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Iblis, parla l'imprenditore Francesco Pesce
«Soldi dati all'amico Aiello, non al boss»

Continuano gli esami degli imputati nel processo sulle presunte collusioni tra politica, imprenditoria e mafia nel Catanese. Al microfono anche l'imprenditore di Motta Sant'Anastasia, amico di infanzia del presunto capo provinciale di Cosa Nostra etnea. «Quando era in carcere, ho dato alla moglie 40-50mila euro», racconta. Un aiuto in nome della loro amicizia e non un'estorsione, come invece sostengono i magistrati. Tra gli amici di Pesce, anche il sindaco di Motta Angelo Giuffrida

Claudia Campese

«I miei soldi  Vincenzo Aiello erano un favore all'amico d'infanzia, non al boss». L'imprenditore di Motta Sant'Anastasia Francesco Pesce, imputato nel processo ordinario Iblis, non nasconde di aver frequentato per anni il presunto capo provinciale di Cosa Nostra Enzo Aiello. Ma il loro, come spiega alla corte durante il suo esame svolto in queste settimane, era solo un rapporto di amicizia. Condito da continue richieste di estorsione – avanzate per imbarazzo da altri membri dell'organizzazione - a cui nessuno poteva scampare, nemmeno un intimo amico di un capo, e che Pesce racconta con rassegnazione. Nessun accordo, nessun lavoro insieme, nessuna minaccia né protezione: è in nome di quel rapporto che l'imputato rimanda ai magistrati ogni accusa.

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