Celeste e Vezzosi in concerto per la politica
Spettacolo con saluti al carcere e polemiche

Luisa Santangelo

Costume e società – Sono i due volti simbolo della musica neomelodica catanese, e ieri sera erano sullo stesso palcoscenico, in una piazza Palestro gremita. «Ringraziamo Giuseppe Castiglione, consigliere provinciale, che ha reso possibile tutto questo – afferma la conduttrice, e continua – Votatelo e fatelo votare». Ma questo è il minimo: sul palcoscenico si sfiora la rissa, e il pubblico inizia a urlare «Vergogna! Vergogna!»

Il politico che chiede voti, il panificio che vuol fare l'inaugurazione in grande e il centro scommesse che aspira a qualche cliente in più. Sono tutti gli elementi che danno la percezione di come funzionano le cose a Catania, e sono tutti insieme. Perché il concerto di Gianni Celeste e Gianni Vezzosi che ha animato ieri sera piazza Palestro – il Fortino – l'ha messo in piedi Giuseppe Castiglione, consigliere provinciale Pdl, e l'hanno sponsorizzato il negozio Scommettendo di via Aurora, e il panificio Trovato, inaugurato giusto ieri sera in piazza, con la musica in sottofondo.

Un migliaio di persone e nessun agente della polizia municipale in vista, sebbene lo spettacolo fosse regolarmente autorizzato dal Comune etneo. Un tappeto di gente, di motorini posteggiati fin sotto al palco e di automobili ferme sulla carreggiata. Alle 21.30, quando inizia lo spettacolo, lo scopo della manifestazione è chiaro: «Per il terzo anno consecutivo, siamo tutti qui grazie all'impegno di Giuseppe Castiglione – dice Laila Consoli, cantante neomelodica e conduttrice – Lui è un consigliere provinciale e un uomo in gamba, mi raccomando votatelo perché se lo merita e perché senza di lui questi eventi non sarebbero possibili». Il politico di riferimento c'era, l'organizzatore stimato anche – «Franco Nobile, sempre straordinario, grand'uomo» – e non mancava neanche la copertura mediatica – «Ringraziamo come sempre La Sicilia, che ha voluto intervistarci e parlare di noi».

Piazza Palestro era gremita, e sul palcoscenico decine di spettatori si accalcavano, ignorando le richieste dei presentatori di allontanarsi. Le prime esibizioni scivolano via veloci: c'è Gianluca Cosentino, «che canta in italiano» mentre un gruppo di persone, alle sue spalle, si fa immortalare in una fotografia; c'è Laila Consoli, che si introduce da sé e, sempre da sola, presenta «una canzone molto bella»; poi tocca a Riccardo, cognome non pervenuto, con un brano in strettissimo dialetto napoletano. Quando il palco viene occupato da un bambino nessuno sembra stupito: è Gaetano Calì, che canta Scugnizzo e si muove sulla scena come un consumato cantautore. «Devo salutare la famiglia Nobile, la famiglia Zerbo, e anche a Giuseppe dell'Angelo custode», dice. Giovanni Sciuto ha 12 anni ed entra in scena subito dopo Gaetano. Sono coetanei, solo che Giovanni è di Librino e riceve meno applausi.

Orazio Pafumi fa strage di ragazzine, mentre Enzo De Angelis e la sua Ragazzo padre colpiscono di più le donne fatte e finite. «È uscito il mio nuovo album, Prendi a pugni la vita – ricorda De Angelis al pubblico – L'11 agosto sono in concerto a San Giorgio, l'8 settembre in via Vittorio Emanuele, non mancate!».

Tra un artista e l'altro, ci sono saluti, ringraziamenti, dediche. «Un pensiero va a Salvo La Farina, che è in coma». Applausi, forse Salvo La Farina è conosciuto. «Un pensiero ancora più grande va a tutti i carcerati». Applausi più forti. Francesco Zerbo, un altro neomelodico, prende il microfono in mano e inizia una sua canzone. La cantano tutti, dev'essere famosa. A un certo punto, il testo dice: «Quello non è un uomo, è un quaquaraquà». Qualche giorno fa a Palermo un cantante neomelodico napoletano, durante una festa simile a quella di ieri sera a Catania, ha mandato i suoi saluti al boss detenuto Gino Abbate. Ieri, nel capoluogo etneo, un cantante neomelodico ha citato lo scrittore Leonardo Sciascia, che ha inventato l'espressione «quaquaraquà» nel suo più celebre romanzo antimafia, Il giorno della civetta. Francesco Zerbo, quando finisce di cantare ricorda il prossimo appuntamento che lo riguarda: «Il 6 agosto in concerto in via Stella Polare». Il calendario è ricco.

Ma di minuto in minuto, sul palco c'è sempre più gente. Molti si accalorano. Un organizzatore grida, ironico: «Ve lo dico in inglese: non rompete i coglioni». Passa un'ora, la situazione non si sblocca. E Gianni Celeste e Gianni Vezzosi non entrano in scena se l'ordine non viene ristabilito. La gente in piazza inizia a gridare in coro: «Vergogna! Vergogna!». Uno dei più indignati è un bambino che ha sicuramente meno di dieci anni. È seduto sul cofano di un'automobile e sbatte l'una contro l'altra due bottiglie d'acqua vuote, per dare enfasi al suo fastidio. Appena finisce, le getta per terra.

Quando i riflettori illuminano Gianni Celeste c'è una vera e propria ovazione. Tutti applaudono, alcuni salgono sui sellini dei motorini per vederci meglio. Quelli più lontani, sono in piedi sui tettucci delle loro automobili, posteggiate sull'erba della rotatoria poco distante. Celeste per dieci minuti rimprovera quelli che stanno sul palco senza essere autorizzati. Alcuni vanno via, lui inizia un pezzo e i cellulari di tutti sono tesi a riprenderlo. Il concerto si ferma un'altra volta, interviene Vezzosi: «Sapete dirmi una ragione valida per la quale siete qua sopra?», chiede agli abusivi del palco. Li guarda fissi, a uno a uno. Alcuni se ne vanno. A quelli che restano pensa uno degli organizzatori. Diventa paonazzo in volto e poi esplode, col microfono in mano: «Ma chi siete? Ma chi cazzo credete di essere?». I catanesi cominciano a fare il tifo. «Miserabili che non siete altro – continua – E tu? Tu chi spacchiu talii?». Non finiscono alle mani per un pelo.

La provocazione finale funziona: «A Palermo tutto questo non è successo, Catania è un bordello». A mezzanotte la musica ricomincia, Vezzosi e Celeste fanno il loro show e la gente canta accaldata. In piazza la folla inizia a defluire, un ragazzino che avrà avuto al massimo 14 anni, riceve le chiavi dell'auto da suo padre: «Spostala», gli dice il genitore. Quel ragazzino che avrà avuto al massimo 14 anni, come il più consumato dei patentati, parcheggia meglio una Fiat Stilo. Una ragazza attraversa la strada e una macchina la ferma: «Chi sta cantando adesso?» «Vezzosi, credo» «E tu sei vezzosiana o celestiana?». La giovane sembra infastidita. «Nessuno dei due», risponde. «Sei celestiale», le dice l'autista. E sottolinea il complimento con una scampanellata di clacson.