Università, sindacati versus Rettore
«Recca ritiri le norme contro chi dissente»

Desirée Miranda

Cronaca, Formazione e lavoro – Assemblea pubblica universitaria a Catania con i rappresentanti nazionali di tutte le sigle sindacali nell'ambito della settimana di mobilitazione anti-Gelmini. Ma nella città etnea tengono banco le questioni locali. Tra queste, le linee guida comportamentali approvate dal consiglio d'amministrazione (che istituiscono «un reato d'opinione», secondo il Cuda) la sorte di quattordici lavoratori ex Coem e Marketing Sud e quella dei dipendenti del Policlinico universitario

Un’assemblea pubblica dell’Università molto partecipata quella indetta dai principali sindacati che si è tenuta ieri nell’aula magna del palazzo centrale dell’Università degli studi di Catania.

Tanti i punti all’ordine del giorno dell’assemblea sindacale che rientra nel quadro della settimana di mobilitazione nazionale dal 22 al 27 ottobre indetta da sindacati e associazioni studentesche e di categoria. L'accento è stato posto sulle problematiche nazionali legate soprattutto all’applicazione della riforma Gelmini, la legge di riforma universitaria 240 del 2010, considerata inapplicabile e pericolosa perché «sempre più funzionale ad una gestione iperburocratica e verticista degli atenei» secondo gli oppositori. Ma non sono mancati riferimenti al "caso Catania" a partire «dalla gestione personale dell’ateneo da parte del rettore Antonino Recca» che lamentano ormai da anni i componenti del Coordinamento unico d'Ateneo (Cuda) e gli studenti del Movimento studentesco fra gli altri. Ma il tema caldo, com'era prevedibile, è stato quello delle recenti Linee guida comportamentali decise dal Consiglio d’amministrazione dell’ateneo catanese, con «l’istituzione di un vero e proprio reato d’opinione» secondo il ricercatore di Letterature Comparate, Attilio Scuderi.

E proprio questo è considerato il punto pregiudiziale di una contrattazione considerata necessaria. «Recca deve ritirare il provvedimento, altrimenti che credibilità ha? Non fanno bene al dialogo minacce di querele o regolamenti che zittiscono», afferma Alberto Civita, rappresentante nazionale della Uil – Rua.

Che il rettore ceda, però, è poco probabile. Intervenuto in assemblea ha auspicato che gli ultimi mesi da Magnifico che gli rimangono «non vengano contrassegnati da un muro contro muro» e si è detto disponibile al dialogo, a trattare, ma non a revocare il provvedimento. «Parliamo per vedere quali modifiche apportare per poi riproporre la questione al Consiglio d’amministrazione», dice. Ma a domanda diretta - «Lo revoca?» - non risponde.

D'altra parte, Recca si dichiara disponibile a trattare con i sindacati, che ha convocato per il prossimo sette novembre per discutere della questione dei quattordici lavoratori ex Coem e Marketing Sud. Assunti dall’amministrazione universitaria in virtù di un protocollo d'intesa con le parti sociali siglato in Prefettura nel 2007, adesso sono in scadenza di contratto e senza certezze sul futuro. Ma soprattutto il Magnifico annuncia la richiesta d’intervento del prefetto di Catania, Francesca Cannizzo, «affinché possa indicare all’Ateneo tutti gli strumenti giuridici utili a procedere nel percorso di stabilizzazione di tali lavoratori», afferma il rettore.

L’assemblea ha chiesto anche la ricollocazione negli organici dell’ateneo del personale tecnico amministrativo del policlinico universitario (passato sotto l'Asp) e che questo sia pienamente riconosciuto all’interno del comparto università. «Viviamo nell’incertezza del futuro e vogliamo tornare nella nostra casa che è l’Università», dice una delle dipendenti, Adriana Aloisi. Altra richiesta è quella del blocco delle procedure di restituzione di parte degli stipendi degli ultimi due anni da parte dei lettori di lingua e che si definiscano il loro impegno e lo stato giuridico. «Ci sentiamo discriminati, offesi, e arrabbiati», afferma Jane Harkess, lettrice di inglese.

Infine, i lavoratori dell'Ateneo Catanese auspicano un intervento sindacale anche in merito alla retribuzione della didattica aggiuntiva per i ricercatori  e al reclutamento reso impossibile dal blocco del turn-over per il personale docente e ricercatore. «L’Università a Catania è retta per il 71 per cento da precari e questa legge condanna ad un precariato perenne e non concede loro rappresentatività», dichiara Chiara Rizzica, ricercatrice in architettura. Nello specifico, i ricercatori rivendicano che le ore di didattica siano retribuite sin dal primo credito, nonché la sospensione della trattenuta sul Tfr applicata ai dipendenti del due e mezzo per cento restituendo, al contempo, il pregresso prelevato in busta paga.