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Wind Jet, dipendenti contro la conciliazione
«Ci chiedono di rinunciare a tutti i diritti»

Agata Pasqualino

Cronaca, Formazione e lavoro – Da due giorni sono cominciate le convocazioni da parte dell’azienda etnea dei suoi 500 lavoratori. Contestualmente alla comunicazione del passaggio o meno alla newco, la compagnia chiede loro di firmare la rinuncia ad eventuali controversie direttamente o anche indirettamente connesse al loro rapporto di lavoro ed al trasferimento del ramo di azienda. Ad oggi circa 30 si sono rifiutati di firmare. «Perché i verbali contengono richieste vergognose», affermano i dipendenti, che denunciano anche il comportamento dei sindacati. «Stanno facendo il gioco dell'azienda?»

«Ci chiedono di rinunciare a ogni diritto e possibilità ed è facile capire il perché: conoscono bene come ci hanno trattati fino ad oggi, quindi sanno che potremmo andare contro di loro una volta concluso il rapporto di lavoro». È la denuncia di una dei circa 30 dipendenti della Wind Jet spa che ad oggi si sono rifiutati di firmare il verbale di conciliazione richiesto dalla compagnia. Da due giorni a Passo Martino, sede catanese della low cost etnea, è infatti cominciato il via vai dei lavoratori. L’azienda, rappresentata dai suoi legali e in presenza dei sindacati, li convoca per comunicare se sono o meno tra quelli che verranno assorbiti dalla nuova Wind Jet srl. E contestualmente chiede loro di firmare il verbale con cui rinunciano a potenziali controversie direttamente o anche indirettamente connesse al loro rapporto di lavoro ed al trasferimento del ramo di azienda con cui si opererà il passaggio ad Alitalia.

«Dovremmo firmare qualcosa di improponibile per rinunciare a quanto ci spetta per legge», dice uno dei tecnici che, come la collega che ha deciso di non accettare la richiesta aziendale, ha contattato la redazione di CTzen per denunciare il contenuto del documento che sarà chiamato a firmare entro il due luglio. «Siamo allibiti per quello che sta succedendo e per il fatto che non abbiamo voce. È vergognoso e, soprattutto in questo momento storico, dovrebbe avere più risonanza», ci dice un’altra dipendente. Per questo hanno voglia di parlare, ma tutti e tre preferiscono restare anonimi.

«Ci stanno chiedendo di firmare un verbale in cui dichiariamo che la Wind Jet spa si è comportata egregiamente con noi in questi anni e non è vero», dice il tecnico. Sul verbale si legge infatti che «il dipendente afferma e dichiara che il rapporto di lavoro con la Wind Jet spa si è sino ad oggi regolarmente svolto in ottemperanza ad ogni norma di legge e di contratto, riconoscendo in tutto esatto l’inquadramento economico-contrattuale ricevuto». Una dichiarazione falsa secondo il dipendente Wind Jet, che non è stato ancora convocato ma che ha già chiesto chiarimenti al proprio legale: «Da tre anni non abbiamo neanche l’acqua per bere, non ci hanno mai pagato i buoni pasto che invece ci spettano per contratto, e i pagamenti dei turni notturni e festivi non sono stati calcolati correttamente», dice.

La firma sul verbale segna anche la rinuncia da parte del dipendente «ad ogni diritto ed azione relativi alla cessione (o alla non cessione a seconda se il lavoratore è tra quelli assorbiti o meno dalla newco, ndr) del proprio rapporto di lavoro a tempo indeterminato da parte della Wind Jet spa alla Wind Jet srl». Come si legge sul documento, con la firma i dipendenti rinunceranno anche «ad ogni pretesa e rivendicazione nei confronti delle due società relativa all’inquadramento professionale ed alle mansioni svolte, ad eventuali differenze retributive, anche per quanto riguarda tutti gli istituti retributivi riflessi e differiti, le maggiorazioni e le indennità. E ancora alla determinazione del trattamento economico globale complessivamente dovuto e percepito, alle qualifiche riconosciute ed eventualmente spettanti, agli aumenti legati all'anzianità, all’orario di lavoro, ai riposi, ad eventuali compensi per il lavoro prestato di domenica, ai criteri di computo relativi alla base di calcolo del Tfr ed alla liquidazione dello stesso». A queste si aggiunge la rinuncia a rivendicazioni relative «a qualsiasi controprestazione che dal rapporto di lavoro abbia comunque tratto occasione, nonché ad eventuali prestazioni connesse a qualsiasi titolo a responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale di entrambe le società anche sotto il profilo del danno biologico o di altro tipo di danno esistenziale, alla professionalità, alla salute».

