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Wind Jet, un dipendente sul concordato
«Ho lavorato gratis per metà del tempo»

Agata Pasqualino

Cronaca – Dopo l'accettazione del concordato preventivo da parte dei creditori, annunciata dai legali di Antonino Pulvirenti, il fallimento della low cost è scongiurato. Ma non vuol dire che tornerà a volare e i dipendenti restano senza lavoro. A loro toccherà il 47 per cento dei crediti vantati, che ammontano in tutto a più di cinque milioni di euro. Nell'assenza di contatti con l'azienda e i sindacati: «Sono spariti tutti e ogni sei mesi abbiamo questa croce immensa del rinnovo della Cigs», racconta un ex assistente di volo

«Vanto un credito dalla Wind Jet di circa diecimila euro, ne riceverò entro cinque anni 4700. Quindi ho lavorato gratis per più della metà del tempo».  Fa i conti Giuseppe Amato, 41 anni, dal 2005 assistente di volo e responsabile di cabina della low cost etnea di Antonino Pulvirenti. La Wind Jet non fallirà. Il concordato preventivo sarà definitivo dopo l'udienza di omologazione, attesa per fine anno, ma il presidente della società - tramite i suoi legali - ha già annunciato vittoria in una conferenza stampa da una delle sale nel regno del Calcio Catania, il centro sportivo Torre del grifo, ultimo suo grosso investimento. Il fallimento è scongiurato, ma questo non vuol dire che la compagnia aerea etnea tornerà a volare. I dipendenti restano senza lavoro e Amato, come i suoi colleghi, si ritrova a fare i conti con le percentuali stabilite dal concordato sul risarcimento ai creditori.

Ai lavoratori toccherà il 47 per cento del loro credito, che potrà essere corrisposto entro cinque anni dall'omologazione del concordato. Un bel risparmio per Pulvirenti, dato che il debito complessivo verso i suoi dipendenti ammonta a più di cinque milioni di euro, interessi inclusi, relativi alle mensilità di luglio e agosto 2012, tfr, ferie non godute e cessioni del quinto. «Peccato che il concordato non esista per le persone fisiche, perché tra noi c'è chi ha il mutuo, i prestiti da pagare e famiglie da mantenere», commenta Amato.

Con l'azienda non ha più avuto contatti. «L'unico contatto è informatico e riguarda l'invio del modulo della cassa integrazione che arriva in date sempre variabili: abbiamo ricevuto da poco quello di agosto e all'Inps mi hanno detto che vedremo i soldi durante i primi dieci giorni di novembre», racconta. Ancora più strano gli sembra il silenzio da parte dei sindacati. «Sono spariti tutti e ogni sei mesi abbiamo questa croce immensa del rinnovo della Cigs, l'unico momento in cui ricompaiono per forza di cose», denuncia.

Alle sue domande e dubbi risponde solo l'avvocato che lo rappresenta nella procedura del concordato preventivo, Ursula Raniolo. «Non avendo nessun altro tipo di riferimento, la chiamiamo per qualsiasi cosa, per richiedere consulenza globale e perfino psicanalisi», scherza l'assistente di volo. Oltre a lui l'avvocato segue altri 203 dei suoi colleghi, quasi la metà degli ex Wind Jet. «Dell'altra metà una trentina è rappresentata da altri, mentre il resto è rimasto inerte», racconta il legale. «Immagino per disillusione, per abbandono morale della questione - risponde alla richiesta sui motivi, lasciandosi andare all'unico commento che esula dalle vicende processuali - Ma c'è anche da considerare che molti sono emigrati per lavoro, soprattutto i piloti che sono anche i dipendenti che vantano i crediti maggiori».

Tra i suoi assistiti alcuni hanno espresso voto contrario al concordato, «una parte perché ci sono dei contenziosi sui crediti vantati, altri per rabbia», racconta. Circa quaranta dovrà seguirli per altre vertenze nei confronti della Wind Jet, come quella sulla richiesta dei buoni pasto mai rilasciati dall'azienda, per cui si sono rivolti a lei 20 amministrativi. «Si tratta di cifre piccolissime rispetto ai numeri del concordato, circa duemila euro a dipendente», che in tempi di crisi, però, sono di non poco conto per giovani e padri e madri di famiglia. Alcuni hanno scoperto solo ora che gli erano dovuti, altri chiudevano gli occhi perché lavorare era più importante.

«Sapevamo che l'azienda aveva dei debiti - racconta Amato - Per noi era normale, quale compagnia aerea non li ha? Vedi l'Alitalia. E poi i nostri aerei erano sempre pieni». Per questo non ha mai pensato che l'azienda potesse chiudere prima del 12 agosto del 2012. «Fino al giorno prima dello stop, noi ci credevamo, così come abbiamo creduto nella ripartenza fino a l'altro ieri», afferma. «Era risaputo - aggiunge - che Pulvirenti si era un po' stufato di Wind Jet, soprattutto dopo l'incidente di Palermo, dal quale sono cominciati i veri problemi, ma quello che gli rimprovero è la fretta che ha avuto di liberarsi della compagnia. Avesse aspettato solo un mese - continua - avrebbe potuto chiedere il concordato preventivo a settembre 2012 con la compagnia ancora in attività, come ha fatto la Blu Panorama, e la Sicilia non avrebbe perso la sua compagnia», dice con orgoglio, anche se lui non è siciliano ma ligure.

Adesso l'unica cosa a cui si appiglia è la promessa fatta da Pulvirenti e scritta nero su bianco nelle carte processuali relative al concordato: che in caso di vittoria della causa contro Alitalia il risarcimento verrà ripartito tra i creditori. «Certo preferirei che Alitalia mi assumesse invece di avere dei soldi», confessa. Perché la rabbia maggiore la prova nel vedere sprecata la professionalità sua e dei suoi colleghi. «In Wind Jet - spiega - lavoravano dei professionisti, il personale era molto qualificato ed è un peccato. Si parla tanto di risorse e invece le nostre si sprecano».