Ciancio, tre mesi alla fine delle indagini
Il gip: «Con Cosa Nostra aiuti reciproci»

– Continua il conto alla rovescia per la scadenza dei nuovi approfondimenti investigativi disposti dal giudice etneo Luigi Barone nei confronti del direttore-editore del quotidiano catanese La Sicilia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. Un limite di 150 giorni a partire da metà novembre entro cui il pm titolare del caso Antonino Fanara e il procuratore capo Giovanni Salvi dovranno ripassare tutti i 40 faldoni che trattano di centri commerciali, operazioni con società estere e frequentazioni. Puntata per puntata su CTzen

Più di tre anni di indagini e 40 faldoni di documenti. Da rivedere e approfondire in cinque mesi. Sono i numeri dell'indagine sul direttore-editore del quotidiano etneo La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo. Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio, la richiesta di archiviazione della Procura di Catania non ha convinto il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone. Che, dopo l'udienza camerale del 13 novembre, ha disposto al pm titolare del caso Antonino Fanara nuovi approfondimenti. Entro 150 giorni. Ad affiancare il magistrato per arrivare al risultato entro aprile è adesso il procuratore capo etneo Giovanni Salvi. Una scadenza vicina al compleanno dell'indagato Ciancio, che compirà 81 anni a fine maggio. Per lui, scrive Barone nell'ordinanza che dispone nuove indagini, «molteplici sono gli episodi di sospetta illiceità emersi nel corso delle indagini». Una posizione più difficile di quella di Antonello Giostra, imprenditore di Scaletta Zanclea, nel Messinese, accusato nella stessa indagine di riciclaggio con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa.

Tutto inizia quando il collaboratore di giustizia Antonino Giuliano racconta ai magistrati degli affari di Giostra. L'imprenditore messinese, secondo il pentito, si sarebbe occupato del riciclaggio di alcune somme di denaro di Cosa Nostra nella costruzione di un centro commerciale a Catania. Tra i suoi soci, anche Mario Ciancio Sanfilippo. Sull'imprenditore-editore etneo scattano le intercettazioni che fanno venire ai magistrati altri dubbi. Come quelli sulla «esportazione di una rilevante somma di denaro con complesse triangolazioni con società aventi sede in paesi esteri», scrive lo stesso pm, o sul pagamento della pubblicità elettorale del sindaco di Catania Raffaele Stancanelli sul quotidiano La Sicilia. Solo una piccola parte dei filoni che compongono i 40 faldoni di documenti su Ciancio. Indagini lunghe che però portano la Procura etnea a chiedere l'archiviazione dell'accusa.

E' il 2 aprile e Fanara scrive al gip: «Le fonti di prova raccolte potrebbero solo permettere di ricostruire a giudizio che effettivamente Ciancio Sanfilippo Mario ha avuto dei rapporti, a volte forse indirettamente, con persone legate a Cosa Nostra catanese e che da tale associazione sia stato sempre rispettato e non considerato come un nemico - scrive il pm - Ciò, però, non appare certamente sufficiente per potere esercitare l’azione penale sostenendo che l’indagato abbia apportato un contributo causale all'associazione mafiosa, rafforzandola». Valutazioni ripetute dal magistrato anche durante l'udienza camerale lampo di metà novembre e definite dal giudice, nell'ordinanza, «estremamente riduttive». Secondo Barone, invece, gli episodi emersi nell'indagine «consentono una lettura del rapporto tra Ciancio Sanfilippo e Cosa Nostra che va ben oltre il rispetto reciproco, concretizzandosi, piuttosto, in reciproci aiuti e sostegni, in taluni casi pienamente accertati».

Negli altri casi sarebbe invece mancato l'«adeguato approfondimento investigativo da parte del pm - rimprovera Barone - a fronte di vicende quanto mai sospette, nelle quali figurano sempre accanto al Ciancio Sanfilippo soggetti organici o comunque vicini a Cosa Nostra». Gli approfondimenti, insiste il giudice, in questi mesi dovranno andare nella direzione del controllo delle operazioni economiche di Ciancio. Soprattutto quella in società con Giostra, per cui all'imprenditore etneo si aggiunge l'accusa di riciclaggio. Niente a che vedere con la linea editoriale del quotidiano La Sicilia, come invece denunciato dall'editorialista e docente di Giurisprudenza Pietro Barcellona, in un articolo che ha suscitato diverse polemiche e la risposta ufficiale del procuratore capo Giovanni Salvi e del presidente del Tribunale etneo Bruno di Marco. Al centro del ripasso della Procura ci sono invece le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, e la costruzione di opere di edilizia come il centro commerciale Porte di Catania e l'Outlet Sicily Village. Insieme alle frequentazioni di Mario Ciancio Sanfilippo. Puntata per puntata, ne parleremo su CTzen in questi mesi che mancano alla nuova decisione della Procura etnea.

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