Una lunga lista di abdicazioni ai propri diritti che costituisce un’eccezione a quanto normalmente previsto dalla legge nel caso della cessione del ramo di azienda. «Nell’ordine naturale delle cose la cessione comprende il passaggio di oneri e onori e i contratti trasmigrano così come sono - spiega l’avvocato in diritto del lavoro Francesco Mauceri - Sono previste delle eccezioni tramite l’accordo con il lavoratore e il controllo da parte dei sindacati che hanno il compito di tutelarne i diritti». Le eccezioni per i dipendenti Wind Jet riguardano la rinuncia ad ogni rivendicazione relativa alla continuità del rapporto di lavoro e il passaggio da un contratto a tempo indeterminato a uno determinato e addirittura dall’indeterminato alla cassa integrazione. «Il cessionario sta cercando di limitare costi e oneri prendendo questi accorgimenti, forzando la mano sui lavoratori. È un caso emblematico di questi tempi amari, in cui i dipendenti pagano per primi», dichiara l’avvocato.

Ma i dipendenti non ci stanno. «Il primo gruppo di persone è stato preso alla sprovvista senza avere la possibilità di far vedere ai legali il documento. Hanno firmato senza capire – racconta una delle dipendenti di terra con contratto a tempo indeterminato a cui è stato comunicato che andrà direttamente in cassa integrazione – Dal secondo gruppo in poi la maggior parte non ha firmato più, tranne persone che hanno necessità impellenti e le spalle al muro».

Per loro la rinuncia ai propri diritti vale 5mila euro lordi. La somma che la Wind Jet spa si impegna a corrispondere a titolo di anticipazione del Tfr, entro 30 giorni dalla sottoscrizione del verbale. «Ci stanno facendo firmare mentre ci troviamo in una situazione di non serenità», dice il tecnico. Lui e i suoi colleghi sono infatti ancora in attesa degli stipendi degli ultimi tre mesi e per chi vive solo magari non è molto grave, ma per chi ha famiglia è un grosso limite. «In cambio della firma promettono il Tfr, ma quelli sono soldi nostri – dichiara - Io dovrei firmare la rinuncia ai miei diritti ma loro non mi danno nessuna contropartita. Mi promettono che mi terranno in considerazione per le assunzioni future, ma in questi anni ho potuto constatare che una promessa fatta da loro non vale nulla». «Non è altro che un ricatto: ti stanno offrendo i tuoi stessi soldi per non farti intraprendere azioni legali perché hanno il carbone bagnato e se le aspettano», gli fa eco la collega, che come lui si è rivolta a un legale. «Mi ha consigliato di non firmare assolutamente perché avrei perso qualunque diritto», racconta.

Tutti e tre i dipendenti denunciano che ad aprire loro gli occhi non sono stati i sindacati. «Ci chiediamo se stanno facendo il gioco dell’azienda – dice il tecnico - Il sindacato dovrebbe difendere i nostri diritti ma io dubito perfino che abbia lottato perché i numeri degli assorbiti sono quelli che vuole Alitalia. Da difensore dovrebbe dirci i rischi che corriamo e invece per avere assistenza legale ci siamo dovuti muovere privatamente», aggiunge. Per la sua collega «i sindacati si stanno comportando scandalosamente, prima di tutto perché hanno approvato questi verbali di conciliazione. Non possono definirsi a tutela del lavoratore e accettare un testo di quel genere». Inoltre per i dipendenti i rappresentanti sindacali dovrebbero vigilare anche sulle scelte riguardo al personale da assorbire nella newco. «Sono scelte fatte senza criterio, a simpatia e antipatia, visto che ci sono persone con invalidità e più anzianità che sono state escluse. E il sindacato glielo ha permesso. Stanno giocando con le nostre vite», dice la dipendente della Wind Jet alla quale al momento della comunicazione che non sarebbe stata tra quelli assorbiti non è stata data «nessuna motivazione né spiegato con quali parametri sono state prese le decisioni».

Resta da capire se chi non ha firmato ha intenzione di portare la società del presidente del Calcio Catania, Antonino Pulvirenti, in tribunale. Solo una dei tre dipendenti risponde che certamente prenderà dei provvedimenti nei confronti dell’azienda. Il tecnico aspetta invece di sapere cosa l’azienda ha deciso per lui: non firmerà se non avrà «la certezza di essere assunto a tempo indeterminato nella nuova società». Di certo non farà come i suoi colleghi che hanno già firmato per la cassa e per il tempo determinato. Qualcuno lo ha fatto solo per la semplice promessa di avere un canale preferenziale per gli eventuali futuri reclutamenti. Promessa che ha già provocato il disappunto dell’Anpav, Associazione nazionale professionale assistenti di volo, che chiede la sottoscrizione di uno specifico accordo che regoli le future assunzioni a tempo indeterminato, dando la priorità al personale del Gruppo Alitalia che ancora si trova in mobilità a seguito dell’accordo quadro del 2008, che ha permesso la creazione e l’avvio di Alitalia Cai. «L’operazione Cai – scrivono in una nota - é stata resa possibile grazie al sacrificio di tanti colleghi che a vario titolo ancora languono nel limbo della cassa integrazione e della mobilità in attesa di essere reintegrati al posto di lavoro: lo abbiamo dimenticato?».