arrivato anche il chiarimento sui famosi 45 milioni di euro con cui l'Italia avrebbe contribuito a finanziare il tunnel. Pochi, certo, per il fantomatico ed imponente collegamento sotterraneo tra Svizzera ed Abruzzo. Ma abbastanza, secondo quanto dichiarato dai responsabili dei Lngs al Corriere della sera, per finanziare il progetto Cngs (Cern neutrino to Gran Sasso), compreso quindi il tunnel di un chilometro. Dato confermato anche da Antonio Ereditato a Sky Tg 24.

Come mai allora Gelmini dichiara di non aver visto tunnel nella sua visita al Cern? È ancora questione di fraintendimenti, o il ministro, nonostante il ciclone mediatico che l'ha investita nei giorni scorsi, continua a non sapere di che cosa sta parlando e a collezionare figuracce? La convinzione che sotto il Cern non ci siano tunnel sembra rimarcata da un'altra dichiarazione: «bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, il "tunnel tecnologico" dentro il quale sono viaggiati i neutrini». Tecnologico e tra virgolette: non un vero tunnel dunque, ma un tunnel per modo di dire. Un altro incidente, nell'accidentato percorso del ministro Gelmini attraverso i territori della ricerca scientifica, che non passa inosservato. Come non è passato inosservato l'infelice ausiliare che, nell'intervista a Repubblica accompagna il verbo "viaggiare". Trascrizione sciatta del cronista, o altro strafalcione doc di origine ministeriale?

 

[Foto di habi]