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Iblis, parla l'imprenditore Santo Massimino
«Aiutai Aiello perché sono un benefattore»

Continua l'esame degli imputati e, in queste settimane, a raccontare la sua versione è stato anche l'imprenditore di Acireale, «massone solo per pochi minuti», accusato di aver subito estorsioni mai denunciate da parte del presunto rappresentate provinciale di Cosa Nostra, in cambio di lavori e favori. Soldi che invece avrebbe prestato per favorire l'operazione della moglie del boss, spiega: «Mi sembrava un geometra perbene e io sono un operatore di pace riconosciuto dall'Onu. Perché non avrei dovuto aiutarlo?». Con 15mila euro al loro terzo incontro

Claudia Campese

A rischiare di più sembrano essere gli imprenditori. È questo lo scenario che emerge dalla udienze di queste settimane del processo Iblis, dove al microfono si alternano gli imputati che hanno accettato di sottoporsi ad esame. Dopo l'ex assessore alle attività produttive di Ramacca Giuseppe Tomasello, è toccato all'imprenditore Santo Massimino rispondere alle domande di magistrati e avvocati. Un racconto lungo ore e incentrato per lo più sui suoi rapporti con Vincenzo Aiello, ritenuto dai magistrati l'allora capo provinciale di Cosa Nostra etnea. Contatti provati dalle indagini, con somme di denaro che, dalle tasche di Massimino, raggiungevano quelle di Aiello e dei suoi presunti collaboratori. Eppure, stando al racconto dell'imputato, non si sarebbe trattato di estorsioni – magari in cambio di lavori e protezione - ma di un aiuto nei confronti di un conoscente.

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Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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